Sotto il cielo del Quadraro

Livio Curatella nel suo libro "facce e martello" racconta un mondo che cambia dall'interno di un'officina nel cuore del Quadraro. Un romanzo che è anche una mostra di fotografie scattate dagli studenti del Rossellini e che presto volerà a Parigi

«Bella zona questa, tra la via Appia e la via Tuscolana, dove posso vedere il tramonto rosso quasi tutte le sere, comprese quelle invernali». Durante tutta la mia vita, e quindi tutta la mia vita qui al Quadraro, non ho mai perso occasione per ribadire questo concetto alle persone che mi trovavo davanti, di provare a spiegare loro perché proprio il Quadraro. La sorpresa è stata trovare questa spiegazione messa in bella forma, come si dice, nella frase all’interno di Facce e martello (Chi Più Ne Art Edizioni), ultimo libro di Livio Curatella, una dichiarazione di amore, e di orgoglio, per il quartiere.

Un libro sul Quadraro da ieri ad oggi

Non sempre la vita qui è stata facile, non sempre si è rimasti incantati davanti ad un tramonto sulla discesa o dalle mura degli acquedotti che si intravedono da ogni parte e ti sorprendono dietro qualche piccola stradina, indicandoti la via di casa. Questo, alla fine, c’è sempre stato. La differenza, rispetto ad oggi, è che questa meraviglia si osservava dalle finestrelle di più di cinquecento metri di baracche, senza servizi igienici, porte, acqua – prontamente presa dagli acquedotti – ed elettricità, almeno fino al 1978.

È proprio di questo che parla il libro, di una sorta di passaggio generazionale, senza alcuna retorica della povertà o del disagio, dal Quadraro delle baraccopoli sotto gli archi degli acquedotti al Quadraro dell’officina di famiglia, al grande quartiere di seconda generazione che rinasce dalla fatica e dagli stenti vissuti fino a poco prima.

L'officina di via Anzio

Ad un quartiere che ha fatto sua l’esperienza di condivisione, unione e solidarietà, e che oggi la rielabora in condizioni migliori, nella vita di tutti i giorni. Al centro del libro ci sono le vicende di quest’officina a gestione familiare in via Anzio. Chiediamo all'autore da dove è arrivata l’idea di prendere come esempio di piccolo microcosmo di quartiere proprio un’officina.

«Ho scritto Facce e martello perché ho lavorato in quell'officina per trenta anni e quelle storie che si leggono sono vere anche se, chiaramente, romanzate» spiega Livio Curatella. 

«Mi son trovato così, come si legge nel libro, dietro una macchina o davanti la porta mentre le facce, le voci, entravano ed uscivano da quell'officina e non ho potuto nascondere quelle storie e quei suoni».

Una storia vera che non ha un vero e proprio inizio e una conclusione netta, perché il libro, seguendo il ritmo della vita, non smette di fluire, di “essere”. È tutto un susseguirsi di persone, eventi, incontri, litigi e normalità, nel senso più alto del termine. Come se, in un’ottica puramente – e orgogliosamente – romana, normale significasse che le cose non vanno male, che si sta tranquilli. Questo è ciò che arriva a chi legge, da ogni personaggio, ognuno fortemente caratterizzato dal dramma - che sia un lutto o un lavoro perso, o addirittura mai trovato - ma mai sottomesso a queste mancanze. 

«L'ironia fa parte della romanità, già al tempo di Nerone c'era ironia, tanto che in alcuni scritti dell'antica Roma ci sono due romani che si incontrano, e uno dei due chiede all'altro dove avrebbe cercato casa e la risposta fu questa: "Se Nerone continua a costruire così la cerco a Vejo", chiaramente prendendolo in giro per la vastità della Domus Aurea.

«L'ironia è un distacco che alla fine ti salva»

Se invece parliamo dei personaggi in bilico tra ironia e dramma, credo che questo venga fuori proprio dalle loro vite e a pensarci bene come puoi venire fuori da un dramma? Solo con ironia, che è quella che ti permette di guardarti con un pò di distacco e quel distacco alla fine ti salva. A dire la verità io non ho mai conosciuto una persona che non ha avuto un dramma nella vita».

