Art Stop Monti, l'arte nell'attesa

Il progetto di Atac e Nufactory dopo l'opera site specific di Rub Kandy dà spazio a giovani artisti under 30 che reinterpretano i temi della città con installazioni e progetti esposti nella stazione Cavour della metropolitana linea b

Perché non rendere lo spazio e il tempo dell’attesa migliore? Magari con l’arte, posizionando opera là dove l’occhio normalmente spazia solo tra il tabellone che annuncia i minuti di attesa e il proprio smartphone. Alla fermata di Cavour, nel cuore di Roma, nel rione Monti, lo ha fatto Art Stop Monti, un progetto di Atac che proseguirà anche in altre stazioni. Atac ha lavorato in collaborazione con l’agenzia creativa Nufactory e il progetto si è articolato in più fasi.

Ad aprile l’artista Rub Kandy, alias Mimmo Rubino, ha fatto un intervento site specific dal titolo #IntheMoodForLoveRome che resterà in stazione per un anno. Rub Kandy è uno street artist nel senso più ampio del termine: con Anamorphosis ha portato linee e forme bianche in periferie e capannoni lavorando sul concetto di illusione ottica. Per la stazione di Cavour - ripulita per l’occasione - l’artista ha pensato a delle scritte al neon e a delle foto che giocano ancora sull’illusione ottica e stimolano l’ipotesi di una storia di amore o dolore o chissà di un ragazzo fermo in banchina con un mazzo di fiori e una ragazza che sfreccia via dentro a un vagone.

Per la seconda fase del progetto Art Stop Monti i protagonisti sono invece gli artisti under 30. Una giuria ha selezionato i progetti di studenti di scuole d’arte, accademia o grafici e designer, selezionandone dodici. E poi il popolo social ha votato a suon di like decretando i sei vincitori del concorso di idee. Ogni artista ha pensato a temi legati alla metropolitana e alla città, a quello stesso spazio che diventerà la vetrina temporanea della loro opera. Dal 26 giugno i lavori scelti si alternano negli spazi della fermata Cavour, su due tabelloni installati in modo speculare su entrambi i lati d’ingresso della stazione.

Artbit di Valerio Ventura è un’opera che si apre all’interazione con il pubblico, dando la possibilità ai passanti di utilizzare il proprio biglietto della metropolitana come pezzo di un puzzle che si completa grazie all’apporto della collettività. 

Bit come Biglietto integrato a Tempo. 2 billboard, 240+150 incisioni su supporto rigido. 7+1 possibiltà di piegare a scelta il biglietto obliterato compongono all’interno della stazione il disegno di una circoferenza come città e all’esterno il logo della metro di Roma. Uno scherzo, un gioco o più semplicemnte il modo per lasciare una traccia, una orma grazie alla data e all’ora dell’emissione/scadenza riportata sul retro del bilgietto come simbolo del passaggio del viaggiatore/cittadino nella stazione della metropolitana Cavour.

Il progetto vuole essere una sintesi tra la stampa digitale e il disegno manuale. Stampa digitale su pannelo rigido delle linee che compongono i disegni utilizzate come guide per la successiva incisione e disegno manuale come completamento in itinere dell’opera da parte non di un singolo autore ma da una parte della collettività, da parte della città, Roma.

 

#Autocensura di Vito Gara è un progetto fotografico, un gioco sia letterale che visivo che si materializza nell’immagine. La volontà dell’artista è quella di scuotere la sensibilità dello spettatore ponendo l’accento sull’impatto che l’uomo ha sulla città, sensibilizzandolo ad una mobilità sostenibile.

Il lavoro intitolato #AutoCensura è il risultato dell’accostamento della parola Auto, mezzo con il quale un’alta percentuale di cittadini attraversa la propria città ogni giorno, e la parola "Censura" utile in questo caso per innescare il gioco sia letterale che visivo che viene a materializzarsi nell’immagine. Tutto questo ha la volontà di indirizzare l’attenzione dell’osservatore, attraverso l’aspetto ironico e giocoso, a interrogarsi su tematiche molto più importanti come l’impatto ambientale che ogni giorno affligge le nostre città. Questa riflessione vuole scuotere la nostra sensibilità in modo tale da rendere reciproco l’amore che questa città riesce a trasmettere preservandolo e intensificandolo attraverso una mobilità sostenibile.

