Mochilero, zaino in spalla per otto prospettive di viaggio

"La caduta dei giganti", realizzata da Atoche insieme ad Alvarez, Via di Porto Fluviale (Ostiense)

L’intervista agli artisti dello StudioSotterraneo, che raccontano il progetto della loro collettiva che inaugura oggi: “il museo vorrebbe riportarsi indietro la sua esclusività ma è troppo tardi, ormai il risveglio umano sta arrivando, l’arte è di tutti”

Inaugura oggi 24 febbraio alle ore 18.00, presso lo StudioSotterraneo, Mochilero: 8 prospettive di viaggio, una collettiva che mette in scena il grande tema del viaggio visto con gli occhi di altrettanti diversi street artists, artisti che hanno fatto della strada il luogo privilegiato della propria attività, vagabondi per eccellenza per le vie del mondo, pennelli e vernici sempre presenti: Luis Alberto Alvarez, Carlos Atoche, Collettivo FX, Camilla Falsini, Hopnn, Jb Rock, Jerico e NemO’s. Tanti sguardi e altrettanti stili che, pur cimentandosi con tecniche e materiali differenti dalle superfici murali, mantengono intatta la loro cifra espressiva, in perfetta continuità con la propria ricerca e sperimentazione.

Gli artisti dello Studio Sotterraneo ci raccontano quest’esperienza in un’intervista inedita.

Partiamo dal luogo, lo Studio Sotterraneo: perché lo avete creato e avete scelto di condividere questa “base operativa”?

Lo StudioSotterraneo è un laboratorio di pittura in cui si fondono varie realtà artistiche culturali. Attualmente è composto da sei personalità che hanno un’unica passione, quella della pittura. Ad oggi il laboratorio è anche spazio espositivo aperto ad ospitare realtà creative del panorama contemporaneo nazionale e internazionale. Lo studio è, inoltre, la sede della scuola di sperimentazione artistica in cui si svolgono varie attività didattiche come corsi di pittura e disegno, workshop di incisione e la scuola libera del nudo. Infine lo spazio ospita concerti, performance, happening teatrali e jam session.

La street art ultimamente è un tema caldo, penso a quel che è successo l’anno scorso a Bologna, con gli stacchi delle opere dai muri per metterli in mostra e la risposta drastica di Blu: quale pensate che sia l’attrattiva per il grande pubblico e quali i pericoli per un’arte che è nata in strada ma si cerca sempre più di portare nei musei?

La paura dei cambiamenti è una condizione della vita che non tutti gli essere umani sono pronti ad accettare. Il portare opere di strada nei musei dimostra la paura della società verso la morte. Nella nostra cultura le cose vengono restaurate, tenute per millenni, per mantenere continuamente il nostro sistema. In questo caso, il museo viene portato dagli artisti sulla strada, oggi il museo vuole riportarsi indietro la sua esclusività: troppo tardi, ormai il risveglio umano sta arrivando, l´arte è di tutti, perché tutti possiamo trasformare la materia, ma non tutti possiamo trasformarla per il bene degli altri, ecco perché lo street artist diventa pericoloso per i musei.

Legandomi alla domanda precedente, che significato ha per voi questa collettiva e che differenza c’è tra il lavorare in strada e il presentare le vostre opere in un luogo chiuso? Che tipo di dialogo si istituisce tra queste due modalità di “esposizione” e cosa ne deriva?

Questa collettiva ha un grande valore per lo StudioSotterraneo. Volevamo scambiare le nostre idee e di conseguenza anche il nostro spazio fisico. Questa mostra mette in evidenza l’importanza dell’intimo per l’artista che si dedica ai grandi muri. Dobbiamo anche dare libertà agli spazi chiusi, aprendo lo spazio attraverso la pittura. La parola pittura funziona da ponte fra il micro ed il macrocosmo. Nel macro esiste un confronto sociale diretto, nel micro un confronto diretto con la propria conoscenza intima, si stabilisce un dialogo profondo con la propria anima ed il proprio corpo, i gesti mutano, la tecnica può essere soggetta anche a cambiamenti, la sperimentazione è più libera visto che non hai la responsabilità di dipingere la strada per altri. L´arte è unica per ognuno di noi, prima dobbiamo ascoltare il nostro cuore, e dopo uscire con etica a dipingerlo.

Camilla Falsini, Collettivo FX, Hopnn, JB Rock, Jerico, Nemo’s: artisti diversissimi tra loro per stile e trascorsi artistici. Perché proprio loro, oltre ad Atoche e Alvarez che fanno parte dello Studio, e non altri e che tipo di rapporto avete instaurato durante la collaborazione per realizzare la mostra?

Lo StudioSotterraneo abbraccia tutte le verità artistiche, le riconosce e vuole creare una dialogo costruttivo che possa unificare le coscienze, artisti diversi uniti per uno scopo comune. Questi nomi sono quelli che hanno risposto alla chiamata del Sotterraneo. Magari in un futuro, altri artisti collaboreranno con questo spazio e con questa nostra missione di unificazione. Speriamo di crescere, speriamo che gli altri possano ascoltare questa chiamata sincera e umile. Lo StudioSotterraneo è una spazio creato dagli artisti, per gli artisti.

Mochilero, zaino in spalla: perché mettere a tema il viaggio?

Dipingere per la strada in automatico dà un senso di viaggio, sia se vai sotto casa o dall’altra parte del mondo, si viaggia sempre. A loro volta, i passanti cambiano costantemente, i muri sono sempre diversi l’uno dall’altro, il clima in costante cambio, la cultura di ogni posto, tutte cose che arricchiscono la propria cultura. Dipingere per la strada è vivere costantemente esperienze nuove, significative, equiparabili a quelle del viaggio.

Cosa significa fare street art oggi e, in particolare, farla a Roma?

È una grande sfida, una grande missione. A Roma sono successe così tante cose che, possiamo dire, è una città molto densa, la sua storia è molto densa. Alleggerire questa densità con la pittura non è facile, ma risulta essere estremamente entusiasmante poter sfidare la storia soltanto con un pennello. La street art oggi è il ritorno dell´umanità verso un benessere costante, un’umanità che si diverte sana come un bambino, la street art ci dà la speranza che non tutto debba essere grigio e denso.

 

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