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Il giocoso legame tra il Circo e il Luna Park

Il LunEur è chiuso dal 2008, ma tutti lo ricordiamo bene come un luogo di divertimento, di incontro e di grandi emozioni. Aspettando la sua nuova apertura, ripercorriamo le sue origini e il suo legame con la città eterna.

Per descrivere una città spesso ricorriamo a un’archeologia dell’invisibile. Alcuni luoghi esistono anche se effettivamente non ci sono, perché non sono più fruibili. Se pensiamo all’idea del “Gioco” applicato a Roma, tanti sono i luoghi urbani a cui potremmo riferirci: il Cinema dei Piccoli e il Bioparco (entrambi a Villa Borghese), il Teatro delle Marionette al Gianicolo, ma, soprattutto al luogo che più di ogni altro rappresenta il divertimento sfrenato, letteralmente, ossia il Luna Park, che a Roma si chiamava LunEur.

Il LunEur al gioco, allo stupore, al divertimento univa la sfida e, strano ma vero, la paura. Il parco divertimento ha aperto i suoi cancelli nel luglio del 1953 in concomitanza con la Fiera dell’Agricoltura che aveva sede al Palazzo della Civiltà Italiana, Il Colosseo quadrato all’Eur. Nei primi sette anni di attività il parco era aperto al pubblico solo in alcuni periodi dell’anno per poi restarlo stabilmente dal 1960, in occasione della XVII Olimpiade che ospitò la capitale. Proprio in quell’anno assunse il fortunato nome di LunEur. Il nome venne deciso in seguito ad un referendum comunale. È stato il primo parco divertimento comunale d’Italia, tra i cinque più grandi per estensione in Europa, con i suo 68mila metri quadrati (di cui 56mila dedicati alle attrazioni e oltre 4mila destinate al verde). Oltre alle attrazioni più classiche come le numerose tipologie di giostre, nel grande parco si svolgevano frequentemente grandi spettacoli con giocolieri, funamboli, pagliacci e a volte con animali, evidenziando la sua origine e il suo rapporto profondo con il mondo circense.

Anche la famiglia dell’attrice Virginia Raffaele, la cui nonna Preziotti era cavallerizza e acrobata, partecipò alla nascita del LunEur, come lei stessa ricorda in diverse interviste come quella alle Invasioni Barbariche. Rodolfo Preziotti si impegnò con un imprenditore inglese nella messa in opera delle grandiose montagne russe interamente in legno e costruite sul posto. Questo legame si è nel tempo diluito soprattutto per la natura stanziale del complesso LunEur rispetto a quello nomade del Circo e delle fiere del gioco in generale.

Il LunEur era aperto a tutti e le sue attrazioni potevano essere un puro spasso per adulti e bambini, militari e scolaresche, ragazze e ragazzi al primo appuntamento: intere generazioni hanno trascorso al LunEur indimenticabili giornate, fuggendo dalla noia cittadina e immergendosi in un’atmosfera felliniana. Le attrazioni storiche del LunEur sono moltissime, ma alcune di queste sono state demolite, modificate nel corso degli anni, oppure spostate in altri parchi (come le montagne russe Looping Star ora in funzione allo Zoomarine di Roma). Tra le più importanti, originali e popolari ricordiamo: Nessie (il nomignolo con il quale si indicava il Mostro di Lochness) vero simbolo del Parco, un trenino con le sembianze di drago che seguiva un percorso molto divertente, costeggiando anche il laghetto; il treno delle Miniere, Horror House, Legend dedicato all’Oriente, Magic House, le Cascate del Niagara, Toboggan o razzo spaziale, Batmobile, la Nave Pirata, il Mulino delle Nazioni che ospitava spettacoli teatrali per i più piccoli, Loveboat, il Labirinto di Cristallo (ovvero degli specchi), il famosissimo e longevo Tagadà che ha entusiasmato il pubblico per quasi trenta anni. Per elencare tutte le attrazioni, che potevano essere meccaniche oppure di sola suggestione, bisognerebbe ricorrere alla memoria collettiva, troppo spesso labile.

Uno spazio come questo non poteva restare fuori dal grande cinema italiano. Sono molti i film che lo hanno utilizzato come location per alcune scene importanti. Il primo e importantissimo fu I soliti ignoti di Mario Monicelli del 1958, negli anni Ottanta lo ritroviamo ne La cicala di Alberto Lattuada, in Innamorato Pazzo di Castellano e Pipolo, in Verso sera di Francesca Archibugi (con il grande Mastroianni), fino al recentissimo Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Il LunEur è il centro focale dell’interessante documentario sul mondo circense La Bella Virginia al Bagno diretto da Eleonora Marino nel 2014, che descrive la fine di un’era che meritava di essere raccontata in maniera tanto poetica ed evocativa.

Il LunEur è chiuso dal 2008 e già da tempo si parla di un suo rinnovamento come parco giochi dedicato ai bambini fino ai dodici anni, con un impianto più didattico. Delle storiche giostre sono ancora visibili la ruota panoramica e la celeberrima Civetta. La riapertura del parco divertimenti potrebbe garantire la visita anche al quartiere dell’Eur che oltre ai suoi edifici storici si sta arricchendo di nuove realtà come il centro Congressi progettato da Massimiliano Fuksas (la cosiddetta Nuvola) o l’Acquario Mediterraneum.

 

 

 

 

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Archivista-storico dell’arte, ama l’indole liminare e interdisciplinare, dunque evita le categorie. Appassionato di Roma, pur essendo veneto, e di musica italiana, soprattutto vintage.

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