«Storie in affitto», un mondo dietro ogni portone

Andare in giro a vedere case in affitto, non per cambiare indirizzo ma per raccontare le storie di ogni posto, inquilino o proprietario. Roberto Molinterni ci regala una mappa immobiliare - ma anche sociale e ironica - della nostra città

Si dice che la casa, in affitto o in vendita, sia lo dimora dell’anima. Ma stando alle parole di Roberto Moliterni, ci sono molti più elementi da considerare. Lo scrittore lucano, originario di Matera, classe ’84, che vive e lavora a Roma, ha vinto il premio Letterario La Giara nel 2014, con il suo primo romanzo Arrivederci a Berlino est.

Storie in affitto, Dino Audino Editore, in libreria da agosto, il suo ultimo romanzo, nasce da una rubrica su Paese Sera: «Una volta a settimana, sotto falso nome e identità, andavo a visitare case in affitto, in vari quartieri di Roma e ne raccontavo le storie». Poi, a causa di un’esperienza folkloristica con un coinquilino coltivatore di cannabis, Roberto ha avuto la necessità di trovarsi un nuovo alloggio. Dalla ricerca è nato un romanzo di racconti brevi tra appartamenti, stanze in affitto, in condivisione o in solitaria. Roberto ha incontrato proprietari, inquilini strampalati, amici e diffidenti. Storie, vite e persone. «L’elemento umano» è il centro di una grande interesse che, dalla semplice ricerca, è diventata un’ossessione. «La ricerca della casa, alla fine, è diventata quasi paradossale – afferma l’autore - si è allungata nel tempo, ne ho visto una miriade. Dalla ricerca delle case, sono passato alla ricerca delle storie». Il registro tragicomico di Storie in affitto oltrepassa le mere righe narrative, tende a sfiorare l’ambiguità dell’esistenza, la solitudine, le emozioni della gente, ritraendo personaggi accattivanti e tenerezza. 

«Quindi, giusto per capire, si può usare o non si può usare il cortile?»

«Volendo, se uno fa la richiesta al condominio, si può usare... ma col caldo, le zanzare, le cicale, i tempi biblici della burocrazia condominiale italiana, ti conviene?» 

«Infatti»

Oppure:

«Hanno rovinato la salute, gli ascensori... La gente paga per andare in palestra e noi vogliamo gli ascensori. È il controsenso di questa società malata, non sei d’accordo?»

«Infatti».

«Ciò che emerge è comunque la solitudine. Noi tutti ci attacchiamo a qualunque cosa, pur di resistere al cambiamento. E tutti i personaggi hanno questa tendenza ad attaccarsi a qualcosa del loro passato, da cui non possono staccarsi. Il prossimo romanzo tratterà esattamente di questo, nella storia di una coppia però», afferma Roberto.

Una storia nelle storie, e poi, le storie nelle case: il limite sottile, proprio del romanzo, tra verità e menzogne fa emergere una struttura originale, leggera, empatica: «Le finestre che si aprono sono dei quadri sui singoli personaggi che mostrano la casa al protagonista» racconta l’autore. Ci sono voluti diversi mesi per recuperare le informazioni sufficienti: «In una prima parte sono stato a cercarle per due settimane, in cui non facevo altro però. Poi i mesi dall’estate fino a dicembre», aggiunge. Roma c’è, è il terreno di ogni racconto, descritta in tutte le sue sfaccettature, dai quartieri più ricchi – Monteverde Vecchio, Prati – ai più popolari – San Lorenzo, Pigneto e poi anche Tuscolana, San Giovanni, La Pisana. In questa sorta di mappatura romana, Roberto inserisce, all’inizio di ogni capitolo, una tabella riepilogativa in cui indica la zona, il prezzo d’affitto e se, tendenzialmente, in quel quartiere, registrano il contratto.

L’indagine si sposta così verso il sociale: «Andava in quella direzione l’idea di far emergere se ci fosse un contratto o no e, in ogni caso, ci sono dei personaggi che vanno di più in quella direzione di lucro. “Lo stilista”, per esempio, è il prototipo del proprietario che lucra sugli inquilini».

Guardando la copertina del libro mi viene da chiederti, hai pensato di farne una graphic novel?

«Mi è passata l’idea di fare un’illustrazione con Alberto Madrigal, un amico che pubblica con Bao Publishing. Con lui mi divertirebbe perché ho capito che condividiamo lo stesso sguardo sul presente, anche se lui vive a Berlino. Ma è un’ipotesi!».

Raccontami la storia più importante per te.

«Un ragazzo si innamora di un’americana a Trastevere. Pensano di sposarsi. Decide di dare via la stanza in cui vive, a La Pisana. E quando arrivo io, alle cinque del pomeriggio, dormiva. Dormiva per abituarsi al fuso orario americano, stava spostando i suoi orari biologici. Poi la ragazza lo ha lasciato ma lui ha continuato ad avere quegli orari: erano l’unica cosa che lo legava a lei».

Alla fine del percorso, Roberto ne ha viste davvero di tutti i tipi e i suoi pregiudizi legati alla casa e agli affitti si smontano: «Sono arrivato ad una conclusione: è cambiata l’idea di che cosa sia una casa, nello stereotipo in cui è intesa come solidità, stabilità; anzi, tutte le case che ho visto erano il luogo della trasformazione, della precarietà, le persone erano di passaggio. Anche nella mia esperienza è un elemento di passaggio». Un via vai di persone e volti e di situazioni: le porte che si aprono leggendo Storie in affitto sono davvero molte. 

 

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Classe '92, leggermente iperattiva. Appassionata alla scrittura sin da piccola, redigevo, per pura pignoleria personale, schede e recensioni dei miei primi libri di lettura. La scrittura poi si è abbinata alla musica. Per comporre un pezzo o per prendere ispirazione. Appassionata amante del rock e prog anni '60 e '70 italiano e straniero, sono collezionista di vinili, unico supporto disponibile nella mia abitazione. Da sempre attiva su tematiche sociali e di pubblica utilità, ho vissuto una lunga esperienza lavorativa nel territorio di Corviale a Roma. Le idee e la creatività non mancano, anzi, corrono ogni giorno. La mia scrivania è sempre coperta di post it e memo. Ma nel cassetto c'è un romanzo (ancora) da completare.  

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