Finestre Rotte © Sbagliato

Sbagliato, un progetto artistico tra effimero e perenne

Installazioni che uniscono architettura, grafica, fotografia e collage. «Le nostre ‘visioni’ sono possibilità» dicono i fondatori che a Villa Ada Incontra il Mondo 2018 portano Anio Venus 2

Sbagliato è un progetto artistico fondato da tre architetti e designers romani nel 2011: il loro lavoro si caratterizza per l’attenzione al contrasto perenne/effimero e l’attitudine mimetica, che consentono ai loro elementi architettonici di inserirsi nel contesto urbano in modo eterogeneo ma non casuale.

Un progetto di architettura e design

Trovano il loro punto di forza e di massima espressione nel poster, che col particolare effetto visivo che genera unito all’inevitabile deterioramento nel tempo, lo rende un mezzo di comunicazione suggestivo e d’impatto, destinato a mutare e dunque a far mutare anche il tipo di attenzione e percezione che attira.

Ciò che si viene a creare è un inedito dialogo col tempo e con lo spazio, che passa attraverso uno stravolgimento della prospettiva. Questo elemento si ritrova in molti lavori di Sbagliato, che spalancano porte su mondi che vanno aldilà di quello concreto e tangibile: ciò offre allo spettatore una sensazione per certi versi estraniante, ma per altri di grande apertura.

Negli ultimi anni hanno partecipato a diverse manifestazioni artistiche, tra cui Life is Beautiful a Las Vegas, Altrove Festival a Catanzaro, Cheap Festival a Bologna, Memorie Urbane Street Art Festival a Gaeta ed eventi in tutto il mondo. Tra le loro esposizioni, quella presso la storica Galleria Toselli di Milano, quella per il Collicola On The Wall a Palazzo Collicola, l’installazione permanente al Museo delle Arti Visive di Spoleto, la partecipazione alla mostra collettiva Eterotropia a Palazzo Ferrari e quella alla mostra Paradiso Inclinato all’Ex Dogana di Roma.

Per l’edizione corrente di  Villa Ada Incontra il Mondo 2018, Yourban2030 (associazione senza scopo di lucro che lavora sulle tematiche legate allo sviluppo sostenibile e alla green economy) ha deciso di sostenere un progetto del collettivo intitolato Anio Venus 2.

Le principali opere realizzate

Finestre rotte ad esempio è una riflessione sul disordine urbano e sulla questione del decoro delle città: cosa succede se finestre rotte o saracinesche taggate con pennarelli e bombolette spray appaiono all'improvviso dove prima c’era una superficie vuota, in quartieri periferici? Si va a simulare il degrado, il contesto viene imbruttito e ‘sporcato’, ma essendo una simulazione parte di un progetto artistico, il tutto è tollerato e quasi istituzionalizzato. Tutta questa tolleranza non ci sarebbe stata al di fuori di un contesto autorizzato e ‘fittizio’: ciò che risulta accettabile sarebbe stato percepito come sconveniente. Il progetto è strato curato da Vittorio Parisi con la partecipazione di Pigment Workroom, in occasione di TEDxBari 2017.

In Vertigine (esposta alla Galleria Varsi di Roma nel 2016) i ragazzi di Sbagliato hanno voluto fare esperienza del vuoto e della paura ad esso correlata, inserendola in un contesto spaziale stravolto e puntando su un elemento specifico: le scale. Abituati a contesti aperti e ‘di strada’, qui si sono invece cimentati con l’architettura al chiuso, in un luogo per antonomasia dedicato all’arte e alle esposizioni. In Vertigine lo spettatore non si trova in un contesto urbano aperto, ma viene risucchiato in una spirale di fotografie che distruggono le leggi prospettiche ed esaltano la sensazione di vuoto e vertigine. Tra circolarità, ascensione e discensione, si percepiscono la paura ma anche le infinite possibilità dello spazio.

 

 

Trottola (a Palazzo Collicola di Spoleto) è il titolo di un’installazione in cui tornano i contrasti, così cari a Sbagliato: un simbolo di mobilità in un luogo di per sé fisso e immobile, un oggetto fatiscente in un posto curato e che ospita l’arte. È una frattura visiva: ciò che non c’è (la roulotte) influenza ugualmente l’ambiente circostante (il museo).

Intervista al Collettivo Sbagliato

Come si inseriscono nel contesto urbano le vostre installazioni?

