© AR∙CO – Architetti Coraggiosi

Un viaggio tra le carte dell'architettura contemporanea

Il 12 gennaio, all’Auditorium del MAXXI, un incontro dedicato alla valorizzazione della storia dell’architettura attraverso inediti e originali studi di ricerca. Vi presentiamo la proposta di alcuni “architetti coraggiosi” sull’idea della Città-ponte di Maurizio Sacripanti ed altri progetti realizzati a Roma da AR∙CO

L'incontro al MAXXI sugli archivi dell'architettura contemporanea

Venerdì 12 gennaio presso l’Auditorium del MAXXI, dalle ore 15:00 alle 19:00, si terrà l’incontro Forum AAA/Italia 18 anni. Un viaggio negli archivi di architettura contemporanea, un’occasione importante per far conoscere a un pubblico più vasto gli archivi di architettura d’età contemporanea.

L’iniziativa, organizzata da AAA/Italia – Associazione Archivi di Architettura onlus, mostra un programma eterogeneo, finalizzato alla conoscenza delle recenti ricerche avviate in Italia, dalla call su Maurizio Sacripanti al progetto di mostra su Ettore Sottsass, dallo studio delle fonti su Cesare Leonardi a quello dell’Archivio del Moderno. Una giornata non solo per addetti ai lavori, un modo per far rivivere fuori dalle carte le ideazioni di chi ha contribuito, ognuno con le sue specificità, a fare la storia dell’architettura.

La call su Maurizio Sacripanti

Tra i vari interventi in programma, verranno presentati i risultati di Progettare il Mutevole. Nuovi studi su Maurizio Sacripanti, una call promossa da AAA/Italia insieme alla Fondazione MAXXI e all’Accademia Nazionale di San Luca, rivolta a laureati in architettura, ingegneria, storia dell’arte e conservazione dei beni culturali. L’obiettivo prefissato era quello di valorizzare, attraverso differenti percorsi di ricerca, la figura dell’architetto romano Maurizio Sacripanti, autore di importanti opere sia nazionali che internazionali, come il progetto per il grattacielo Peugeot a Buenos Aires e quello per la Camera dei Deputati. Partecipe di alcuni momenti chiave della storia dell’architettura, Sacripanti ha dato vita a singolari e originali visioni architettoniche, anche laddove le sue intenzioni sono rimaste soltanto in forma progettuale.

Le proposte da presentare dovevano indagare il percorso professionale di Sacripanti, sviluppando uno studio di carattere trasversale o monografico o tematico, che partisse da specifici materiali d’archivio (conservati in due fondi archivistici, uno donato all’Accademia Nazionale di San Luca dallo stesso Sacripanti e l’altro ceduto dagli eredi in comodato al MAXXI per le collezioni del Museo di architettura) per originare inediti e originali punti di vista e filoni di ricerca da destinare a una pubblicazione finale.

Le 3 proposte selezionate dalla giuria d’esperti a chiusura della call sono: Immagini di città. Riflessioni di una Città-ponte nella mente di Sacripanti di Eliana Capiato, Giovanna Cresciani, Francesca Romana Forlini e Matteo Flavio Mancini; Scienza, architettura, comunicazione. Maurizio Sacripanti, il museo della scienza di Roma e la città di frontiera come “teleromanzo fantastorico-politico” di Micaela Antonucci; Temple, machine, caravan di Fernando Quesada.

I progetti di AR∙CO

Abbiamo incontrato, qualche giorno prima dell’evento, i responsabili del primo progetto su Sacripanti per scoprire con quale modalità si sono addentrati tra le carte e i segreti dell’architetto romano.

Avete recuperato l’idea della Città-ponte di Sacripanti. Perché avete scelto questo tema d’indagine e come avete sviluppato la vostra ricerca attraverso le fonti d’archivio?

Sacripanti è famoso per alcuni progetti di edifici visionari e non realizzati, mentre meno nota è la sua visione riguardo la città.

La città-ponte di Messina è stata una sfida interessante per il suo essere un progetto italiano pienamente inserito nel vivace dibattito internazionale sulle città utopiche; una città totalmente diversa da quella tradizionale, composta da elementi geometrici astratti apparentemente indifferenti alle problematiche funzionali tipiche della ricerca urbanistica degli anni Sessanta, come quella riguardante gli standard abitativi.

La forza espressiva degli esigui materiali d’archivio messi a disposizione dalla call e del testo Città di Frontiera di Sacripanti ci ha suggerito di approfondire parallelamente la sfera della rappresentazione grafica e quella del linguaggio utilizzato dallo stesso architetto, stimolando la nostra attitudine alla ricerca e alla sperimentazione volta all’interpretazione critica dell’architettura e della città.

