Oreste Casalini tra ricerca spaziale e materia

«Quando prendi un pezzo di argilla tra le mani stai utilizzando un tempo che non è quello attuale, metti insieme l'esperienza di un sumero di tremila anni fa con quella di qualcheduno che verrà chissà quando» spiega Casalini le cui opere sono in mostra fino a 24 marzo all'Istituto portoghese Sant'Antonio

Oreste Casalini in mostra a Roma

Non circoscritta in uno spazio, né delimitata in un tempo: è così che può essere definita la produzione di Oreste Casalini, artista di origine napoletana attivo a partire dalla seconda metà degli anni '80, attualmente in mostra a Roma. Per Casalini l'arte è qualcosa di assoluto, un concetto puro, che non può essere vincolato a un tempo o a uno spazio specifico e che, come la poesia, non può essere basato su nessi logici diretti o significati univoci decisi a priori. Secondo Casalini, insomma, l'arte non ha a che fare solo con l'attualità, ma è un ponte che unisce passato e futuro e appartiene ad un altro piano rispetto al singolo momento.

Ci ha spiegato l'artista stesso in proposito:

«Questa cosa che l'artista debba essere necessariamente espressione dell'attualità deriva dalla logica del mercato ma in realtà se l'arte ha valore le sue radici vanno nel profondo, lontanissimo. Quando prendi un pezzo di argilla tra le mani stai utilizzando un tempo che non è quello attuale, metti insieme l'esperienza di un sumero di tremila anni fa con quella di qualcheduno che verrà chissà quando. Questo per me è sempre stato il punto centrale dell'arte, non quello di fare decorazione o dare intrattenimento. Ha un po' lo stesso valore di tradurre le poesie dal greco sotto i bombardamenti, o imparare i libri a memoria in Fahrenheit. È un qualcosa che tu vuoi salvare e l'unica cosa che puoi fare è dargli nuova vita, non farne una questione stilistica accademica».

Arte senza Tempo

Questa idea di arte come concetto puro e atemporale emerge perfettamente nella mostra Oreste Casalini. Una moltitudine. Opere dal 1998 al 2018, attualmente visibile presso l'Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma. In un momento in cui si fanno sempre più esposizioni interattive, digitali e social, questa mostra si pone infatti in controtendenza: visitandola si ha l'impressione di entrare in una dimensione altra, fuori dal tempo e dalle mode, esattamente come l'arte del suo protagonista.

Anche il percorso espositivo è particolare, sia per il tipo di ambiente che lo ospita, sia per la scelta delle opere. La struttura della galleria, ad esempio, composta dagli ambienti di epoca romana e medievale dell'antico Ospizio della Nazione Portoghese a Roma, comporta tante limitazioni, ma aggiunge anche qualcosa di estremamente suggestivo all'evento, e si abbina perfettamente sia nell'estetica che nel concetto di atemporalità alle opere esposte.

Oreste Casilini, mostra, pittura, scultura

La particolarità del percorso, però, è dovuta anche al fatto che la mostra non vuole essere una retrospettiva in senso stretto, ma una messa in luce di alcuni aspetti del lavoro e del pensiero dell'artista. Non si sviluppa infatti secondo una sequenza cronologica, e nonostante l'artista si sia occupato nel corso della sua carriera di ogni genere e tecnica artistica (dalla ceramica alla scultura, al disegno, alla performance, fino all'arte digitale) si concentra quasi esclusivamente sulla sua produzione pittorica. La pittura è sempre stata infatti un elemento costante, seppur in maniera silenziosa e sotterranea, in tutta la sua attività. È l'artista stesso a spiegare così questa scelta: «Ho sempre pensato che nelle mostre si dovesse cercare di inventare qualcosa di nuovo, originale, che fosse un passo in avanti. È la prima volta che mi capita di riprendere opere dal magazzino, ripercorrere i miei passi a ritroso. E la pittura è sempre stata un po' come il primo passo, il modo di ragionare alla base di tutto».

Il viaggio nelle sale espositive

Il percorso espositivo può essere vissuto insomma come una sorta di viaggio, quasi un'esperienza mistica, che dal luminoso salone principale arriva fino ai bassi e bui cunicoli del piano inferiore, seguiamo così l'autore nel suo percorso alla scoperta della forma. E lo seguiamo fino a entrarci fisicamente (con l'opera Protezione) e toccandone i risultati con mano (con il grande quaderno-studio dipinto). Nonostante si tratti di un'esposizione di pittura, infatti, è presente una forte ricerca spaziale, come appare evidente nella matericità delle opere, che fa assumere ai quadri un aspetto volumetrico quasi scultoreo; nelle grandi dimensioni, che invadono lo spazio imponendosi fisicamente nel campo dello spettatore; nei quaderni da sfogliare, che presuppongono un'interazione con il pubblico; e nell'uso delle carte, supporti mobili, intercambiabili e lontani dalla solita tela.

Per Casalini, inolte, la pittura non è solo uno strumento di indagine sulla forma, ma anche un'attività performativa.

Trovare delle forme nascenti, qualcosa che non hai pensato prima: questo è il concetto di pittura che ho sempre cercato. C'è una grande differenza tra la pittura intesa come attività specifica, in cui tu fai un disegno, hai un'idea mentale e cerchi di riprodurla nel miglior modo possibile, e la pittura intesa come una specie di performance, cioè un qualcosa che tu affronti fisicamente, senza avere un'idea precisa. Io l'ho sempre pensata così, con questa idea di apertura, di cercare le immagini e i simboli direttamente nel fare, non imporli da prima.

Anche per capire al meglio il percorso di Oreste Casalini la cosa migliore è affrontarla fisicamente. Non resta perciò che visitare la mostra, c'è tempo fino al 24 marzo!

 

Informazioni

Oreste Casalini. Una moltitudine. Opere dal 1998 al 2018

a cura di Paola Pallotta

8 - 24 marzo 2018

Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma

Via dei Portoghesi, 2

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Storica dell'arte contemporanea e della fotografia, romana, classe 1991. Curiosa e confusa, da grande vorrei fare la giornalista, o il critico d'arte, o forse invece l'addestratrice di delfini. Vi farò sapere.

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