«Appena abbiamo iniziato andavamo a posizionare svariati elementi per la città con una limitata attenzione al contesto. Con il passare del tempo ci siamo resi conto della necessità di elaborare un discorso architettonico più ampio, che riguardasse elementi diversi, dai vuoti (porte, finestre, forature) agli oggetti tecnici e funzionali (impianti, tubature, scale). Quando ci confrontiamo con spazi più estesi proviamo sempre a studiare attentamente il luogo di intervento. Le motivazioni per cui decidiamo di usare un particolare soggetto dipendono da varie analisi che facciamo sul posto. Lo scopo finale è quello di ipnotizzare il pubblico catturando la sua attenzione con un’immagine, per poi farlo interrogare su quanto sia labile il confine tra realtà e sogno».

Ogni forma d’arte nasce inevitabilmente da forti spinte personali ed intime: come riuscite, da collettivo, ad amalgamare le vostre diverse sensibilità, i vostri gusti artistici e le vostre idee?

«Prima della nascita di Sbagliato bisogna parlare del forte legame che ci ha unito appena ci siamo conosciuti. È sempre bene ricordare che le nostre personalità, anche se tra loro differenti, hanno dei punti di contatto. Una delle affinità che ci lega è quella di voler comunicare con ciò che ci circonda, in particolare con il tessuto urbano. Tutto ciò ci ha permesso di arrivare a Sbagliato».

Qual è il vostro personale rapporto con la città di Roma?

«Siamo nati e cresciuti a Roma e il legame con questa città è molto forte. Sicuramente Sbagliato esiste anche per questa città, che ci permette continuamente di trovare nuovi spunti».

Giocate molto con l’illusione, la percezione, l’effimero: non avete paura che questa ‘smaterializzazione’ vi penalizzi nell’arrivare al pubblico?

«L'utilizzo della carta è stata una scelta voluta. Riteniamo che l'essere effimero sia molto importante nel nostro lavoro. Ripetiamo sempre che le nostre ‘visioni’ sono delle possibilità, e se vogliamo che rimangano tali, è giusto che siano temporanee e non definitive. Inoltre il nostro luogo d'intervento solitamente sono le architetture e ci piace molto il contrasto tra le due: effimero/perenne».

La scelta della materia carta e del formato poster: come vi consente di esprimervi al meglio?

«È come se andassimo a fare un abito su misura all’architettura. A volte facciamo dei piccoli aggiustamenti altre invece ci divertiamo a cambiargli completamente la mise. La carta rimane per noi lo strumento con cui abbiamo iniziato e che conosciamo meglio, ma ci divertiamo ogni tanto a cambiare materiale».

Che dicotomia avete voluto richiamare mettendo una roulotte in un museo?

«Nel museo tutto è fermo, si entra per percepire emozioni e visioni. Appena queste mettono piede al suo interno vengono classificate. Avviene un'archiviazione culturale. Si prova a definire uno stato d'animo. L'atmosfera che regna è densa e immobile. il museo, luogo per eccellenza di diffusione dell'arte, porta con se anche un lato omicida. L'intenzione questa volta è quella di mettere una lente di ingrandimento sul ruolo, per certi versi contraddittorio, del museo stesso. Abbiamo scelto un soggetto con delle caratteristiche evidenti: vivibilità, dinamismo e fascinazione per l'ignoto. La roulotte in un contesto come quello appena descritto si immobilizza e smette di vivere».

 

sbagliato

Finestre Rotte © Sbagliato

Come avete affrontato dal punto di vista artistico il concetto di Vertigine?

«La vertigine è una sensazione molto particolare che solitamente è associata ad un'altezza eccessiva. L'installazione inverte gli assi cartesiani della nostra percezione andando a roteare una scala di 90 gradi. La profondità prende il posto della verticalità ma la sensazione straniante della vertigine rimane. Si ha la possibilità di studiare le nostre sensazioni più intime con un nuovo punto di vista. Si riflette su ciò che percepiamo e su quanto tutto questo sia facilmente suggestionabile».

A proposito di Villa Ada Roma Incontra il Mondo 2018, qual è il progetto sostenuto da Yourban2030?

«La scelta dell'acquedotto è dettata dalla volontà di andare a interagire con il progetto che comprende una grande parte dell'isolotto al centro del laghetto di Villa Ada. Infatti facendo riferimento alle infrastrutture che sono state tirate su dai ragazzi di Orizzontale, l'acquedotto rispecchia la storia architettonica di Roma, diventa mezzo di comunicazione ideale per sottolineare il rapporto tra natura e città e come la condotta umana di questi tempi influisca sulla nostra terra. L'acquedotto è per metà sommerso, la sua è una funzionalità viene soltanto immaginata, non si realizza, mantiene la sua splendida natura effimera».

A quali progetti state lavorando attualmente?

«Il prossimo lavoro sarà per PGSD (POST-GRAFFITI STRESS DISORDER). È un progetto molto ambizioso che i ragazzi di Altrove Festival organizzano a Catanzaro».

 

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