Amor sacro e amor profano

Qualche riflessione sul famoso dipinto di Tiziano, conservato alla Galleria Borghese, simbolo universalmente riconosciuto della dicotomia fra amore spirituale e amore terreno.

Il tema di questa edizione mi ha condotto d’istinto al celebre dipinto di Tiziano conservato alla Galleria Borghese. Il titolo in realtà fu dato due secoli dopo la sua realizzazione, ultimata nel 1515, e anche se non “collima” con le recenti interpretazioni rispecchia l’emblema di ciò che oggi il quadro rappresenta universalmente: l’idea di amore, più precisamente di quella dicotomia che da Platone ad oggi ha portato all’immagine di un sentimento “schizofrenico”, capace di abbassarsi agli istinti terreni o elevarsi agli spiriti più puri.

La tela ci mostra due soggetti principali: due donne, una vestita e una seminuda, separate da un amorino, appoggiate ad un sarcofago ed inserite in un contesto bucolico. Si tratta di un Tiziano ancora giovane, ma già in grado di sfoggiare quell’abilità che gli consente di creare plasticità con l’uso del colore e vividezza grazie ad un sapiente tonalismo. Un’abilità che lo porterà più tardi all’ abbondono del disegno per un’adesione totale alla duttilità dell’impasto cromatico e farà di lui il padre ante-litteram dell’impressionismo.

Nell’opera in questione ammiriamo la resa “materica” delle vesti, la “verità” delle carni e la fusione armoniosa di sfondo e figure mentre più sfuggevole diviene il senso. Se infatti è comunemente accettata la versione che vede nella donna vestita la Venere terrena, simbolo dell’amor profano e nell’altra la Venere celeste, allusione all’amor sacro, esistono in realtà differenti interpretazioni. C’è chi l’ha pensata in chiave letteraria1, chi in chiave filosofica2, ma la lettura più accreditata fra gli studiosi è quella che affianca al metodo iconologico l’analisi del contesto storico e sociale. In effetti la scoperta di fonti che chiariscono la committenza e le circostanze in cui fu realizzato ci dicono che si tratta di un dono nunziale richiesto da Niccolò Aurelio, un politico della Repubblica veneziana, per la futura moglie, Laura Bagarotto, figlia di un giurista padovano che lo steso Aurelio contribuì a condannare e mandare a morte. Insomma un dono che avrebbe dovuto far miracoli nell’indurre la giovane al perdono e alla concordia.

La donna a sinistra allude dunque alla sposa, il vestito sia nella foggia (tipica nunziale del tempo) che nei colori (bianco virginale e rosso sensuale) ne rimarca lo status, mentre la donna seminuda a destra rappresenta Venere, dea dell’amore ma anche della pace e dell’ idillio spirituale, simboleggiato dalla lampada (luce divina). Al centro delle donne un amorino si sporge su un sarcofago che è stranamente pieno d’acqua. In realtà è tomba e fontana insieme, e celebra, in questo caso, l’idea di amore capace di ricomporre le liti temperando gli animi, mescolando le acque, e trasformando il ricordo doloroso di morte in progetto sereno di vita. A conferma di questa lettura una lunga serie di simboli: i conigli, sulla sinistra, simbolo di tenerezza e fecondità. I miti di Proserpina e Venere e Adone, sul fregio del sarcofago, celebrano l’amore passionale, e, sempre sul sarcofago/fontana, gli stemmi delle famiglie degli sposi alludono l’unione ricomposta.

Ovviamente la cronaca della vicenda rimane velata, la sposa non è il vero ritratto di Laura e il paesaggio non è identificabile con un preciso luogo geografico. Esisteva infatti una precisa regola che sanciva la ferrea dicotomia tra immagine e realtà ed esigeva l’uso dell’allegoria per rappresentare una storia privata. Forse proprio questo contribuisce a fare del quadro un’immagine universale, scissa dalla contingenza della creazione, e di attraversare i secoli senza perdere il suo valore.

 

1. Trasposizione dellHypnerotomachia Poliphili, un poemetto allegorico a carattere pastorale, un best seller della fine del ‘400, molto diffuso. Secondo tale interpretazione a sinistra troviamo Polia persuasa all’amore e a destra Venere sulla tomba di Adone.

2. Alludendo all’ambiente neoplatonico di cui facevano parte i committenti di Tiziano e interpretando la dama vestita come la Venere terrena e l’altra come la Venere divina.

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Passaporto ormai logoro e laurea in storia dell’arte confermano il pallino per i differenti “volti” del mondo e gli artisti contemporanei, suo ambito anche professionale. Ipercritica con discrezione ama la tenacia e la passione capace di “rivoluzioni”.

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