Cambellotti, Vetrata delle allodole, 1918, vetri opalescenti, tessitura a piombo di vario spessore saldato e stuccato su ambo i lati

Duilio Cambellotti: le due anime del Liberty italiano

C’è il Cambellotti dal linguaggio elegante e flessuoso dell'Art Nouveau e quello dalle linee più aspre e primitive. Villa Torlonia celebra il Maestro con una grande mostra aperta fino all'11 novembre

Per più di 230 volte il corpo si ferma, gli occhi si posano su ciò che è stato messo a loro disposizione e prolungano la loro sosta alla quieta indagine del dettaglio, della curva dei contorni e della morbidezza dei colori. Più di 230 opere appartenute alla mente e alle mani di Duilio Cambellotti sono sistemate nelle due sedi espositive di Villa Torlonia – il Casino Nobile e il Casino dei Principi – in una monografia ampia e dettagliata che fa di Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà un appuntamento imperdibile dell’agenda culturale capitolina di questa stagione.

L'omaggio al maestro del Liberty italiano

Curata da Daniela Fonti, Responsabile Scientifico dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti e Francesco Tetro, ideatore e direttore del Museo Civico Duilio Cambellotti di Latina, la retrospettiva offre il degno tributo a una figura di riferimento dell’ambiente creativo romano e italiano. Artista versato a molteplici e diversificate esperienze che ne hanno fatto, nella mitologia dell’uomo e dell’artista, la figura centrale ed emblematica dello spirito di un’epoca e dell’arte di quegli anni avvitati attorno al cardine del Liberty nazionale e dell’Art Nouveau europeo.

Cambellotti, Liberty

Cambellotti, Impressioni di palude (Corvi) 1930 - 1934, vetrata legata a piombo

 

L'alto artigianato della Casina delle Civette

Cambellotti si è cimentato in tutte le sperimentazioni artistiche, artigiane e anche didattiche di quei decenni, la mostra non poteva non essere pensata accanto alla famosa Casina delle Civette, costruzione sui generis concepita nel suo completamento finale dall’altrettanto sui generis Giovanni Torlonia. Penultimo proprietario della villa urbana che ne tramanda storia e cognome, Giovanni Torlonia invita, per ultimare l’apparato decorativo della residenza, i più importanti nomi sul territorio tra cui, impossibile non prevederlo, Cambellotti stesso cui vengono affidati i progetti delle vetrate artistiche. Progetti che divengono materia viva e vivificata grazie al colto supporto di Cesare Picchiarini, maestro vetraio nonché fidato sodale di Cambellotti e della cerchia che a lui faceva capo.

Inizialmente ideata come una capanna svizzera da Giuseppe Jappelli per volere di Alessandro Torlonia, l’edificio inizia la sua trasformazione con Giovanni Torlonia jr che la converte progressivamente in un Villaggio Medievale. Una raffinata residenza impreziosita da esempi di alto artigianato le cui manifatture di alta qualità si riscontrano e si riconoscono in tutto complesso.

Boiserie, ferri battuti, maioliche, stucchi e in ultimo le vetrate sussurrano con delicato garbo a chi le osserva la cura e l’attenzione con cui sono state ultimate. Modello unico e unitario nella sua ultima elaborazione, l’impianto inizia a essere chiamato e riconosciuto definitivamente quale Villino delle Civette solo dal 1916, anno in cui la presenza dell’animale notturno - introdotto dalla vetrata di Duilio Cambellotti - diventa ricorrente e, se pensiamo al carattere di Giovanni Torlonia jr - schivo se non addirittura scostante e amante dell’esoterismo - anche un po’ inquietante. Eppure c’è un equilibrato e illuminato bilanciamento tra arcano e godibilità estetica, grazie alla presenza dei bellissimi ed elaborati vetri realizzati secondo gli antichi metodi dell’arte vetraria cui Cesare Picchiarini attingeva e che lo eleggevano al più lucido e consapevole rappresentante della tecnica. La sua cultura e la sua padronanza artigiana gli permisero di trasporre in un materiale così delicato e se ben trattato così pregiato, i disegni preparatori che Vittorio Grassi, Umberto Bottazzi, Paolo Paschetto e il nostro Cambellotti avevano ideato per l’edificio di Villa Torlonia con delle soluzioni e degli effetti finali che lasciano letteralmente a bocca aperta per fedeltà e conformità ai modelli - acquerelli e carboncini – su carta. Tale rispetto alle iconografie create dal gruppo è ben rilevabile all’interno della Casina stessa: nonostante le insanabili lacune dovute alle razzie avvenute durante la guerra e lo stato d’abbondono successivo, la risistemazione dei locali negli anni Novanta ha contemplato la possibilità di allestire permanentemente la rassegna dei 105 bozzetti preparatori che servirono da matrice per le vetrate. Ed è per tale motivo che se anche la Casina non è coinvolta direttamente nel percorso espositivo di Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà non può che esserne associata e intesa quale ideale proseguimento.

