I night club romani negli anni Cinquanta secondo Irene Brin

[ph] Richard Avedon

Ne L’Italia esplode Irene Brin racconta il suo 1952. L’ambiente culturale romano è vivace, euforico e chiassoso. I modelli americani invadono la città, il costume e le abitudini cambiano rapidamente. Nascono i primi night club, stravaganti vetrine predilette come luoghi di incontro dai protagonisti del mondo dell’arte, del cinema e della moda, dove nascono nuove collaborazioni e occasioni. Il “Ballo degli insetti” all’Open Gate è l’evento mondano più atteso.

L’Italia esplode. Diario dell’anno 1952 di Irene Brin è un prezioso dattiloscritto conservato nel fondo archivistico Irene Brin, Gaspero del Corso e L’Obelisco della Galleria nazionale d’arte moderna, pubblicato nel 2014, a cura di Claudia Palma, dalla casa editrice Viella. Irene Brin, la scrittrice dai molteplici pseudonimi, giornalista di moda e gallerista, ci descrive mese per mese tutto il 1952, l’anno che vide «l’Italia, appena cicatrizzata e come sempre poverissima, esplodere fuori dei suoi confini in un’atmosfera di festa intelligente e stracciona». La guerra aveva lasciato segni indelebili, ma si stavano aprendo anche nuove occasioni e prospettive. Gli americani facevano fantasticare le donne italiane con il sogno hollywoodiano, l’economia aveva bisogno di ripartire, la moda italiana e le opere dei giovani artisti dovevano essere esportate all’estero.

«Così, lentamente, attraverso la doppia nebbia delle mie delusioni e della mia solitudine, capii che Roma era diventata il centro del mondo. E valeva la pena di partecipare all’esplosione».

E Irene Brin partecipa completamente a questa esplosione: scrive assiduamente per diverse testate occupandosi di moda, arte e cinema; fonda in via Sistina, con il marito Gaspero del Corso, la Galleria L’Obelisco, dove organizza le prime personali in Italia di Dalì, Rauschenberg e Calder e promuove i giovani Burri, Afro e Vespignani; diventa Rome Editor per Harper’s Bazaar e la principale sostenitrice all’estero del made in Italy; collabora con l’ambiente del cinema e narra gli incontri con Luchino Visconti, Silvana Mangano e Dino de Laurentiis. Sfogliando le pagine de L’Italia esplode si respira l’entusiasmo della capitale, la voglia di rinascita e di riscatto. Irene Brin, la «fustigatrice di costumi», ci racconta brillantemente, a volte con insolenza, anche le stravaganze dell’ambiente romano, animato dal susseguirsi di «suntuosi cocktail-parties tenuti dalle diverse case cinematografiche per la presentazione delle proprie pellicole» e feste mondane, dove sfilavano attrici e viscontesse. E anche le dive straniere, come Audrey Hepburn, Ingrid Bergman, Barbara Stanwyck, Irene Dunn e Jennifer Jones, accorrevano a Roma per girare i film del momento e per farsi fotografare con indosso gli abiti di Carosa, delle Sorelle Fontana, di Germana Marucelli o di Fabiani.

Si aprivano nel centro di Roma anche i primi night club, come il Brick-Top in via Veneto, gestiti da stranieri per far scoprire «le generosità e le stranezze di un’America ancora sconosciuta», come i «fenicotteri rosa. Vivi. Infelici», spediti a Roma dalla Florida in aereo, che nelle gabbie spesso morivano «di consunzione». Nel maggio 1952, tutti parlavano del «ballo del secolo»: il Ballo degli insetti, organizzato dall’Open Gate Club. «Le signore», come si leggeva sull’invito, potevano «portare un abito da sera qualunque», ma dovevano «truccarsi il volto ed i capelli in maniera da somigliare ad insetti». L’Open Gate, come racconta la Brin, «venne trasformato da cima a fondo, le pareti rivestite di griglie verdi con rose intrecciate». Per l’occasione, il modista Cesare Canessa aveva ideato diverse acconciature ispirandosi ai pittori surrealisti: per l’indossatrice Consuelo Crespi, moglie del conte Rodolfo Crespi e futura corrispondente dall’Italia di Vogue America, «era già pronta una mouche bleue, ali trasparenti sulla fronte, cascate di perle sulla nuca»; per la principessa Milagros Colonna, «una libellula iridata»; per la principessa Mimosa Pignatari «un ragno color miele».

Irene Brin decide di snobbare l’evento, non partecipa al ballo e non scrive nessun articolo a riguardo. Eppure la descrizione dei preparativi fornita dalla Brin «fotografa» meravigliosamente una Roma mondana, esuberante e positiva, che assorbiva le novità americane e organizzava manifestazioni spettacolari come occasioni di incontro e confronto tra i principali esponenti del mondo dell’arte, del cinema e della moda. E la capitale, tra un vernissage e un ballo in maschera, rinasce e crea nuove sinergie. In effetti l’Open Gate di via Bissolati, progettato dall’architetto Marcello Piacentini insieme agli altri edifici e il cinema di Largo S. Susanna, non era un semplice locale. Tra il 1953 e il 1954, all’interno di questo club romano, videro la luce il Comitato per l’Arte e la Cultura e il Circolo Internazionale del Cinema, poi denominato Club Internazionale del Cinema, i due circoli cinefili che diedero vita ai David di Donatello, destinati a premiare le migliori produzioni cinematografiche italiane e straniere.

© Riproduzione riservata
Per approfondire

L'Italia Esplode, Irene Brin


Condividi questo contenuto
Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Pin on PinterestTweet about this on Twitter

397 visualizzazioni

Storico dell’arte, archivista e curatore. Iperattiva, sognatrice, ama scrivere e scattare fotografie. Il cambiamento è una costante della sua vita. Raccoglie oggetti per strada, è sempre alla ricerca di nuovi amuleti.