Un altro elemento fondamentale dei personaggi è la loro forte tipizzazione: er Bazzuca, er Ciarlona, le signore perennemente affacciate in finestra, come Nanna e Olga. Questa caratterizzazione estrema è spesso al centro dei pregiudizi contro la romanità, è vista come il punto debole di Roma, ciò che la fa apparire come una città troppo rilassata, procrastinatrice, perennemente svogliata. Ma se allo stesso tempo ne fosse il punto forte, ciò che la rende sincera e cruda, come è solo ciò che è vero?

«Quando ho scritto non mi sono preoccupato di come apparissero i personaggi, anzi ero sicuro che avessero moltissimo dentro, tanto che non ho dovuto caricarli, più semplicemente ho solo raccontato quello che erano, cioè vivi e sinceri, come ad esempio Er Bazzuca o Silvano» prosegue l'autore.

Nel libro sono anche citate figure che ormai possiamo dire storiche e che hanno segnato profondamente la storia del Quadraro, penso al Gobbo del Quarticciolo e Jack Lametta ancora segnate da quell’aura misteriosa che c’è intorno alle leggende metropolitane, forse non più così leggende. Qual è oggi al Quadraro l’eredità popolare di queste figure? Lo chiediamo a Curatella.

«Le figure storiche non moriranno mai, perché chi vive in questi quartieri o chi comincia a viverci, conosce le persone e si confronta, ne assimila le storie, soprattutto storie di personaggi mitici, che alla fine danno un tono a tutti gli abitanti i quali si sentono un po’ come loro...»

Le foto dei ragazzi del Rossellini arrivano a Parigi

E se ci si chiede come andranno aventi le vicende dell'officina, di Tito, Flavio e il papà Renato e del quartiere, si rimarrà un po' delusi. «Non ci sarà uno sviluppo di questa storia, perché quella è la storia. Ce ne saranno sicuramente delle altre su Roma ma questa non avrà una seconda parte. A dire la verità sono nati due rami da quel "tronco” di  Facce e martello: uno è un mio scritto andato in onda su Radio Due  intitolato 21/12/12 che racconta la fine di quel rapporto lavorativo. L'altro è un lavoro teatrale che si intitola : "Storia di un martello un parafango ed un tassetto" per cui sto cercando una compagnia per rappresentarlo. Inoltre alle presentazioni di Facce e martello è legata la mostra delle foto dei volti e del quartiere Quadraro fatte dalle ragazze dell'Istituto Rossellini di Roma che a novembre porteremo a Parigi per una presentazione insieme al libro».

La storia di una famiglia come tante, ma allo stesso tempo unica nel suo essere riferimento imprescindibile per tutto il quartiere. Storie che chiunque a Roma conosce ed ha vissuto sulla propria pelle, come se fosse la condizione ineludibile per vivere questa città. Generazioni di amicizie e di rancori, di rapporti di vicinato sano e solidale. Un quartiere che è una parte del tutto, una piccola parte di Roma che riflette le sue stesse bellezze e contraddizioni, dalla sua storia millenaria ai i suoi atavici problemi, la sua veracità e ospitalità, fino alla rinomata testardaggine, al suo essere, eternamente e per tutti, Mamma Roma.

«Cercammo ancora una volta di non arrenderci davanti a cose che sembravano insormontabili, non ci eravamo mai arresi davanti a niente e non volevamo farlo nemmeno questa volta. Col muso duro di mio fratello e la mia faccia pensierosa, volevamo andare avanti, per rispetto verso nostro padre che avremmo voluto vedere felice fino agli ultimi giorni della sua vita. Sapevamo che la sua felicità era stare lì in mezzo a noi, alla sua gente, e questa sarebbe stata anche la nostra felicità. Sentirci ancora utili per tutti, ma soprattutto per noi stessi»

 

(da Facce e martello, pag. 113)

Foto in copertina di Eleonora Boules

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Laureata in critica d’arte, specializzanda in arte contemporanea, con il cuore diviso tra il fascino per la storia e il presente; amante del vintage e dell’odore dei libri vecchi, tanto quanto dell’arte urbana in tutte le sue forme. Dedita alla scoperta degli angoli nascosti della città e dell’anima, convinta che ci sia il Bello in ogni cosa.

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