Brividi d’amore: Tristan und Isolde al teatro Costanzi

[ph] Tristan and Isolde opera di Edmund Blair Leighton

Un amore che da i brividi quello di Richard Wagner per Mathilde…

«Della crudele Isotta /il bel Tristano ardea,/né fil di speme avea /di possederla un dì. /
Quando si trasse al piede/di saggio incantatore,/che in un vasel gli diede/certo elisir d’amore, /
per cui la bella Isotta/da lui più non fuggì./Appena ei bebbe un sorso /del magico vasello
che tosto il cor rubello/d’Isotta intenerì. /Cambiata in un istante,/quella beltà crudele
fu di Tristano amante, /visse a Tristan fedele;/e quel primiero sorso /per sempre ei benedì».
 

Da questi semplici versi di Felice Romani, schiettamente popolareschi, si dipana la trama dell’ Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, uno dei melodrammi più amati e più presenti in repertorio sin dalla sua prima esecuzione (1832).

Il mito celtico di Tristano e Isotta e del filtro d’amore che li lega indissolubilmente, tra i più celebrati di tutti i tempi, ebbe una vigorosa ripresa di interesse negli anni del Romanticismo e questa singolare citazione a lieto fine ne è in qualche misura testimone.

Richard Wagner (1813-1883) al cui nome è ormai legata indissolubilmente questa vicenda di amore e morte, iniziava in quegli stessi anni la composizione della sua opera romantica Die Feen (Le Fate) primo tentativo di una carriera artistica a lungo incompresa e vilipesa, coltivando strenuamente un ideale artistico che il pubblico non condivideva.

Il ’48, grande spartiacque della storia europea, vede Wagner in Germania, al culmine di una vita randagia segnata dai tratti del vero avventuriero, con Bakunin sulle barricate , sempre tra i perdenti. In Italia Verdi, suo coetaneo, aveva già rappresentato una dozzina di titoli di opere ormai di repertorio, amate dal grande pubblico e di forte impegno civile e indirettamente politico ed era un vate del Risorgimento.

L’esilio di Wagner a Zurigo, successivo ai fatti rivoluzionari, gli consentirà, negli agi una vita tranquilla, di mettere a fuoco le urgenze della sua poetica e la sua rivoluzionaria concezione di opera d’arte totale, in unità –per la prima volta- di testo, musica, e messa in scena in capo all’autore. Il primo alto esito del suo genio liberato sarà proprio Tristan und Isolde la cui composizione ha inizio sotto il fuoco acceso dalla passione che lo lega alla moglie del suo benefattore, Mathilde Wesendonck, in un inquietante parallelismo con la storia che sta componendo.

Nello stesso periodo la fama di Verdi raggiunge livelli assoluti: è lui, l’uomo schivo, ricco di consensi e di onori, l’incarnazione indiscussa del melodramma italiano sulla scena internazionale. E mentre Verdi si gode un riposato successo, l’astro di Wagner comincia inaspettatamente a brillare, grazie all’incontro fatale con Ludwig II di Baviera, sovrano appassionato e fanatico d’arte che, affascinato dalla tensione ideale del compositore, gli consentirà di realizzare sia i suoi sogni artistici che quelli più prosaici di una vita di lusso e sperperi.

I tempi sono ormai maturi non solo per la prima rappresentazione teatrale di Tristan und Isolde a Monaco (1865) ma anche, nel decennio successivo di tutta la sua maggiore produzione.

Wagner è ormai diventato un personaggio di riferimento per la cultura più avanzata.

La prima esecuzione italiana di una sua opera sarà tardiva (Lohengrin, Bologna 1871) ma aprirà la strada con enorme successo alla “musica dell’avvenire” contrapposta polemicamente e ingenerosamente alla grande tradizione italiana di cui Verdi era stato solido innovatore.

Wagner muore, nel 1883, a Venezia uno dei luoghi simbolo della lunga e tormentata genesi artistica di Tristan und Isolde. Qui Franz Werfel, autore di punta della cultura viennese tra le due guerre mondiali ambienta il suo romanzo Verdi, storia dell’opera in cui compaiono sotto lo stesso cielo i due astri maggiori del teatro musicale ottocentesco. L’incontro, l’agnizione che è sempre in agguato non avverrà mai. Verdi superando le ultime remore, si recherà a Palazzo Vendramin a rendere omaggio a Wagner: apprenderà invece la notizia della sua morte.

Verdi, dopo anni di silenzio, saprà offrire nei suoi ultimi lavori (Otello 1887, Falstaff 1893) la sintesi di due mondi culturali dando un suo solido contributo per il futuro del teatro d’opera.

Il repertorio wagneriano comincerà lentamente a diffondersi nel mondo musicale fornendo spunti infiniti a tutta la musica del ‘900 con la ricchezza della sua orchestrazione.

I palcoscenici italiani daranno spazio molto lentamente ai lavori di Wagner. Roma, vedrà solo nel 1909 al Teatro Costanzi la prima esecuzione di Tristano e Isotta con la direzione di Pietro Mascagni, un binomio che suscita oggi più di una perplessità… Seguiranno altre sette edizioni nel trentennio successivo, tutte nella versione italiana che facilitava parzialmente la comprensione ma turbava certamente gli equilibri armonici e cromatici della partitura. Nel 1939 e 1943 motivazioni politiche sono certamente alla base della scelta della versione originale con un ottimo cast tedesco (e la grande bacchetta di Victor De Sabata nel 1939). Nel 1950 tornerà per l’ultima volta la versione italiana con la insolita e carismatica presenza di una giovane Maria Callas. Nelle successive edizioni (sette con quella odierna) vanno segnalate alcune presenze significative: il soprano Birgit Nilsson,tra le maggori Isolde del secolo (1959); il regista Wieland Wagner (1965), nipote del compositore e creatore, dal 1950, a Bayreuth, di un nuovo modo di affrontare gli allestimenti wagneriani all’insegna dell’astrazione e del simbolismo; il pittore Alberto Burri (1981) in veste di scenografo e costumista.

Oggi, dopo dieci anni dalla sua ultima rappresentazione Tristan und Isolde (che in questo ciclo festeggerà il traguardo molto significativo della 100ma recita al Teatro Costanzi) è ritornato per la serata inaugurale della stagione 2016/17, sotto la direzione prestigiosa di Daniele Gatti, wagneriano di rango internazionale, festeggiatissimo dal pubblico e dall’orchestra. Allestimento elegante e raffinato di Pierre Audi; ottimo cast internazionale di specialisti con una menzione speciale per il Tristan dell’austriaco Andreas Schager.

 

«Così siamo morti/ per poter, indivisi/ congiunti eternamente/ senza fine,/ senza alba,/  senza angoscia, / senza nome/ avvolti nell’amore,/ abbandonati a noi,/ vivere solo d’amore!»

 (Richard Wagner, traduzione di Franco Serpa)

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Imprenditore per nascita, appassionato di opera lirica per precoce vocazione. Curioso d'arte. Ha collaborato con Radio3 e pubblicato su riviste specializzate.