 

Laurentina e Rebibbia di Giovanni Colaneri disegna una mappa ideale con i luoghi d’interesse che si trovano nelle due direzioni che partendo dalla stazione di Cavour arrivano ai due capolinea opposti Laurentina e Rebibbia. L’idea è quella di illustrare Roma attraverso gli elementi più conosciuti dal cittadino, ricreando una dimensione familiare collettiva. Il risultato è un mondo onirico e surreale.

Ho voluto disegnare piazze, luoghi di interesse storico, culturale, palazzi ed altro ubicati nelle aree metropolitane delle due direzioni della Metro B tenendo come perno centrale la stazione di Cavour e ricreare una sorta di dimensione cittadina surreale. Quindi uno dei due billboard rappresenta tutto ciò che si può trovare tra Cavour e Laurentina; l’altro ciò che si trova tra Cavour e Rebibbia.
Ho voluto disegnare per ogni fermata un elemento che faccia riferimento alla rispettiva zona e l’ho fatto in modo tale da comporre visivamente nell’illustrazione il nome del capolinea: Laurentina per il billboard interno e Rebibbia per quello esterno. Mi piace creare illustrazioni con all’interno oggetti che assemblati creano lettere, maiuscole o minuscole. In questo caso, però, ho scelto di non isolarle e ho preferito unirle insieme al resto inserendole in un vero e proprio contesto urbano osservato dall’alto. La mia idea è stata quella di illustrare Roma attraverso gli elementi più familiari al cittadino ricreando una dimensione familiare collettiva. La dimensione della città, i colori,la vita che nasce dal caos. Dato che sto lavorando molto sulla tipografia illustrata, ho pensato di sperimentarla anche in questa occasione, portandola tra le persone che ogni giorno percorrono questa linea.

Il risultato è stato un mondo onirico e surreale in cui troviamo quelle zone della città che si incontrano viaggiando sulla Metro B. Ho cercato di unire presente e passato facendo condividere loro un unico spazio. Il bello della tipografia illustrata è scegliere quanto nascondere o rendere visibili le lettere che rappresento. In questo caso ho scelto una via di mezzo, nel senso che i monumenti che compongono le lettere sono sproporzionati quindi ben visibili ma allo stesso tempo si mescolano con le persone, le auto, l’ambiente cittadino, creando una Roma surreale. La selezione dei luoghi è stata e effettuata in base alla loro riconoscibilità ma soprattutto ho dovuto selezionare quelli che meglio si prestavano alla morfologia delle lettere che dovevo rappresentare. Oltre ai luoghi chiave delle fermate della Metro B, ho inserito anche altri punti di riferimneto immancabili in una illustrazione.

 

Con Roma, i giovani e il viaggio Noemi Di Nucci presenta un lavoro che partirà dalla planimetria del Rione Monti. Le sue strade principali e i punti di maggiore interesse artistico, grazie ad un gioco prospettico e volumetrico ottenuto dall’uso del colore, saranno resi attraverso la tecnica dell’arazzo, arte nobile e quasi dimenticata. 

Sono partita da queste tre parole chiave per sviluppare il mio concept, partendo dalle mie competenze di designer e poi artista. Subito mi è venuta l’idea di realizzare due grandi arazzi, arte nobile e quasi dimenticata forse perché considerata obsoleta. Il mio modo di fare arazzi prevede invece una forte componente contemporanea: quella del progetto grafico al computer e la scelta
di materiali non convenzionali, unita a una tecnica d’intreccio del tutto tradizionale.
La tecnica dell’arazzo così realizzata non permette lo sviluppo di forme troppo dettagliate e ricche di particolari e dunque, sulla base della planimetria del Rione Monti ho disegnato geometrie riassuntive dettate dalle principali strade, dai maggiori punti
di interesse artistico, istituzionali e delle aree verdi. L’ingresso della fermata contrassegnata da un esagono invita l’osservatore ad entrare (nel billboard esterno) o ad uscire (nel billboard interno) grazie ad un gioco prospettico e volumetrico ottenuto dall’uso del colore e dalla manipolazione dell’ordito in l di ferro.

 

Stratificazione di Massimiliano Cafagna, Vincenzo Guarini, Pasquale Iconantonio e Sebastiano Marini. L’opera racconta visivamente il processo di stratificazione storica millenaria, di fatti culturali, esperienze artistiche e memorie individuali che trovano compiuta sintesi nella comunità contemporanea. Non esiste cesura tra vecchio e nuovo, tra architettura e archeologia, tra comunità passate e contemporanee.

