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URBAN reACTION FIGURE: writing, fotografia urbana, parkour e breakdance al MACRO Testaccio

Dal 14 al 16 luglio la manifestazione animerà gli spazi espositivi della Factory tra arte, musica, danza e performance interattive

URBAN reACTION FIGURE nella Factory del MACRO Testaccio

Tre giorni di eventi, da Venerdì 14 luglio a Domenica 16 Luglio, al MACRO Testaccio per la manifestazione URBAN reACTION FIGURE, a cura dell’Associazione Acronimo s.a.s. di Alessandro Reni e Silvia Dawid Bishay, in collaborazione con Microspazio Architetture e Design Office.

L’obiettivo è quello di creare un happening nella Factory, coinvolgendo numerosi artisti e il pubblico in un continuum relazionale libero e partecipativo.

Due grandi zone allestite per l’occasione: la zona delle vasche, dove verrà raccontata la “strada” attraverso opere di writing, lavori fotografici sulla cultura urbana e performance di parkour; la zona atelier, invece, sarà destinata all’esposizione di tele e sculture degli artisti che hanno aderito all’iniziativa. Il piano di allestimento, a cura di Microspazio Architetture, prevederà un'area di accoglienza destinata ai visitatori nella zona immediatamente prespicente la zona vasche (pavimentazione sanpietrini), mentre il percorso di visita, tenendo conto dei caratteri distributivi del locale, si svilupperà liberamente tra il corridoio centrale e gli atelier.

Uno spettacolo senza sosta tra arte e musica, performance di danza ed extemporanee di pittura, il tutto condito dalla cultura Hip Pop che, come dichiarano gli organizzatori dell’evento, è «il perfetto esempio di come sia possibile rendere la propria vita un’opera d’arte e di come tutte le arti sono solo diversi mezzi per raggiungere un unico scopo: rappresentare sé stessi ovvero fare della propria vita un’opera d'arte».

Tanti gli artisti selezionati in base al loro background da writers – Hitnes, BOL, Gojo, Collettivo Arte da Rubare (Marco Canz Cantarelli, Zeitwille, emme.xvz, Pino Boresta, Francesco Bancheri, Mr Minimal, Daniele Tozzi, Andrea Gandini), Meyo, Hot Boys, Orgh e Nina, Fluido Artworks, 
Heman, Kiv, Nove, Marco Rea, Omino71, Solo, Diamond, Mr Klevra, Francesco Amorosino, Krayon, Fabio Petani, Iron Mould, Gesta Future, K2M, Guerrilla Spam, Rmogrl8120 
- insieme a Moveway, associazione sportiva della disciplina parkour, e Ostia Street Rockerz, la crew del breaking.

Collettivo Arte da Rubare

Interessante la presenza del collettivo Arte da Rubare / Art to be stolen, gruppo internazionale che da anni realizza in strada performance interattive seguendo sempre la stessa formula: lasciano in strada le loro opere che possono essere prese liberamente dai passanti, “rubate” appunto. Ogni opera presenta sul retro i contatti dell’artista a cui il “ladro” dovrà inviare un messaggio e una foto o video che ritrae la nuova collocazione dell’opera. Il verbo “rubare” perde così la sua accezione negativa per trasformarsi in una sorta di sinonimo della parola “creare”. Come dichiara il collettivo:

Il valore delle nostre opere è nel trasformare lo spettatore in un artista inconsapevole.

 

Per capire cosa hanno in mente di fare al MACRO Testaccio bisognerà attendere l'inaugurazione di venerdì.

BOL e l'immancabile pappagallo Lallo

Tra gli artisti nella zona atelier sarà presente BOL (Pietro Maiozzi), writer romano noto per aver sviluppato tra il 1995 e il 1996 il blob style o “tubismi”, oltre che il coloratissimo pappagallo Lallo, che da anni “svolazza” liberamente su muri, treni, insegne e adesivi sparsi per tutta la città. 

 

 BOL, PINACCI NOSTRI, spray su muro durante l'evento "Pinacci Nostri" a Pineta Sacchetti, Roma 2015

 

Abbiamo incontrato BOL prima dell'inaugurazione per avere qualche anticipazione sull'evento in programma.

