Agostina Lisi, La città del disincanto

Attraverso me, i corpi di Agostina Lisi

L'interiorità è indagata attraverso il ritratto, che siano corpi o dettagli di un volto: osservare il soggetto negli occhi per sentirne le emozioni, chiave principale dell'arte

 

«Fin da bambina trascorrevo intere giornate a disegnare e colorare. Come per tanti altri bambini era il mio gioco preferito. A casa disegnavo sempre con mia mamma. Tutti i pomeriggi lei disegnava e colorava per me qualcosa che io riproducevo sul mio quadernino. Ricordo di aver sempre disegnato, con estremo interesse, i volti delle persone che conoscevo» ci racconta Agostina Lisi.

I volti alla ricerca di interiorità

FAX, come un contenitore culturale e sociale, è un luogo di aggregazione nel quartiere del Pigneto, si occupa di eventi polifunzionali unendo diverse forme artistiche uscendo fuori dal contesto solito di galleria d’arte. Ed è stato il contorno di Attraverso Me: una mostra evento delicata e intima dove l’autrice, in punta di piedi, ci accompagna nel suo mondo, quello dell’arte che sin da bambina l’ha vista protagonista assoluta con colori e fogli bianchi. Ad Agostina Lisi le bambole interessavano poco, piuttosto preferiva le persone reali, con occhi curiosi scrutava e studiava i volti, li memorizzava e poi nel suo quadernino iniziava a disegnarli, colorarli e interpretarli. 

 

Credo davvero che la ritrattistica permetta d’indagare l’interiorità di un individuo e che il volto sia il manifesto di questa interiorità.

 

Nata nella terra dei Trulli e catapultata prima a Firenze e poi a Roma, dove oggi vive, Agostina ha studiato prima presso l’Accademia di Belle Arti della città rinascimentale e poi, negli anni della specialistica, ha scelto la sede di via Ripetta, nella Capitale. Con attento studio e ricerca del soggetto umano, nella sua totalità, l’artista per molti anni ha disegnato la modella dal vero, acquisendo dimestichezza con la figura umana.

La ricerca sul corpo di Agostina Lisi

Il corpo è al centro dei sui dipinti. Un corpo nudo e mai volgare che descrive l’intimità, l’essenza, la primordialità dell’uomo. Un corpo che resta sospeso, in attesa, in bilico, mai poggiato su una base solida ma inserito in un cerchio, o circondato da forme cosmiche. Da qui l’incertezza che l’artista vuole comunicare, come uno stato d’animo universale. 

Nella serie dei Cerchi magici, il soggetto, quindi il corpo è inserito in un Mandala -  simbolo spirituale che rappresenta l’universo – quasi a voler esorcizzare un malessere, facendone uno scudo di forza e protezione.

 

 

Cerchi magici, ecoline e acquerello su carta intelata - 40 x 40 cm – 2018

Questa serie, ancora irrisolta - come spiega Agostina – nasce dal desiderio di esternare delle energie, di esorcizzare appunto dei momenti difficili o di indagare accadimenti nuovi o accidentali.

Secondo Jung il mandala è un simbolo archetipo insito nell’uomo, egli stesso ne ha dipinti alcuni in un periodo di profonda crisi. Attraverso la rappresentazione di questi cerchi complessi, e un po’ magici, l’artista si auspica di compiere un viaggio chiarificatore verso se stessa. Ma è anche un rivolgersi a chi osserva l’opera, un'offerta di fare chiarezza dentro di sé. Non c’è uno sguardo direzionale e prospettico ma uno schermo vario, quasi di confusione, che rappresenta proprio la visione di un futuro fatto da molteplici scelte.

L’artista rappresenta la collettività smarrita posizionata nel vortice del disagio universale, con quel senso di vuoto interiore che ci fa venire le vertigini.

Dettagli irrilevanti

Anche in Dettagli Irrilevanti, dove la sua ricerca si concentra nei particolari del volto, Agostina, che da sempre si sente una ritrattista, circoscrive di nuovo occhi e bocche nella forma cosmica del cerchio. Osservare il soggetto negli occhi per sentirne le emozioni, chiave principale della sua arte. Non una scomposizione dei volti, piuttosto una celebrazione del dettaglio che, nel buio dell’angoscia esistenziale contemporanea, non lascia spazio all’attenzione della semplicità di un singolo occhio o di una bocca.

Come l'artista stessa racconta: 

«Quando sono davanti ad un soggetto ne osservo dapprima gli occhi. Il contatto visivo mediante lo sguardo è importante per me, mi piace ritrarre l’espressività degli occhi, resto molti minuti a fissarli prima di iniziare a ritrarli.

In seguito, scruto la bocca, forte alleata degli occhi nell’esibizione delle emozioni.

Mi sono cimentata in diverse tecniche: olio, acrilico, pastelli, ma preferisco realizzare i miei ritratti a lapis e soprattutto con l’acquerello. 

Credo davvero che la ritrattistica permetta d’indagare l’interiorità di un individuo e che il volto sia manifesto di questa interiorità. 

Oggi al ritratto viene data poca importanza perché ritenuto un genere che limita la creatività dell’artista. Personalmente quando eseguo un ritratto ho la sensazione di danzare; la musica infatti, è un elemento fondamentale. Provo molto coinvolgimento durante la realizzazione di un ritratto e resto molto soddisfatta se in esso riesco a catturare le emozioni racchiuse nel mio soggetto».

 

 Dettagli irrilevanti, acquerello su carta 300gr – 12 x 12 cm - 2018-07-18

Ma è in Attese clandestine che questo disagio diventa dolore. Nei panni di una giovane amante nascosta, clandestina, l’artista tenta di interpretare e raffigurare lo stato di malessere di una giovane innamorata che attende qualcuno che, forse tarda ad arrivare o forse non arriverà mai. La donna è tormentata e intorno a lei elementi che generano confusione e smania, tipiche del tempo dell’attesa.

 

 

Attese clandestine, tecnica mista su carta intelata – 30,5 x 22, 9 cm – 2016

Nel lavoro intitolato La città del disincanto la figura del corpo scompare, ma solo stilisticamente; l’io c’è ed è riflesso nello specchio, come conoscenza di noi stessi e oggetto comune sempre tondo che fa da base a tre libri, e ne costruiscono una città, una città utopistica. «I libri sono il posto in cui ci si sente a casa -  dice Agostina - ogni libro è il luogo sicuro come il tetto». 

Le pagine diventano cartoline, come quelle che si spediscono da un posto, come testimonianza della nostra presenza.

«La sensazione è quella di capitombolare nel mondo reale, dai libri alla città del disincanto e ritrovarsi dove tutto è esattamente l’opposto di come lo si era immaginato. E nella città di libri troviamo l’unico rifugio».

 

La città del disincanto, Installazione, tecnica mista, 24 x 45 cm - 2016

Agostina Lisi, tra paure e incertezze racconta il suo mondo interiore,  Attraverso Me è ciò che le accade intorno, tradotto in forme riconducibili alla visione interiore, dall’infanzia, adolescenza fino a uno stadio che conosce appena.

 

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