Ostia, ovvero l’evasione dalla rete urbana romana

Possiamo ascoltare la poesia del mare anche a Roma. È sufficiente andare oltre una rete.

A volte le crisi economiche portano grandi soluzioni urbanistiche. Alla fine dell’Ottocento il neonato Stato italiano e la sua capitale avevano la necessità di creare sviluppo economico e guadagnare la strada verso il mare. Tutta la zona che allora circondava la foce del Tevere era paludosa, malsana e non abitabile. Le possibili soluzioni erano due: sollevare il livello del terreno, che avrebbe richiesto circa cinquanta anni e moltissimi capitali, oppure la creazione di una rete di canali al fine di far defluire le acque e bonificare quel territorio. Per motivi economici e di fattibilità venne scelto il secondo progetto.

Nel 1889 vennero azionate finalmente le idrovie. I lavori durarono circa sette anni ed ebbero i risultati desiderati. Il territorio che separava la capitale dal Tirreno andò via via a popolarsi e urbanizzarsi. Sul litorale cominciarono a vivere e lavorare sempre più persone, a partire dagli stessi operai che contribuirono alla bonifica, migranti e sfollati. Il quartiere cominciò ad espandersi e ad organizzarsi tanto che già negli anni Trenta del secolo successivo, Ostia cominciava ad avere una sua identità ed era chiamata “Lido di Roma”.

Negli anni di inizio Novecento si erano realizzate le grandi vie di comunicazione tra l’Urbe e il nuovo agglomerato urbano di Ostia. Il primo progetto, indispensabile già durante la bonifica per il trasporto degli operai, fu la tratta ferroviaria che partiva dalla stazione per il lido alla Piramide Cestia, ancora oggi intatta. Ugualmente fondamentali furono anche la grande e moderna “Autostrada” chiamata “Via del Mare” (che oggi porta anche all’aeroporto di Fiumicino) e la strada diretta verso Ostia, la Via Imperiale oggi intitolata a Cristoforo Colombo che arriva proprio nel cuore del più popoloso quartiere romano, che in realtà sono tre.

Tutto questo e il ritrovato benessere economico renderanno questo quartiere anche il luogo preferito per le vacanze balneari dalle più ricche famiglie romane. Non a caso sul lungomare di Ostia verranno costruiti meravigliosi villini progettati dai grandi nomi del razionalismo italiano come Adalberto Libera, edifici pubblici come le Poste di Angiolo Mazzoni, nonché gli stabilimenti balneari (alcuni ancora esistenti) come lo stabilimento Kursaal di Attilio La Padula e Pier Luigi Nervi (1950). Il più bello era il “Roma” che purtroppo è stato raso al suolo  dai tedeschi per motivi militari.

Ad Ostia conviveva anche una realtà parallela a questa così ricca, romana e borghese, ed era quella più popolare, strettamente legata alle borgate, come Garbatella. Durante un secolo si sono trasferiti gli operai provenienti da Ravenna per la bonifica, poi gli sfollati per gli sventramenti del centro e ancora negli anni Settanta saranno trasferiti coloro che vivevano in baracche lungo l’Acquedotto Felice (come ci racconta Stefano Portelli).  L’idroscalo, nell’area Ostia Ponente, era una di queste, per esempio, dove nel 1975 venne ritrovato morto Pier Paolo Pasolini, che tanto aveva amato questa particolare anima romana sul mare, sia nel romanzo che nel film Ragazzi di Vita.

Numerosi sono i film girati ad Ostia: da Domenica d’Agosto di Luciano Emmer (1949) alla Famiglia Passaguai di Aldo Fabrizi del 1951, ai capolavori di Federico Fellini come i Vitelloni (girato proprio allo stabilimento Kursaal), Otto e mezzoLa voce della Luna sino a più recenti Romanzo Criminale di Michele Placido del 2005 e Suburra di Stefano Sollima del 2015.

Ostia ha anche un grande valore dal punto di vista naturalistico. Nella sua parte più lontana dal Tevere, al quale è strettamente legata, si estende l’area di Capocotta che fa parte della “Riserva Naturale Litorale Romano”, con decreto ministeriale del 1996. Un’area di quarantacinque ettari preservata nel tempo, che ancora conserva intatta la macchia mediterranea caratteristica di questa zona del Lazio e del Mediterraneo. Le dune e la loro flora sono gravemente a rischio per l’erosione del mare che si riappropria ogni anno di molti metri di spiaggia, e per l’antropizzazione. Sono luoghi assolutamente da visitare perché conservano l’originale bellezza di questo territorio.

Questa zona è anche conosciuta come il litorale di Castel Porziano che nell’estate del 1979 aveva tanto affascinato alcuni grandi poeti beat, che parteciparono all’happening organizzato da Nanda Pivano e Massimo Consoli. I versi di Ginsberg, Orlovski, Corso, Burrogh e Giorno ancora aleggiano tra le dune. Per ascoltarli basta entrare dal grande buco nella rete, ancora aperto all’altezza dell'Oasi naturista.

Ringraziamo Office fotografiche di Roma per averci gentilmente concesso l'utilizzo delle fotografie di Ostia. Sono il frutto di un gruppo di lavoro sul tema Fuori stagione, visione di Ostia al di là del mare, coordinato da Massimo Bottarelli, Nazzareno Falcone, Claudio Imperi, Piergiorgio Radaelli

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Archivista-storico dell’arte, ama l’indole liminare e interdisciplinare, dunque evita le categorie. Appassionato di Roma, pur essendo veneto, e di musica italiana, soprattutto vintage.

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