Affresco di Sironi dopo il restauro [ph] Loliva © ISCR-MiBACT

«Sironi svelato», la nuova vita del murale della Sapienza

La Città universitaria compie 80 anni e riporta alla stato originale l'opera di Mario Sironi, censurata negli anni Cinquanta per occultare i simboli del Fascismo. L'attuale restauro porta alla luce l'autentica iconografia e cromia

Poco tempo fa le riflessioni di Ruth Ben-Ghiat sui simboli fascisti presenti nel patrimonio architettonico italiano hanno riacceso una discussione che sembrava ormai superata dopo «la “decontaminazione linguistica” iniziata negli anni Ottanta e definitivamente compiutasi negli anni Novanta», come ha sottolineato Roberto Saviano lo scorso 23 ottobre su L’Espresso.

Gli 80 anni della Città universitaria

Nel clima di questo dibattito, ieri nell’Aula Magna del Rettorato de La Sapienza, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del rettore Eugenio Gaudio e del rettore della Université Libre de Bruxelles Yvon Englert, si è tenuto l’evento celebrativo degli 80 anni dalla realizzazione della nuova Città universitaria, inaugurata nel 1935, che ha previsto lo svelamento del grande dipinto murale L’Italia fra le Arti e le Scienze di Mario Sironi, censurato negli anni '50 e restaurato dall’Istituto superiore per la conservazione e il restauro e da La Sapienza.

Interessanti, a proposito, gli interventi dei responsabili scientifici del progetto (Marini Righetti e Gisella Capponi), quello di Paolo Portoghesi, che ha dato avvio al convegno internazionale Le città universitarie del XX secolo e la Sapienza di Roma, e la testimonianza di Andrea Sironi Strauβwald, nipote dell’artista.

Contemporaneamente, nelle sale espositive del MLAC – Museo laboratorio di arte contemporanea è stata presentata una mostra intitolata Sironi svelato. Il restauro del murale della Sapienza che documenta i risultati del restauro e le novità emerse grazie alle ultime ricerche. Al progetto hanno collaborato, operando in modo interdisciplinare, circa venti tecnici di professionalità diverse: storici dell’arte, restauratori, chimici, fisici, biologi, grafici, fotografi ed esperti di rilievo 3D. 

La storia del murale di Sironi e la censura

Il murale di Mario Sironi è una testimonianza storico-artistica di straordinaria importanza in relazione alla genesi della Città universitaria e, più in generale, all’arte figurativa italiana tra le due guerre.

Nel 1935 Mario Sironi venne indicato da Marcello Piacentini come l’artista più adatto ad occuparsi della decorazione dell’Aula Magna del neonato campus universitario. In soli due mesi il pittore portò a compimento un’opera di 140 metri quadrati, negli stessi anni in cui il governo fascista, alle prese con l’avvio della guerra d’Africa, cercava di assicurarsi consensi con grandi imprese pubbliche. In uno spazio simile a un’abside, il pittore raffigura l'Italia circondata dalle Arti e dalle Scienze: l’Astronomia, la Mineralogia, la Botanica, la Geografia, l’Architettura, le Lettere, la Pittura, la Storia; sullo sfondo a destra l’arco di trionfo e un’aquila a rappresentare i trionfi romani e a sinistra la Vittoria alata che impugna una spada.

Sul finire del 1944, con il crollo dell’ideologia fascista l’opera venne ricoperta con carta da parati. Nel 1947 si riunì una prima commissione di esperti per decidere se distruggere o no l’opera di Sironi. Rimase per altri 3 anni coperta dalla carta da parati, finché nel 1950 una seconda commissione decise di optare per un restauro; la carta da parati venne eliminata, ma l'opera fu ridipinta con spessi strati di colore per celare i simboli fascisti. L’iconografia sironiana subiva così pesanti modificazioni e l’aspetto cromatico originale venne completamente sconvolto da questo intervento invasivo. 

Tale decisione va considerata nel particolare contesto storico, politico e sociale; dopo la seconda guerra mondiale e durante il periodo della Guerra fredda, in Italia i simboli fascisti erano una traccia insopportabile, rievocavano un periodo buio della storia del Paese che si voleva in qualche modo superare. Anche la monumentalità dell’architettura fascista -  si pensi all’EUR - era percepita come specchio della prepotenza del regime.

Negli anni Ottanta, nel pieno clima della rilettura del valore storico-artistico di Sironi e dell’arte del ventennio fascista come testimonianza visiva di una pagina della nostra storia, si procede con un primo restauro di tipo conservativo nel 1982, a cui segue negli anni Novanta un nuovo momento di riflessione sulla censura subita dal murale.

L’attuale restauro e il ritorno all’origine del capolavoro di Sironi segna la conclusione di questo lungo dibattitto, in cui alla fine è prevalsa la scelta di eliminare la deviante ridipintura degli anni '50, riprestinando l’iconografia e la cromia originaria. Nella mostra al MLAC, grazie alla disponibilità degli eredi, sono esposti anche un numero cospicuo di schizzi e bozzetti che testimoniano la fase ideativa del murale. L'importanza della storia, della sua contestualizzazione e rilettura ha avuto il soppravvento ed è prevalso il riconoscimento storico-artistico dell'opera aldilà dell'ideologia di cui si faceva portatrice. Ma questo poteva accadere solo oggi, grazie al distacco temporale e alla solidità raggiunta dalla ricerca storiografica. 

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