La città di Roma, il suo sottosuolo, è l’esito di un processo di stratificazione storica millenaria, di fenomeni differenti: di fatti culturali, di espereinze artistiche, di memorie individuali che trovano compiuta sintesi nella comunità contemporanea. Il mezzo per indagare tale sovrapposizione nei suoi segmenti temporali è senza dubbio quello della prassi archeologica che svela testimoneanze secolari initerrrotte. Alla realizzazione di questo interviene questa città, dalle conformazioni così peculiari, anche la scienza architettonica che si fa disciplina storica, qui chiamata a contaminare i suoi teoremi con le metodologie archeologiche, in uno scambio ricorrente tra progresso e conoscenza. L’azione dell’architetto che interviene per plasmare lo spazio, diventa a Roma l’anello di congiunzione tra passato e presente, in una continua alternanza del movimento “sopra/sotto”, di dialogo tra diacronia e sincronia che, quasi paradossalmente, mira però al futuro innovativo. In questa città, notoriamente spesso paralizzata, innovazione deve essere sinonimo di “libertà di movimento”. È negli interstizi di questo principio che si inserisce il progetto della metropolitana, di trasporto rapido di massa destinato a servizi urbani.

L’operazione in atto prevede un’invasione del mondo contemporaneo, delle sue moderne infrastrutture nei cunicoli spesso inesplorati del sottosuolo; è il contatto più diretto tra due realtà, dellla comunità per la comunità.Trama di tessuto trasparente, ovvero lo strato ultimo, corrispondente alla morfologia delle componenti fisiche, culturali, architettoniche e archeologiche della città contemporanea che rappresenterà la quota di deposito del nuovo accumulo urbano del futuro. Ciò che è sotto gli occhi di tutto, che interviene sulla “faccia a vista” presuppone un recupero consapevole dello stato sotterraneo, esito a sua volta di un processo di sovrapposizione, dall’andamento imprevedibile, ma indirizzabile.

 

tUrbe è l’opera presentata da Laura Tistarelli e Sofia Meletti. Un’istallazione interattiva e una mappa iconografica della città. Il nome nasce dall’unione tra i termini “tu”, “tube” e “Urbe”; i tre elementi fondamenti del progetto presentato.  Un percorso tra le emozioni e le suggestioni che questa città trasmette a chi la attraversa tutti i giorni.

Il progetto “tUrbe”, un ibrido tra i termini “tu”, “tube” e “Urbe”, ossia le parole chiave del nostro progetto: “tu” perchè la nostra opera artistica ha bisogno di un protagonista per esistere, “tube” perchè in inglese significa metropolitana, “Urbe” perchè in latino significa Roma. La prima proposta per il billboard all’interno della stazione della metropolitana Cavour è un’installazione interattiva. Siamo partite dalla parola “ROMA” e il suo bifronte “AMOR”. Concettualmente abbiamo diviso il billboard in due parti: la parte sinistra è “riflessa” sulla parte destra e il tutto si trova al di sopra di uno specchio. La scritta ROMA con al di sotto il profilo di una persona rivolta verso destra diventa AMOR con il profilo di una persona rivolta verso sinistra.

In questo modo abbiamo ricreato l’attimo prima di un bacio, una delle scene più romantiche. Volevamo creare un progetto malleabile dalle esigenze e dai desideri di tutti, ma soprattutto che fosse interattivo. Abbiamo quindi scelto di usare un materiale specchiato, che rispetta i giusti requisiti per poter giocare con l’opera artistica stessa: la puoi osservare di sfuggita, la puoi usare come specchio per controllare se sei in ordine o ti puoi immedesimare nei profili delle due sagome neon e scattarti una foto.

La seconda opera posta all’esterno, anche lei come la prima, è stata creata per farti fermare. Solitamente nelle stazioni metropolitane ci sono delle mappe che ti aiutano ad orientarti e a capire dove sei. Noi siamo partite da questo concetto e l’abbiamo stravolto completamente. Abbiamo creato la mappa di Roma, ridisegnando la sua suddivisione in quartieri, tutto su uno sfondo di pixel colorati. La percezione visiva è quella di un quadro di natura impressionista: inizialmente un mix di colori, ma mano a mano che ci si avvicina salendo le scale, si riconoscono i diversi pixel che vengono associati alla legenda accanto. Un insieme di dati reali di Roma e dati emotivi ti accompagnano alla scoperta di una delle città più antiche e suggestive di sempre.

Il progetto in questione è creato per sorprenderti e ricordarti perchè ami Roma. Aspiriamo infatti ad incuriosirti e a fermarti, anche solo per un attimo, nella tua vita frenetica. Questa mappa ti farà compiere un percorso tra le emozioni e le suggestioni che solo questa città ti sa trasmettere.

 

 

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