Cecilia Cicci

Il Cimitero Acattolico di Roma, luogo di memoria, fonte diretta del ricordo

Un luogo è sempre un ricordo evocativo, tocca la nostra memoria legata ad un’esperienza; suoni, odori, colori, di rimbalzo entrano nella nostra mente e ci disegnano un momento o una persona, un qualcosa che ha fatto parte della nostra esistenza. Possiamo sfuggire da esso, ma il nostro archivio ha un peso importante, che rimane impresso per sempre o almeno fino alla nostra memoria o dove riesce ad arrivare.
Il termine “luogo di memoria” deriva dall’opera di Pierre Nora, Les Lieux de Mémoire, in cui afferma:

«luogo della memoria è una unità significativa, d’ordine materiale o ideale, che la volontà degli uomini o il lavorio del tempo ha reso un elemento simbolico di una qualche comunità […] Il luogo della memoria ha come scopo fornire al visitatore, al passante, il quadro autentico e concreto di un fatto storico. Rende visibile ciò che non lo è: la storia […] e unisce in un unico campo due discipline: la storia appunto e la geografia».

Su questo argomento si sono soffermati molti studiosi, soprattutto europei, che ne hanno delineato un significato plurale di situazioni e significati; la memoria, fissata in un luogo, può assumere varie forme, attraverso differenti modalità di linguaggio e comunicazione, determinando una riconoscibilità che richiede ogni volta approcci diversi.

Un luogo è un contenitore di una o più storie perché esso vive nel tempo e quindi può essere attraversato e abitato da storie diverse; a volte resiste e quindi viene preservato, altre dimenticato, toccando diverse culture e differenti sensibilità. Un luogo parla ad intere comunità e aggregazioni sociali, sollecita coscienze e curiosità individuali. La possibilità di percepire la storia e la memoria descritte in un luogo, dipendono dalla condizione del tempo presente da cui lo si osserva e dalla condizione del luogo stesso.
I luoghi di memoria per eccellenza sono i musei, i monumenti ai caduti, i cimiteri; proprio questi ultimi, sono considerati i veri e propri luoghi di memoria perché testimoniamo una realtà e permettono di comprenderne gli avvenimenti passati. In questi luoghi, sia civili che militari, la volontà è quella di “conservare la memoria”.

A Roma, nel quartiere di Testaccio si trova un luogo veramente suggestivo, il Cimitero degli Artisti e Poeti o Cimitero Acattolico (antico divieto di dare una sepoltura in terra sacra ai non cattolici: protestanti, ortodossi, suicidi o semplici stranieri di passaggio). Tra la fine del Settecento e inizio Ottocento, questa zona della campagna romana, a ridosso delle Mura Aureliane e della Piramide di Caio Cestio, venne riconosciuta come zona di sepoltura e quindi degna di una recinzione, grazie soprattutto all’intervento e impegno di ambasciate e rappresentanze diplomatiche straniere. Infatti la maggior parte delle anime che riposa in questo luogo sono cittadini stranieri: artisti, scrittori o giovani studenti che nel periodo del Neoclassicismo, erano soliti fare viaggi nell’affascinante e romantica Italia, alla ricerca della bellezza e che trovava spesso il suo epilogo nella morte.
Molti sono i personaggi noti all’umanità; una delle storie più significative, che trova ormai posto nell’eternità, è quella dell'artista statunitense William Wetmore Story (1819-1895), il più importante scultore americano che visse a Roma per quarant’anni, la cui tomba, in onore di sua moglie, è diventata icona dello spirito romantico del luogo, e meta di pellegrinaggio di adolescenti “gothic” e giovani fotografi e artisti tormentati.
Effettivamente la scultura-tomba merita davvero un momento; L’Angelo del dolore (Angel of Grief) si mostra ai nostri occhi con tutta la passione di questo mondo, fatta di pietra, cade molle e si abbandona al dolore che quando sei lì hai voglia di scuoterla per le ali per dargli conforto. L’artista morì poco dopo averla terminata e venne sepolto proprio lì, un quella casa da lui stessa plasmata.
Un’altra storia, dalla cornice parecchio straziante e quindi romantica è quella del poeta inglese Shelley, marito di Mary - celebre autrice del romanzo Frankenstain, che annegato al largo della costa Toscana e cremato sulla spiaggia di Viareggio, le sue ceneri sono conservate qui, mentre il suo cuore riposa in Inghilterra accanto a sua moglie.
L’itinerario nel cimitero continua e ci porta ad incrociare la tomba del poeta inglese John Keats, seppellito nella parte più antica del Cimitero e di Antonio Gramsci, uno dei pochi italiani che ha avuto l’onore di riposare qui.

Le storie all’interno del Cimitero sono molte, artisti, poeti, viaggiatori, filosofi che a cavallo di due secoli e provenienti da diverse parti del mondo decisero di incrociare il loro destino nella città di Roma e di rimanere qui, in questo luogo per l’eternità.
Il mio consiglio è quello di camminare senza meta, il luogo ve lo permetterà, così da trovarvi davanti una tomba scolpita con maestria, come fosse un libro di favole e scoprire chi da molti secoli vi riposa; qualcuno lo riconoscerete, perché parte di studi, curiosità e comunque fa parte della nostra memoria, altri ce li appunteremo e appena tornati a casa andremo a cercare il loro nome, per scoprire la vita e perché no, la morte, quel momento che tanto ci fa orrore, ma che dopo aver visitato questo luogo un po’ allieterà le nostre anime.

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Roma mi ha adottata, ma il mare mi ha vista nascere.

L’arte in tutte le sue forme e colori è respiro. Libertà e consapevolezza.

Cercare la bellezza e trovarla in una foto o in un quadro mi fa sentire una persona viva. Questo senso di liberà voglio farlo conoscere ad occhi sempre nuovi, sempre diversi. 

La macchina fotografica è il mio taccuino, dove racconto storie nuove.

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