Festival internazionale di fotografia: Roma connessa con il mondo

La XV edizione di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma è interamente consacrata alla Capitale e al suo rapporto con il contesto internazionale. Fotografi provenienti da ogni dove si connettono tra loro e con la città in una reciproca e fruttuosa contaminazione.

Graciela Iturbide, cuaderno de viajes

 

Si sa, nessuna città come Roma ha nel corso dei secoli influenzato e ispirato artisti, intellettuali e fotografi provenienti da ogni parte del mondo. Proprio la sua unicità, la sua disarmante bellezza e le sue infinite sfaccettature hanno consentito a chiunque vi si sia rapportato una grande libertà di confronto, che non si è limitata alla mera rappresentazione di essa attraverso i suoi monumenti più rappresentativi o nella sua variegata umanità.

Nell’intento di descriverla e riprodurla essi vi hanno anzi apportato significati altri appartenenti alla propria estetica e al proprio vissuto, un confronto in cui artisti e fotografi hanno portato e continuano a portare il loro mondo, contaminando il nostro, restituendoci immagini uniche. In questa edizione del Festival dal titolo non casuale Roma, il mondo la città è così raccontata e scandagliata in tutti i suoi aspetti, attraverso gli scatti di alcuni tra i più importanti fotografi internazionali. Sguardi che si soffermano sulle sue mille sfumature e contraddizioni: dalle baracche di periferia ai simboli eterni a seconda delle connessioni, e dunque dei legami, delle relazioni e del rapporto che ogni autore è riuscito a creare con essa. Ponendo Roma in aperto dialogo con diversi fotografi si è voluto sottolineare, e riconfermare proprio attraverso l’arte fotografica, il ruolo storico di crocevia d’incontro di culture e di differenti linguaggi artistici svolto da questa città unica.

Gli spazi espositivi del Macro di via Nizza ospitano e celebrano questi legami, queste interconnessioni e contaminazioni culturali attraverso gli scatti di autori quali Olivio Barbieri, Gabriele Basilico e Alfred Seiland, interprete della città, quest’ultimo, con il reportage Imperium Romanum in cui indaga come la società moderna abbia assorbito e rielaborato al suo interno l’eredità plastica e figurativa dell’Antica Roma. Presenti anche i lavori di Martin Bogren, di Tim Davis affascinato dal concetto del Quinto Quarto, e lo stesso Marco Delogu, fotografo e curatore del Festival, che con la sua raffinata riflessione sulla particolare luce romana, basa le sue due serie di fotografie sulla sua completa assenza, per coglierne una più sottostante, mai scontata e non meno importante, emblematica e suggestiva, la luce del tempo stesso. E ancora Graciela Iturbide con i suoi meravigliosi Cuaderni di viajes e l’Opus di Pino Musi, composto da una serie di tredici fotografie in successione attraverso le quali prende in considerazione molteplici aspetti della sapienza costruttiva e architettonica dell’antica Roma, donando ordine e dignità visiva ai frammenti attraverso una luce vivida e un bianco/nero ricco di sfumature tonali. Martin Parr prosegue la sua ricerca sui rituali del turismo di massa con il suo Tuttaroma, mentre Paolo Pellegrin cerca l’umanità che la città eterna sembra aver perduto e la trova in una numerosa e calorosa famiglia rom, a cui dedica la serie Sevla.

Chanel e Sidney nel giardino di nonna Sevla, Roma, Luglio 2015

 

Ad evidenziare la particolare connessione con la città di Roma anche i contributi di Anders Petersen, Hans-Christian Schink, Alec Soth, Paolo Ventura e infine Jubilee People in cui Carlo Gianferro e Tommaso Ausili si interfacciano con la variegata umanità del turismo religioso arrivata nella città eterna in occasione del Giubileo straordinario. Ognuno si (ri)congiunge alla città a proprio modo, si (dis)connette ad essa o da essa con estetiche del tutto soggettive e personali, ma sempre comunque originalissime.

 

Pino Musi, Colosseo

 

Uno dei protagonisti della Commissione Roma è il sud africano Roger Ballen che con la sua sensibilità visionaria è riuscito a mettere in connessione le periferie romane con i suoi ultimi trentacinque anni di vita trascorsi nelle periferie di Johannesburg, composte da baracche di lamiera e abitanti additati spesso come “freak“. L’incontro con questo mondo estremamente sommerso e distaccato dalla vita comune ha profondamente condizionato la sua estetica fino a far diventare la baracca la sua icona, in profonda congiunzione con la realtà dei sobborghi romani.

 

Roger Ballen, The Rome Ballen times, 2016

 

«FOTOGRAFIA ha da sempre fatto del rapporto con la città uno dei tratti più caratteristici della sua ormai quindicennale e consolidata storia», afferma il direttore artistico Marco Delogu. La stretta connessione, l’intimo legame tra il festival e la città si approfondisce poi con una sempre più efficace concatenazione con essa attraverso il consolidamento dei rapporti con i principali istituti di cultura estera a Roma come l’Accademia Americana, l’Accademia Francese a Villa Medici o l’Accademia Tedesca a Villa Massimo, donando e ricevendo in egual misura dal contesto internazionale e permettendo a pubblico e ad artisti italiani di scoprire autori e un modo di fare fotografia spesso sconosciuto e altresì avviando solidi contatti e legami con fotografi nord e sudamericani, scandinavi, inglesi, ucraini, spingendosi fino a rotte quasi inesplorate con i fotografi sudafricani e giapponesi.

 

Graciela Iturbide, Cuaderno de viajes, Roma, Italia 2007

La rassegna capitolina si prefigura dunque come una preziosa occasione per una ricognizione sullo stato della fotografia contemporanea, una panoramica su un linguaggio artistico che è mezzo privilegiato d’indagine e che sempre più si pone in crescente dialogo con la pittura e con gli altri medium espressivi contemporanei. Ma soprattutto, già a partire dal titolo, il festival vuole «rivolgere nuovamente il nostro sguardo verso la città, riportando a Roma il baricentro del nostro mondo e scoprire come dalla lettura di questa complessa città, si possa tradurre il mondo che ci circonda». Perché malgrado Roma ci faccia spesso sentire disconnessi da essa, è in realtà incredibilmente capace di connettersi e connetterci al mondo, agli altri, alla vita.

 

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