Un ricordo di Nicola Carrino, scultore e urbanista

Scompare all'età di 86 anni uno dei maggiori protagonisti della scultura italiana dagli anni '60

«Si operava una ricerca globale del fare arte senza soluzione di continuità tra le diverse discipline, pittura, scultura, architettura». Con queste parole si esprimeva Nicola Carrino, nel 1998, ricordando le esperienze degli anni '60 e la formazione del Gruppo Uno. L’artista è scomparso ieri, all’età di 86 anni, nella sua casa-studio nel quartiere Prati di Roma.

Immediatamente artisti, curatori, e chi ha avuto il privilegio di conoscerlo, hanno sottolineato, anche con semplici post sui social, l'approccio rigoroso, mite e cordiale che ha sempre contraddistinto Carrino nella sua lunga carriera. Un artista preparato, un pensatore e un progettista sempre attento al contesto sociale in cui operava.

Dal Gruppo Uno alla ricerca individuale

Nicola Carrino, docente in diverse Accademie di Belle Arti, è stato membro dell’Accademia di San Luca dal 1993 e presidente nel biennio 2009-2010. Nato a Taranto il 15 febbraio del 1932, dagli anni ’60 fu protagonista dell’ambiente culturale romano.

Nel 1962 fondò il Gruppo Uno, insieme a Nato Frascà, Achille Pace, Giuseppe Uncini, Pasquale Santoro e Gastone Biggi, proponendo il superamento delle correnti informali e un'opposizione alla diffusione dell’alienante cultura di massa introdotta dalla Pop americana in favore di una ricerca geometrica sui nuovi materiali. Il Gruppo Uno, sostenuto da Giulio Carlo Argan, Franco Sossi e Palma Bucarelli, rappresentò l’unico corrispettivo di spicco nella Capitale alle ricerche collettive dell’Arte Cinetica e programmata dell’area milanese. L'esperienza di gruppo ebbe vita breve, eppure Carrino continuò ad approfondire autonomamente la sua indagne sui materiali dedicandosi in particolare alla progettazione di sculture e opere installative in ferro e acciaio inox. Quest'ultimo fu il materiale prediletto dall’artista, sopprattutto per la sua capacità riflettente; le superfici delle opere in inox, infatti, permisero a Carrino di approfondire il rapporto luce-colore, presenza-assenza e di far dialogare le sue creazioni con l'ambiente circostante (scultura-architettura). 

I Costruttivi Trasformabili e i Decostruttivi

Dal 1967 progettò e realizzò sculture in relazione al contesto urbano e al paesaggio. Nel 1969 si focalizzò sull'ideazione de I Costruttivi Trasformabili, sculture modulari in acciaio o, come lui stesso li definì, «organismi formali tridimensionali realizzati in ferro e acciaio inox ideati sulla ragione di un modulo componente, aggregato ora secondo forme possibili, ora in maniera informe (forma dell’informe) in situazioni determinate dall’analisi del luogo dell’intervento e quindi in relazione allo spazio considerato».

Datati al 2005-2006, invece, I Decostruttivi, i più recenti lavori di Nicola Carrino; si tratta di sculture dalle grandi dimensioni e dal grande impatto visivo che originano una nuova prospettiva dello sguardo in rapporto allo spazio circostante. 

Nicola Carrino ha partecipato a molte edizioni della Biennale di Venezia (1966, 1970, 1976 e 1986) e Quadriennale di Roma (1965, 1973, 1986, 1999). Tra le opere permanenti in spazi pubblici ricordiamo il suo intervento a Corviale nel 1974 (il Rilievo di facciata del Complesso Corviale IACP) e il Riassetto Urbano della Piazza Fontana a Taranto. Le sue opere sono presenti nelle collezioni di istituzioni nazionali e internazionali, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il MART di Rovereto e la Sammlung Dierichs della Ruhr-Universitat di Bochum. 

 

La foto di copertina è del sito Accademia di San Luca

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