Questa dualità di approccio nell’analisi dei materiali esistenti è stata possibile grazie all’incontro tra due diverse aree disciplinari dell’architettura: quella della critica e teoria, condotta da Francesca Romana Forlini e quella dell’analisi attraverso gli strumenti della rappresentazione e della modellazione tridimensionale, condotta da Eliana Capiato, Giovanna Cresciani e Matteo Flavio Mancini. In entrambi i casi, testo e immagini sono stati considerati parte integrante di un progetto, e questo ha permesso di comprendere in maniera profonda le aspirazioni ed intenti di Sacripanti in quanto specialmente in questo caso, la parola informa ed illustra l’idea (sebbene abbozzata, approssimata ma comunque evocativa) di città dell’architetto. La componente lirica e quella immaginativa nella città-ponte collidono, e questo probabilmente rappresenta il successo di questo lavoro di ricerca.

Siete i fondatori di AR∙CO – Architetti Coraggiosi, un laboratorio creativo che si occupa principalmente di modellazione architettonica e archviz. Quando è nato il vostro gruppo a Roma e quali sono i vostri obiettivi?

AR∙CO è Eliana Capiato, Giovanna Cresciani e Matteo Flavio Mancini. Ci siamo conosciuti durante gli anni di dottorato alla Facoltà di Architettura della Sapienza, dove abbiamo sviluppato un comune interesse per modellazione architettonica e archviz, nei più ampi temi della rappresentazione digitale e della percezione spaziale.

Partiamo dal nostro nome, che ha diverse valenze: è un archetipo architettonico, è un ente geometrico ed infine è anche l’acronimo di “architetti coraggiosi”, un appellativo che in realtà ci è stato attribuito e che per noi è stato un vero e proprio regalo, perché ci ricorda ogni giorno come il nostro progetto sia una piccola grande utopia.

AR∙CO è infatti un laboratorio creativo il cui obiettivo primario è sperimentare, ma anche divulgare il più possibile il valore del pensiero tecnico-creativo applicato ad architettura, fenomeni urbani e design.

Le nostre sperimentazioni geometrico-formali hanno trovato diverse forme di espressione, come negli ottaedri tronchi usati per l’ideazione di un nuovo formato di pasta da produrre attraverso stampanti 3D, gli Spigoli, che abbiamo proposto per il contest Smart Pasta di Barilla; negli studi sulla tassellazione piana e tridimensionale dell’articolo scientifico-divulgativo per BUONO; nell’applicazione dei concetti di scomposizione/sospensione/sfalsamento di elementi spaziali utilizzati per il progetto delle installazioni realizzate per il festival Roma Est Digital Fest finanziato dalla SIAE.

Crediamo nella contaminazione tra diversi linguaggi, forme di espressione e campi di applicazione, questa convinzione ci ha portati a collaborare nel tempo con compagnie teatrali, fotografi e video-maker e, oggi, con Francesca Romana Forlini dottoranda in architettura presso la Royal College of Art a London, interessata più in generale alla storia e teoria dell’architettura e al rapporto fra le persone e gli interni, nello specifico quelli domestici, nonchè autrice insieme a noi del testo proposto per la call Progettare il Mutevole.

Roma è una città complessa da diversi punti di vista, soprattutto urbanisticamente. Quale idea di architettura avete cercato di portare o vi piacerebbe diffondere a Roma nelle vostre future attività?

 

Roma è una città urbanisticamente e socialmente eterogenea, un luogo di contraddizioni e dissonanze. Differenti esperimenti urbani ed architettonici che si sono susseguiti nel tempo convivono nella forma attuale della nostra città, nell’ibridazione passato/presente/futuro.

Oggi per noi questo è un valore e gli strumenti digitali, consentendo un’ulteriore ibridazione tra realtà e componenti effimere/virtuali possono essere gli strumenti maggiormente utili per interpretare la natura della nostra città.

Per questo motivo, non ci occupiamo di urbanistica e architettura in senso tradizionale, piuttosto siamo interessati alla valorizzazione e alla riqualificazione degli spazi più socialmente “fragili”, spazi marginali ma dotati di un alto potenziale narrativo per la loro storia e per le attività che vi si sono susseguite nel tempo.

Installazioni effimere o digitali applicate a luoghi marginali, che favoriscano l’apertura al territorio e risveglino il senso di appartenenza sociale.

 

 

 

Crediamo quindi nella rigenerazione di questo genere di luoghi ricostruendo il filo narrativo che li ha caratterizzati, dalle origini ad oggi e portandone agli occhi di un vasto pubblico i valori nascosti. Il digitale, attraverso interventi creativi, ci consente di connettere luogo e informazioni ad esso connesse in forme divulgative sempre varie. È quanto cerchiamo di fare collaborando con la factory creativa Mammanannapappacacca al progetto Mandrione District, che intende valorizzare l’area a vocazione prettamente artigiana di via del Mandrione. Questo distretto produttivo è un esempio lampante della convivenza tra storia e modernità nella nostra città: tra un acquedotto ed una ferrovia, attività tradizionali e creatività contemporanea convivono in una realtà unica nel panorama romano. L'obietivo del progetto è promuoverla e valorizzarla conferendole un'immagine riconoscibile, e nel contempo comprenderla e comunicarne l'identità attraverso la conoscenza del luogo, della sua storia e delle persone che la vivono.

 

 

Per maggiori informazioni sul programma dell'incontro al MAXXI si rimanda al sito del MAXXI.

 

 

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