Solo al cubo

Seguendo le tracce di Spiderman in giro per Roma, siamo arrivati a conoscere Solo: giovane street artist che è passato con disinvoltura dai graffiti all’Accademia di Belle Arti, dai murales alla realtà virtuale.

Un cubo costruito con pannelli di legno è sul lato destro di Piazza S. Egidio a Trastevere.

È sistemato di fronte il Museo di Roma in Trastevere, che ospita in questi giorni una mostra dedicata al fumetto (benedette coincidenze), e di fianco ai militari armati che presidiano un edificio istituzionale "sensibile".

Dentro il cubo, realizzato da Tau Trasformazioni Urbane, alcuni ragazzi sono impegnati con telecamere, luci, cavi elettrici. Uno tra loro ha evidentemente avuto a che fare con altri preparativi, viste le macchie di colore che ricoprono la sua t-shirt scolorita e i jeans.

Non servono certo i superpoteri per intuire chi sia tra loro Solo. Più impegnativo è capire cosa stia accadendo in piazza e quale sia il nuovo progetto che si sta materializzando in quel momento e che attira la curiosità dei numerosi passanti trasteverini e turisti già in pantaloncini e sandali. Deve essere qualcosa di divertente: forse un nuovo videogioco considerando che il tutto è firmato anche da Oniride, team di tecnici, creativi, esperti della realtà virtuale.

Un videogioco, però, non è esattamente quello che mi aspettavo da Solo.

L’artista, che si firma semplicemente Solo, è tra i più conosciuti e amati nella scena della Street Art della capitale, anche perché il suo stile e i suoi soggetti sono diventati un vero marchio di fabbrica: Spiderman, Superman e altri supereroi mascherati, realizzati nello stile tipicamente americano, molto colorati e spesso, ma non sempre, di dimensioni "importanti". Grazie ai suoi supereroi Solo è oggi un vero cult non solo per gli appassionati di Urban Art, ma anche da tutti i fan dei comics e dei grandi film che hanno ispirato, ultimo dagli States Batman vs Superman.

Questi supereroi, che si possono incontrare in molti quartieri di Roma, non sono propriamente al massimo delle loro performance, anzi si potrebbero definire Eroi in piena crisi di nervi. Il suo Superman ridotto in manette è il primo tra questi che io abbia mai ammirato (a San Lorenzo) e mi abbia mostrato un lato più intrigante di Solo, anche se il suo "piccolo" Spiderman che salta e si arrampica sui vari palazzi del Pigneto e dintorni, già mi aveva molto divertito.

Superman in arresto, oppure che perde la sua super-forza, Spiderman che chiede l’elemosina, Capitan America depresso, Hulk & Co intenti a leggere un fumetto e i Fantastici 4 distratti dalla banale quotidianità…

Solo dipinge i suoi eroi (o antieroi), e qualche eroina, da quasi un decennio e non hanno sempre le fattezze dei protagonisti di tanti Marvel o DC Comics, ma anche il volto di Gramsci (dipinto sulla facciata della scuola che anche Solo ha frequentato), o il profilo di Snoopy sdraiato sulla cuccia, senza dimenticare i due tributi ai suoi genitori, un poco fumettistici e molto nostalgici al Pigneto o quello molto toccante alla scomparsa Laura, ritratta all’ingresso del mercato del Trullo.

In effetti i suoi supereroi sono molto più simili al protagonista di Lo chiamavano Jeeg Robot, la bella storia che ci ha regalato Gabriele Mainetti, ambientata proprio a Roma.

In piazza c’è sempre più fermento, l’inizio della performance è previsto per le sei, ma fortunatamente Solo ha bisogno di una pausa e così abbiamo modo di parlare.

Uno dei concetti che Solo ha ripetuto più volte è che «spesso le cose sono molto diverse da quello che possono sembrare».

Per esempio, il cubo, elemento fondamentale nella performance, diventerà completamente circolare nel video che tutti potranno vedere in streaming sul proprio telefono o computer, o direttamente sullo schermo Tv in piazza.

Il cubo potrebbe sembrare un edificio in miniatura e quindi ci si aspetterebbe di vedere Solo usare le sue bombolette e colori sulle sue superfici esterne, e, invece, il progetto prevede di giocare con quelle interne. Per Solo il gioco sarà più complicato del solito.

Solo lavora a questo progetto da tempo e mi racconta alcune delle situazioni che hanno portato lui, Tau e il gruppo Oniride alla costruzione del cubo e all’ideazione di quella speciale performance di live painting, trasmessa in streaming.

Tra una digressione e una sigaretta, emergono le sue idee e le sue riflessioni su temi significativi per il mondo dell’arte contemporanea come l’importanza della collaborazione tra artisti, il rapporto non sempre idilliaco con le gallerie, la contaminazione che si verifica (nei casi più fortunati) tra artisti che lavorano insieme. Nel caso di Solo sono importanti le numerose collaborazioni con Diamond, come quella per Atac o per il Roma Pride del 2015, e per chi conosce i due artisti sono lampanti le reciproche influenze nelle loro evoluzioni stilistiche.

Solo si lascia contaminare ed ispirare da moltissime situazioni e stimoli esterni, ed è probabilmente questo suo approccio molto “ricettivo”, l’elemento che rende la sua ricerca estetica sempre attuale, giovane e, forse inconsapevolmente, molto cool.

Discutendo di artisti che ci regalano grandi opere consapevoli della loro temporaneità, opere che possono anche finire in un museo, come è accaduto a quelle di Banksy, e di proprietà intellettuale dell’opera artistica, che potrà anche essere illegale, ma non negata al proprio autore, mi è venuto spontaneo chiedergli quale fosse la sua posizione rispetto ai fatti di Bologna che hanno coinvolto l’artista Blu.

Su questo argomento, molto delicato e complesso, Solo ha preferito non essere netto, ha infatti tagliato corto, con quello che ormai per me sarà il “motto” di Solo: «Le cose non sono così come sembrano».

Ho rivisto Solo dopo un paio di ore, all’inizio della sua originale e lunga (ben otto ore!) performance.

Era chinato per prendere una bomboletta dentro il cubo, e l’interno del cubo sullo schermo Tv appariva perfettamente circolare.

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Creativo nel lavoro e anche nelle piccole cose della vita. Disegna da sempre, scrive in ogni momento libero per dare sfogo alla curiosità. Se avesse la bacchetta magica renderebbe il mondo un po’ più queer.

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