La mostra al Casino dei Principi e Casino Nobile

Il corpus maggiore di opere è esposto nel Casino dei Principi, le cui 8 sale sono occupate da lavori su carta che riassumono esaustivamente i 6 decenni di infaticabile produzione di Cambellotti cimentatosi con le tecniche più varie e difformi come l’oreficeria, l’illustrazione, la pittura, la scenografia, la ceramica, la fotografia e la costumistica teatrale. Fu scultore e fine collezionista di ceramiche popolari. Quest’ultima parte e la sezione riservata alla scenografia sono state allestite nel Casino Nobile di Villa Torlonia, chiusa e climax di una proposta ricca e composita. 

 

Cambellotti, Liberty

Cambellotti, Bozzetto esecutivo per il manifesto Esposizione Nazionale di Torino del 1898, 1897, tempera, biacca, carboncino, porporina, matita su carta da disegno grigia

 

Immerso nella storia che abita e governa, Cambellotti non rispecchiò mai l’idea saturnina dell’artista astrattamente scollegato dal tempo e dallo spazio, ma anzi, fu prima di tutto un uomo calato nella società in cui viveva erosa internamente dai contrasti e da forze centripete che muovevano in direzioni diametralmente opposte: da una parte i vivificanti impulsi progressisti, dall’altra la costante ricerca di un passato arcaico e più felice cui rivolgersi. Roma, novella capitale d’Italia, non è esente da tali contraddittori dissidi e la produzione cambellottiana ne diventa lo specchio emblematico. Lui, interior designer ante litteram per committenze private che ravvisavano in questo poliedrico artista la capacità di sviluppare progetti raffinati, è lo stesso che con nostalgia guarda all’umanità alla deriva dei contadini, un immaginario di purezza non ancora intaccato dalla modernità e dalla crescita industriale, il solo degno di preservare e rappresentare. Secondo le intenzioni del Socialismo umanitario di stampo lombardo questo piccolo mondo antico andava tutelato e salvato: enormi furono gli sforzi condivisi con Alessandro Marcucci, Sibilla Aleramo e Giacomo Balla per alfabetizzare i contadini dell’Agro Pontino e fornir loro gli strumenti per combattere la malaria, flagello sanitario che falcidiava senza esclusione di colpi uomini, animali e terreni.

 

Cambellotti, Liberty

Cambellotti, Conca dei nuotatori, 1910, terracotta dipinta e invetriata

 

 

Lo stile si duplica e segue le due anime di Cambellotti, mantenendo un dialogo sempre costante e sempre aperto con l’artista stesso. C’è il Cambellotti che utilizza il linguaggio elegante, morbido e flessuoso del Liberty per incarnare le aspirazioni della nascente classe borghese cittadina e c’è il Cambellotti dalle linee più aspre e dai chiaroscuri più drammatici e crudi adoperati per la rappresentazione di un passato primitivo da cui emerge un forte senso di malinconico rimpianto.

Non due menti e mani diverse, ma il medesimo intelletto in grado di manovrare gli arti di uno stesso corpo in una perfetta coordinazione che non lascia supporre incoerenza, ma anzi denota una ricerca pacata, non certo rivoluzionaria, tra aspirazioni sociali ed esigenze private. Per quello ci sarà (poco) tempo: una manciata di anni più tardi e il Futurismo con la sua veemente esplosione di idee e di immagini determinerà la fine di ogni tentato equilibrio. Nel frattempo Duilio Cambellotti rimarrà leale ai suoi intenti e continuerà a produrre senza sosta e senza lesinare sulla sua creatività fino agli ultimi anni di vita, regalando ai suoi contemporanei e a noi posteri un catalogo vario e lunghissimo di opere, parte delle quali si ha il privilegio di ammirarle qui e ora nei Musei Civici di Villa Torlonia.

 

Informazioni

Musei di Villa Torlonia,Casino dei Principi, Casino Nobile
 
Orario dal 6 giugno all'11 novembre 2018

Da martedì a domenica ore 9.00-19.00
La biglietteria (unica presso il Casino Nobile) chiude 45 minuti prima

Biglietto d'ingresso gratuito per tutti i residenti a Roma e nell’area della Città Metropolitana la prima domenica del mese (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza)

 

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