L’animale che è in me

Quinto Sulpicio Massimo - Cippo funerario
Quinto Sulpicio Massimo - Cippo funerario

Qual è la morale? Nessuna. Però ognuna di queste storielle contiene una piccola lezione, se avessimo voglia di coglierla.

Giacomo ha diciannove anni e un fratello che rincorre i dinosauri. 

Quinto Sulpicio Massimo aveva solo undici anni quando morì e oggi, tra i cassonetti piazzati proprio di fronte al monumento che lo ricorda, ogni giorno topi e piccioni lottano per la sopravvivenza. La stazione della metro Garbatella dal 1990 guarda le spalle agli ex Mercati Generali, ma è solo da un paio d’anni che il suo parcheggio è diventato la pista di atterraggio e decollo di enormi gabbiani. 

Uno della stessa specie, il primo maggio, volteggiava su via dei Fori Imperiali, finché non si è posato sulla testa di Giulio Cesare. Nei pressi di piazza di Spagna, qualche giorno fa, i vigili urbani hanno messo i sigilli a due locali dove, tra cumuli di sporcizia, vivevano e lavoravano intere popolazioni di scarafaggi. 

Simone e altri novantatré lavoratori del canile comunale della Muratella rischiano il licenziamento o, nella migliore delle ipotesi, un brusco taglio del loro stipendio. Il 27 aprile hanno occupato via Portuense contro l’ipotesi di privatizzazione del canile. 

Il 2 maggio la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna a sei mesi di carcere che la Corte d’appello di Genova aveva emesso per Roman Ostriakov, senzatetto ucraino di trent’anni sorpreso a rubare un tozzo di formaggio e un pacchetto di wurstel in un supermercato. 

La mattina del 29 aprile, circa trecento persone si sono date appuntamento alla parrocchia della Natività di via Gallia per dare l’ultimo saluto a Pino, il clochard gentile di Porta Metronia.

Più o meno negli stessi giorni, proprio quando la temperatura si è improvvisamente abbassata, qualcuno ha sigillato con un nastro bianco e rosso la panchina di viale Europa che per tutto l’inverno ha fatto da giaciglio ad uno dei clochard dell’Eur. Io e Mia, una dolcissima femmina di Labrador trovata al canile di Latina, lo abbiamo conosciuto una sera che rientravamo in casa. Faceva freddo, così abbiamo deciso di regalargli un vecchio cappotto che non usavo più e un berretto di lana.

Qual è la morale? Nessuna. Però ognuna di queste storielle contiene una piccola lezione, se avessimo voglia di coglierla.

Giacomo Mazzariol vive a Castelfranco veneto con la sua famiglia. Il fratello, Giovanni, ha cinque anni di meno e un cromosoma in più. È nato con la sindrome di Down. A lui Giacomo ha dedicato un bellissimo romanzo: dolce, feroce, indisponente, commovente. Un romanzo di formazione, hanno detto. Quando era piccolo, Giovanni adorava afferrare e lanciare pupazzi. Il primo, un ghepardo, glielo regalò Giacomo. Molti altri gliene portò il papà dall’asilo in cui lavorava. Fu allora che manifestò per la prima volta la sua predilezione per i dinosauri, in particolare per i T-Rex (meglio se erbivori). Se chiedessimo a Giovanni il nome di un animale urbano che conosce, risponderebbe subito “dinosauro”. Se chiedete a me cosa mi ha insegnato la sua storia, almeno due cose. La prima: amare sempre, e senza condizioni. La seconda: accogliere le novità come scintille da cui lasciarsi incendiare, senza paura.

Quinto Sulpicio Massimo era un poeta bambino. Morì a undici anni nel 94 d.C. dopo aver preso parte alla terza edizione del Certamen capitolino con un componimento in greco che aveva suscitato ammirazione dei giudici. Il cippo di marmo bianco eretto in sua memoria venne occultato dalle mura che l’imperatore Aureliano fece erigere in fretta e furia contro la minaccia dei barbari e il suo sepolcro fu inglobato in una delle due torri di Porta Salaria. Quando la Porta fu abbattuta, nel 1871, il monumento tornò alla luce. Oggi, per preservarlo da vandali, ratti e piccioni, gli animali urbani più diffusi a Roma, a piazza Fiume c’è una copia, mentre l’originale è conservato al Museo Montemartini di via Ostiense. Anche in questo caso, le lezioni sono due. La prima: la poesia è immortale e noi avremo sempre bisogno di poesia, quella «magia – scriveva Alda Merini – che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi». La seconda: il giorno in cui il decoro urbano diventerà il primo punto del programma di un candidato sindaco temo che per Roma sarà troppo tardi.

E quel giorno, forse, i piccioni si saranno estinti, dopo l’invasione dei gabbiani, nuovi padroni dei cieli, delle piazze e dei giardinetti di Roma. Gli scarafaggi, invece, si saranno evoluti e avranno imparato le buone maniere, li vedremo seduti a tavola mangiare con forchetta e coltello nei locali del centro.

Il canile comunale della Muratella, dopo aver licenziato i suoi lavoratori, sarà stato acquistato da una cordata di giovani e rampanti imprenditori con l’idea di farne un centro benessere per cani di razza di famiglie facoltose. Chissà il mio amico Peppe della Garbatella dove porterà il suo bastardino a rifarsi i denti.

E chissà se continueremo a trattare i poveri, i clochard, i senzatetto che tirano a campare sotto le nostre case come animali da cui stare lontani. Di sicuro, purtroppo, si continuerà a rubare per fame e a dormire all’addiaccio, e ci sarà sempre qualche benpensante che sporgerà denuncia e sigillerà la panchina.  

Io spero solo in qualche rigurgito di umanità. Come quello che ha spinto gli abitanti di Porta Metronia, nonne, madri, bambini in braccio, cani al guinzaglio, a salutare Giuseppe Petrolo, detto Pino, il matto di Largo Pannonia che regalava a tutti un ritratto.

Del resto, cosa siamo senza umanità? Che valore ha la nostra vita, se non ci accorgiamo dell’esistenza degli altri? Magari un giorno ci risveglieremo in uno dei mondi lontanissimi cantati da Franco Battiato… 

«Vivere, non è difficile potendo poi rinascere

cambierei molte cose un po’ di leggerezza e di stupidità…»

(L’animale)

 

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