Villa Glori: verde sostenibile e contemporaneo

[ph] Alessandra Ascrizzi

Villa Glori, nel quartiere Parioli, considerata come un esempio della complessa realtà dei parchi storici romani per la sua singolare continuità storica, dalla sua fondazione come parco delle Rimembranze sino al recente creazione di un parco di scultura contemporanea, le permetta di essere ancora un caso di sostenibilità.

Le aree verdi a Roma rappresentano un immenso patrimonio e anzitutto estremamente variegato: dal verde storico delle famose ville cittadine sino alle aree protette che rasentano i quartieri più abitati, un’immensa ricchezza che rende la capitale una delle città più verdi d’Europa. Una realtà dinamica che avrebbe bisogno di una gestione altrettanto energica. Tra le tante alternative che Roma ci offriva di interpretare il tema dell’insostenibilità e della sostenibilità abbiamo pensato a Villa Glori, non solo come area verde e dunque decisamente sostenibile, ma anche come parco di scultura contemporanea che al suo centro protegge la realtà della casa famiglia della Caritas diocesana, che accoglie persone malate di Aids, e oggi anche il progetto Casa sollievo per malati di Alzheimer (due realtà considerate ancora socialmente «insostenibili»).

La prima particolarità di Villa Glori è quella di non aver mai ospitato una villa vera e propria, ha più che altro un casale rustico, una fortificazione di fine Seicento sulla sommità dei venticinque ettari di terreno originariamente destinati a vigna e alla caccia, il cui ultimo proprietario fu l’ingegnere Vincenzo Glori. La fama del parco è indissolubilmente legata alla storia risorgimentale romana e in particolare allo scontro del 1867 nel quale persero la vita Enrico e Giovanni Cairoli, per questo già nel piano regolatore del 1883 viene inserita tra gli spazi verdi espropriati per la capitale. Già nei primi dell’Ottocento era stata inserita nel progetto della «Passeggiata Flaminia», proseguendo il progetto di Valadier a Piazza del Popolo. Il terreno nel 1924 con delibera comunale viene destinato a «Parco delle rimembranze» per commemorare i caduti della Grande Guerra, peculiarità che il parco non ha mai perso essendo oggi intitolato ai caduti di tutte le guerre e nel 2003 vennero ricordati anche i carabinieri caduti a Nassirya con una lapide e dei nuovi ulivi. La progettazione del parco venne realizzata dall’architetto del Servizio Giardini Raffaele de Vico, che in soli otto mesi realizzò un tipico giardino denso del verde mediterraneo di pini, lecci, querce, lauri, aceri, cedri, ippocastani ed ulivi, disposti ordinatamente in zone compatte creando così un percorso di viali che conducono al piazzale centrale. Nel 1908 sotto la collina della villa venne realizzato un ippodromo.

Nel 1929 accanto all’antico casale del podere (rimaneggiato ed ampliato negli anni ’40) vennero edificati tre padiglioni in legno in stile coloniale destinati ad essere utilizzati come colonia estiva per bambini di salute cagionevole (in particolare per la tubercolosi), conosciuto come Dispensario Marchiafava, intestato al medico dell’Università La Sapienza Ettore Marchiafava. Dal 1988 proprio questi ambienti, oggi restaurati, divennero sede della casa famiglia per volontà di don Luigi di Liegro, fondatore della Caritas diocesana di Roma nonostante le ostilità incontrate dall’opinione pubblica e dai residenti del quartiere.

Nel 1997 su iniziativa della critica d’arte Daniela Fonti, in collaborazione con il Comune, viene realizzata una mostra permanente di scultura contemporanea intitolata Varcare la soglia con l’intenzione di sensibilizzare l’opinione pubblica e riflettere sul legame tra arte contemporanea e natura e tra arte e  sofferenza, cercando di testimoniare come l’arte potesse essere un modo per entrare in contatto con realtà diverse e sconosciute, uno strumento per varcare la soglia immaginaria dell’indifferenza. Nel 2005 un gruppo di studenti di storia dell’arte dell’Università di Roma La Sapienza coordinati dal professor Luigi Gallo hanno nuovamente ridato luce alla storia della villa e alle opere contemporanee con una mostra-evento con visite guidate al parco, e in seguito il Comune ha segnalato con una pianta la presenza delle opere.

Le opere esposte sono dei maggiori artisti contemporanei: Maria Dompé (Meditazione), Eliseo Mattiacci (Ordine), Maurizio Mochetti (Arco-laser), Nino Caruso (Portale mediterraneo), Pino Castagna (Monadi), Jannis Kounellis (Il bosco delle apparizioni. Installazione), Nunzio (Linea), Mauro Staccioli (Segni rotolanti. Installazione), nel 2000 l’esposizione si arricchisce delle opere di Giuseppe Uncini (Porta del sole) e Paolo Canevari (Uomo-erba). L’opera di Kounellis sfortunatamente non è più visibile da qualche anno, mentre la maggior parte delle altre opere versa in stato di semi-abbandono, nonostante siano previste anche delle visite guidate.

Ogni opera elabora in maniera diversa il rapporto con la natura nella quale è inserita e negli anni ha sviluppato una differente sostenibilità con l’ambiente. Gli artisti avevano elaborato il loro intervento specificatamente per i contesto della villa, scegliendo in prima persona dove collocare l’opera, cercando una relazione con il contesto naturale. Questo ha creato un legame che nel tempo è stato assimilato dal parco, che ha aggiunto un nuovo valore alla sua storia già di per sé estremamente stratificata.

Villa Glori potrebbe essere integrata in un percorso d’arte contemporanea che contempla tutte le architetture moderne e le istituzioni che la circondano come l’Auditorium, il Villaggio Olimpico, il Palazzetto dello Sport, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, il Ponte della Musica sino allo spazio ancora in evoluzione dell’ex caserma di via Guido Reni, nondimeno la sua storia, le attività assistenziali e le opere d’arte che conserva sono un itinerario da vivere, da percorrere in uno spazio non solo fisico.

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Archivista-storico dell’arte, ama l’indole liminare e interdisciplinare, dunque evita le categorie. Appassionato di Roma, pur essendo veneto, e di musica italiana, soprattutto vintage.