Antiguida di Roma, il Colosseo come segno fuori dal tempo

[ph] Alessandra Ascrizzi

Cercare un nuovo modo di visitare Roma non solo costretto nello spazio urbano percorribile, bensì in una dimensione culturale volta a rintracciare le segnature che legano monumenti lontani nel tempo e nello spazio, conosciuti attraverso loro funzione e significato. In questo senso il Colosseo, come monumento dell’antichità, è accostato ai cosiddetti Colosseo quadrato dell’Eur e Colosseo di Pietralata, rintracciando un segno comune nei tre luoghi così distanti nella città.

Fin dal medioevo le guide di Roma, i celeberrimi Mirabilia Urbis Romae, hanno strutturato un itinerario per la visita della città, descrivendo i principali luoghi sacri e contestualmente le vestigia classiche. Una sovrapposizione di interessi che ha continuato a distinguere il suo tessuto urbano sino ad oggi. Questa immagine della città ha continuato ad essere trasmessa ben oltre i tempi del Grand Tour: le guide hanno continuato ad essere impostate come una visita di luoghi prossimi, spesso seguendo la ripartizione dei rioni cittadini, così da creare un percorso. Da un lato si è continuato a delineare le meraviglie del centro della città, incluso entro le mura Aureliane, l’attuale centro storico, dall’altro si è celebrata la ricchezza evocativa della campagna che si estendeva attorno e al di fuori della città. Il centro, per secoli, ha configurato la città stessa, quasi sino a far combaciare l’idea di Roma con il suo nucleo monumentale. L’irrompere della modernità e la crescita a macchia d’olio, addirittura sino alla sua urbanizzazione selvaggia, non hanno impedito che Roma continuasse ad essere identificata fondamentalmente con le sue antichità, come se la metropoli policentrica ed espansa di oggi continuasse ad essere sottoposta e costretta nell’immagine della città storica entro le sue antiche mura.

Questa visione di Roma non può rappresentare la situazione e la ricchezza attuale della città che va ben oltre il suo centro. Dunque non può e non deve più essere apprezzata e fotografata solo attraverso la conoscenza delle sue ‘meraviglie’ antiche. Voler conoscere Roma oggi non può essere solo visitare monumenti con un percorso coerente, ma riflettere sulla sua complessità, sulla sua stratificazione e analizzare la sua continuità storica (o discontinuità) in maniera paradigmatica.

Per questo proponiamo una visita anacronistica, un’antiguida, libera dall’imposizione del percorso turistico e orientata invece alla scoperta di luoghi connessi da significati simili in uno spazio non fisico ma emblematico.

In più occasioni è stato evidenziato come il tessuto urbano possa costituire un vero atlante e un museo diffuso della città, ma in entrambi i casi è sottesa la natura geografica, piuttosto oggi intendiamo proporre una descrizione di Roma basata sulla ‘simpatia e similarità’, in grado di tracciare i legami funzionali e culturali di luoghi anche spazialmente lontani. Intendiamo quindi scomporre l’organizzazione concreta dello spazio e far riflettere sulla possibilità di seguire gli elementi che qualificano alcuni luoghi della città in maniera significativa, così da creare un atlante delle ‘segnature’ di Roma.

Il primo spazio-monumento su cui riflettere è il Colosseo (Anfiteatro Flavio), che rappresenta un simbolo fondamentale di Roma e proprio per questo risulta più facile seguire il suo ‘segno’ nella città e nella storia. È il più grande anfiteatro al mondo, come si intuisce dal suo nome, dal 1980 fa parte nel patrimonio dell’umanità UNESCO e dal 2007 è inserito nelle Nuove sette meraviglie del mondo. Questo evidenzia non solo la sua importanza, ma soprattutto la sua capacità evocativa, che nei secoli non ha mai perso forza tanto da essere più volte citato nelle nuove architetture, come ad esempio nel palazzo della Civiltà Italiana all’Eur e a Pietralata, nella periferia, interpretato come complesso abitativo. Il cosiddetto Colosseo quadrato dell’Eur è stato progettato per l’Esposizione Universale del 1942, che non ha mai avuto luogo a causa dello scoppio della Seconda Guerra mondiale, ultimato solo nel 1952 e, l’anno successivo, è stato la sede dell’Esposizione Internazionale dell’Agricoltura e dal 2013 è sede del gruppo Fendi (dopo aver accantonato il progetto di un’esposizione permanente del design, del made in Italy e dell’audiovisivo). Il palazzo con il suo volume decisamente quadrato reinterpretava in chiave modern0-razionalista l’ovale del Colosseo e rimandava alla romanità con l’uso del travertino. Decisamente originale la rivisitazione della struttura circolare fatta alla fine degli anni Settanta nella periferia romana a Pietralata, dove le unità abitative dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Roma (oggi Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale) sono state progettate a ricalcare la medesima circolarità del Colosseo. Dunque, il monumento posto nel centro storico della capitale ha contaminato realtà completamente diverse nello spazio e nel tempo, rivestendosi di un nuovo significato.

Si è così delineato un percorso aperto, una lettura inconsueta della città, ancora tutta da conoscere.

Le fotografie dei tre Colossei di Roma sono di Alessandra Ascrizzi.

 

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Archivista-storico dell’arte, ama l’indole liminare e interdisciplinare, dunque evita le categorie. Appassionato di Roma, pur essendo veneto, e di musica italiana, soprattutto vintage.