Il tema scelto dagli organizzatori di questa manifestazione collettiva è “vita come opera d’arte”. Cosa significa per BOL vivere come un’opera d’arte o viceversa? Cosa ti aspetti dall'interazione con il pubblico? Ci sarà sicuramente Lallo il pappagallo, il tuo immancabile compagno di viaggio; quali altre sorprese hai in serbo per noi?

Intanto voglio rassicurarvi che Lallo il Pappagallo ci sarà con un autoritratto, ma parliamo piuttosto di come ho approcciato la mostra. Ho deciso di partecipare a questa mostra collettiva nello stesso momento che Silvia Dawid Bishay (organizzatrice dell’evento insieme ad Alessandro Reni con cui compone l’Associazione Acronimo) me lo chiese, non ho dovuto pensarci un attimo visto che la conosco da quando dipingevamo lo “stradone” che poi diventò Viadotto Gronchi (uno dei muri ora legalizzati di Roma in cui ho dipinto a spray dal 1990). Qualsiasi cosa organizza per me va bene, ho piena fiducia in lei e nell’entusiasmo che ci mette nelle cose che fa. Questa non è una “marchetta” fatta per ingraziarmi la curatrice (che di certo non ha bisogno dei miei complimenti per apprezzarmi), ma fa parte di quello che intendo per «vita come opera d’arte». Non corrisponde esattamente alla frase di D’Annunzio, ma per me sicuramente vengono prima le persone e poi quello che fanno, se mi piace il loro approccio alla vita non mi importa per niente cosa producono a livello artistico. Ognuno si nutre di quello che preferisce e quindi produce attraverso la sua esperienza la sua opera. Posso dare un giudizio di gusto rispetto alla piacevolezza che provoca in me un’opera, ma è totalmente secondario all’opinione a livello di persona che ho dell’artista. Puoi essere bravissimo tecnicamente o puoi avere un successo incredibile, ma se non hai il mio rispetto per me vali meno di zero anche come artista perché sicuramente le tue opere non avranno nulla di piacevole da comunicarmi.

 

                                 BOL, Sirena

Per capirci meglio vi presento l’ideazione di una delle opere che esporrò durante la mostra. Il titolo è Sirena: per cantare al cuore degli altri bisogna averne uno funzionante. La scelta di farla interattiva deriva dal fatto che solo l’interazione del pubblico dà senso all’esposizione di questa opera. Le leggendarie sirene attraevano i naviganti colpendoli al cuore con la passione dei loro canti melodiosi prodotti da corpi seducenti e questa particolare sirena necessita proprio di un pubblico attento ed attivo per svolgere la propria opera. Fare della propria vita un’opera d’arte per me significa che la mia persona e quelle che mi circondano sono tutte protagoniste al centro dell’opera, è dalla soddisfazione dei nostri sogni-bisogni che viene la necessità di fare opere. In questo senso non conta la grandezza dell’opera, ma la misura dell’ampiezza dei sorrisi che riuscirà a scatenare. Un’emozione condivisa ripaga ogni sforzo. Meno opere pittoriche, ma più “opere di benessere collettivo” è l’obiettivo prioritario della mia ricerca artistica in questo momento, perché i numeri non contano, il cuore delle persone sì.

Per il programma completo della manifestazione cliccate qui.

 

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Storico dell’arte, archivista e curatore. 

Per contattarla direttamente, scrivile 

a: simonapandolfi@romaitalialab.it.

Cresciuta in una tranquilla città di mare, ho sempre mirato lo sguardo verso orizzonti indefiniti. Poi è arrivata la frenetica e caotica Roma e qui adoro perdermi tra i vicoli e le storie di quartiere. Non riesco a stare ferma, ho bisogno di fare più cose contemporaneamente, sempre credendoci! Sognatrice e idealista, amo mixare le mie passioni: arte, fotografia, poesia, cinema e teatro... altrimenti mi annoio. 

Come un cannibale di notte divoro libri e serie tv, oppure scrivo tutto quello che mi passa per la testa e che non farò mai leggere a nessuno. Raccolgo oggetti trovati per strada, sono sempre alla ricerca di nuovi amuleti.   

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