Antiguida A caccia di animali urbani: classici e moderni

Mattatoio
[ph] Flaviano Avres Mattatoio

Nella nostra città sono moltissimi gli animali in pietra che pur restando muti raccontano storie affascinanti. Alcuni grandi e famosi, altri sono molto nascosti, come la scrofa dell’omonima via. Non l’abbiamo scovata.

Iniziamo il nostro particolare percorso alla ricerca degli animali urbani dal cuore storico della città: Il Campidoglio.

La protagonista indiscussa è la piccola, bronzea e leggendaria Lupa capitolina. Oggi possiamo ammirarla sul lato sinistro della piazza del Capidoglio e dimora qui da oltre cinque secoli.  La scultura bronzea in origine era nella facciata del Palazzo Laterano e venne donata nel 1471 dal Papa Sisto IV della Rovere al “Popolo romano”, insieme ad altre sculture bronzee.

La grande e importante piazza è condivisa con un secondo animale, molto più grande e possente: il cavallo di Marco Aurelio, voluta sul colle da Papa Paolo III nel lontano 1538.

Oggi entrambe le statue esposte all’aperto sono copie. Le originali si possono ammirare all’interno dei Musei Capitolini, a pochi metri da loro.

In tutta Roma sono numerosi i fregi, le sculture, i mosaici e decori vari, di tutte le epoche, dal periodo classico romano sino al liberty, passando per il razionalismo, dedicate ad una fauna estremamente simbolica. Farne un elenco completo sarebbe impossibile, le ritroviamo segnalate frequentemente anche nella toponomastica della città eterna: Via dell’Oca, Via del Gambero, Via della Scrofa, Via della Gatta, Piazza Mattei detta delle Tartarughe, Via dell’Orso, Via dei Serpenti, Via della Palomba e tantissime altre, distribuite in tutti i Rioni.

Potremmo aprire una lunga battuta di caccia che incontrerebbe centinaia di animali di pietra. Spesso stanno silenziosi sotto il nostro sguardo indifferente tra le vie della città sparsi sulle facciate dei palazzi e delle chiese romane: via della Gatta famosa per la piccola gatta posta in un angolo di un cornicione di Palazzo Grazioli; l’emblematico cervo posto sopra la facciata della Chiesa di S. Eustachio; i leoni che ornano molte fontane romane come quella di Piazza del Popolo; altrettanto numerosi i cavalli come i celebri Dioscuri sulla Piazza del Quirinale; il leone che assale un cinghiale posto sull’angolo di un palazzo su via dell’Orso (la belva nel Medioevo era stato riconosciuto come un orso e non come un leone); anche gli orsi posti all’ingresso di Palazzo Savelli-Orsini a Monte Savello legati alla simbologia araldica familiare.

La fontana di Piazza Mattei, non a caso identificata da tutti come “piazza delle tartarughe”, ha segnato l’immaginario tanto da essere reinterpreta spesso nelle fontane romane. La vasca superiore della fontana si caratterizza per le piccole tartarughe bronzee poste simmetricamente (aggiunte in un restauro della fontana del 1658 e attribuite al Gian Lorenzo Bernini), alla stessa maniera nella fontana al centro di Piazza Mincio nel cosiddetto quartiere Coppedé si inseriscono le rane (fontana realizzata su progetto dell’architetto Gino Coppedé nel 1924).

Dal centro storico di Roma, restando sullo stesso lato del Tevere, portiamo la nostra ricerca a Testaccio. Nel cuore del quartiere è da anni presente un grande spazio dedicato all’arte contemporanea. Per il Macro Testaccio è infatti stato restaurato e riorganizzato una grande parte (non tutto) del complesso che fu il Mattatoio di Roma. Il vastissimo complesso, oggi spartito tra Museo e diverse altre realtà culturali, fu progettato sul finire dell’Ottocento da Gioacchino Ersoch. Il nuovo Mattatoio (trasferito da Piazza del Popolo) era all’avanguardia per norme igieniche e per lo smaltimento. Un luogo della nostra città dove gli animali non ebbero mai vita facile. All’ingresso del Macro (ovvero di quello che era il Mattatoio) ancora si erige un muscoloso e misterioso toro. Di fronte al Macro, alzando lo sguardo in direzione di Via Galvani, da un paio di anni è presente un grandissimo lupo (ispirato, ma non troppo, alla Lupa capitolina), il Jumping Wolf realizzato dal famoso artista Roa.

Al calare della sera, proprio in questa zona dell’ex Mattatoio, si possono incontrare molte carrozzelle trainate da stanchi cavalli che rientrano dopo aver trascorso la giornata in giro per la città, trasportando centinaia di turisti a visitare gli altri luoghi della città eterna, quelli citati in tutte le guide di viaggio.

 

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Archivista-storico dell’arte, ama l’indole liminare e interdisciplinare, dunque evita le categorie. Appassionato di Roma, pur essendo veneto, e di musica italiana, soprattutto vintage.