Il giallo nelle opere di Paolo Assenza

Paolo Assenza,
[ph] Sebastiano Luciano Paolo Assenza, "Paesaggio di scirocco", 2015

Nelle poetiche tonalità del giallo prendono forma o non-forma i paesaggi irreali di Paolo Assenza, caratterizzati da trasparenze cromatiche e delicati strati di velature.

L’artista Paolo Assenza vive e lavora a Roma, anche se la sua famiglia, come lui stesso mi riferisce, ha origini «sparse nel Mediterraneo». La sua formazione artistica avviene inizialmente nei laboratori dell’Istituto d’arte Roma Tre, dove coltiva anche una vivace passione per il teatro, poi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove studia scenografia. Le lezioni di storia dell’arte del professore Alberto Boatto lo spingono a considerare la pittura come possibile mezzo espressivo delle sue ricerche; inizia a dipingere, realizzando dei primi lavori figurativi.

Nel 1996, un po’ per caso e un po’ per curiosità – come mi racconta – si reca al caffè Zoe Spazio Arte di Via Dei Falisci (oggi chiuso), dove scopre un «modo diverso di vivere l’arte, dall’interno». Qui frequenta il Gruppo Cerere e molti artisti che dalla fine degli anni Novanta hanno animato il fervente ambiente culturale del quartiere San Lorenzo. Nel 1997, sempre al caffè Zoe Spazio Arte, conosce l’artista Bruno Aller, che l’anno seguente lo invita a lavorare in un cantiere di decorazione.

Inizia così il percorso artistico di Paolo Assenza, alternando opere di decorazione a lavori di scenografia, senza però dimenticare la sua vera urgenza espressiva: la pittura.

Come ha giustamente sottolineato Bruno Aller, «nel suo articolato percorso Assenza ha sempre mantenuto un rapporto preferenziale con la pittura, ciò si nota anche quando sollecitato da ulteriori necessità espressive si misura con azioni performative, installative, video o con operazioni multimediali è sempre la pittura e solo la pittura che muove il suo registro linguistico».

Dall’artista, infatti, la pittura è vissuta come un “piacere dell’anima”, un’esigenza interiore che ha bisogno di emergere in superficie, anche quando è impegnato in altre realizzazioni, come le installazioni, dove recupera l’attitudine a “giocare con lo spazio” tipica del teatro. Lo stesso Assenza mi riferisce di prediligere la pittura, ma di sentire costantemente il bisogno di “affiancarla” ad altre ricerche e linguaggi espressivi: «non mi definisco unicamente pittore, forse un artista trasversale».

Dalla fine degli anni Novanta ai primi del Duemila, Assenza si è concentrato sull’ideazione di una serie di lavori pittorici che potremmo definire “quasi astratti”, perché conservano velatamente un discorso figurativo.

Successivamente, recuperando i temi figurativi delle sue primissime tele, l’artista ha realizzato una serie di opere incentrate sull’idea dell’ombra che si proietta sul supporto della tela “mettendo in scena” delle rappresentazioni visive. L’artista era rimasto colpito dall’incomunicabilità urbana del suo quartiere, Cinecittà, e dai grandi e alienanti palazzoni di Via Tuscolana: «La mia ombra proiettata creava un gioco di specchi, un riflesso che mi incuriosiva». La stessa suggestione dell’ombra, ritorna nella realizzazione di una successiva serie di lavori, in cui le ombre si trasformano in silhouette riprese da immagini fotografiche e per la prima volta inizia a usare il colore giallo. Fino a quel momento, infatti, Assenza aveva scelto quasi sempre il “rassicurante” blu per trasferire in pittura le sue sensazioni.

Negli ultimi anni, nelle sue opere ha più volte utilizzato il giallo, soprattutto nella serie di “paesaggi immaginativi” ideati tra il 2014 e il 2015. Gli chiedo di trovare tre parole per descrivere il giallo. Mi risponde «maggio, giugno, luglio», i mesi in cui ha realizzato questi paesaggi interiori. Dietro queste opere c’è il bisogno di «uscire dal freddo» di quelle sensazioni emotive che solo con il blu era riuscito a trasmettere.

Per questi nuovi lavori, quindi, Assenza decide di utilizzare principalmente il giallo indiano, partendo dall’immagine mentale del deserto. Come titolo utilizza il termine Hodoeporicon, preso in prestito dalla “letteratura di viaggio”. Si tratta di rendere visibile, come un racconto a capitoli, le tappe di questi personali “cammini mentali”. L’artista sente momentaneamente la necessità di “sfuggire” dalla realtà e dalla figurazione, per approdare a una ricerca astratta e immaginativa. Prevale anche il bisogno di cercare un gesto specifico e liberatorio, lo trova: il gesto della mano che procede in orizzontale sulla tela, che rievoca gli “orizzonti emotivi” della sua psiche viandante.  

Come supporto utilizza la tela o la carta, su cui procede progressivamente con una tecnica mista di olio e acrilico e per sovrapposizione di tracce di giallo. I colori risultano liquidi, stesi ricercando l’effetto dello sgocciolamento. Il suo procedere sul supporto prevede diverse fasi e continui passaggi, quelli necessari per arrivare al risultato finale che si vuole raggiungere, ma è anche “guidato” dal caso, perché la casualità è sempre una componente imperante nel processo pittorico. Nelle poetiche tonalità del giallo prendono forma o non-forma i paesaggi irreali di Assenza, caratterizzati da trasparenze cromatiche e delicati strati di velature.

Parlando con Assenza dei suoi ultimi lavori, non posso non notare come l’artista abbia raggiunto un personale equilibrio tra il fare e la parola; in maniera naturale, mi illustra il proprio percorso artistico, analizzando con maturità le tappe fondamentali che hanno caratterizzato l’evoluzione della sua ricerca pittorica.

Conclude raccontandomi di uno dei suoi ultimi lavori, l’installazione site-specific intitolata Del corpo senza peso, realizzata negli Spazi dell’Associazione Culturale Tralevolte e ispirata simbolicamente alla Scala Santa. Di questa esperienza ricorda il silenzio reverenziale dei visitatori, lo stesso silenzio che ora sta spingendo l’artista a indagare ulteriormente il mistero che si cela dietro questo simbolo, la scala, che ammette di non aver ancora compreso del tutto. Nelle sue ultimissime opere, infatti, Paolo Assenza si sta concentrando su un altro colore, il nero, e su un elemento che sale, che ipoteticamente interpreta come una sorta di «scala alla fine dell’orizzonte».

 

© Riproduzione riservata
Condividi questo contenuto
Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Pin on PinterestTweet about this on Twitter

981 visualizzazioni

Storico dell’arte, archivista e curatore. Iperattiva, sognatrice, ama scrivere e scattare fotografie. Il cambiamento è una costante della sua vita. Raccoglie oggetti per strada, è sempre alla ricerca di nuovi amuleti.