[ph] Oliver Astrologo

Gli amanti dei luoghi abbandonati

Ci sono coloro che cercano di far rivivere i luoghi perduti della nostra città e chi invece li svuota. Una battaglia? No. La motivazione poi è una sola: fotografare. Il complice è Instagram!

Sono sempre di più i luoghi al mondo lasciati andare.

Persi, per sempre, o quasi. La loro destinazione d’uso e di conseguenza la loro fruibilità è ormai un vano ricordo basti pensare ai cinema, ai cantieri infiniti o a quei vanitosi scheletri di cemento armato.

Se questi sono esempi lampanti di come sono ridotte le nostre città ecco che prontamente c’è chi li denuncia: «perché si è arrivato a questo?»

Le giustificazioni sono tante, a volte anche vaghe o peggio ancora ripetitive. La situazione è insostenibile e spesso la causa del male è la società di oggi, il suo mutare.

Poi, per fortuna, in questa ci sono «i nostalgici» che armati di corpo macchina e obiettivo o di inseparabile smartphone dicono «no all’abbandono» e sono pronti a mettere in gioco le loro armi vincenti: la bravura ma anche l’intenzione di sfornare progetti inediti, con un chiaro obiettivo da trasmettere e con il sogno di avere sempre più visibilità. La rete e i social network spesso premiano. D’altronde la comunicazione visiva qui è davvero potente.

Instagram è uno di questi, vetrina seguitissima in rapida crescita con account ben precisi che collezionano in maniera manicale i luoghi dell’abbandono vedi @ig-urbex o @edificidismessi. Nella galleria di quest’ultimo non potevano non esserci gli scatti di @oliverhl.
Oliver Astrologo, 35 enne è un fotografo romano ma anche videomaker e regista, in due parole un amore viscerale per la città, per il suo lato bello, più ovvio, e quello misterioso fatto di scheletri silenziosi e immutabili.

«Sono ormai dieci anni che nei weekend mi armo di macchina fotografica e vado alla ricerca anche di luoghi "senza vita"». Roma ne è piena, in centro come in periferia. «Sono loro gli spunti privilegiati per la mia ricerca, luoghi da fotografare,  far sembrare meno freddi con l’ausilio di un soggetto umano che viene ritratto».

Si perché a @oliverhl non interessa scattare il luogo così come è. L’intenzione è piuttosto quella di portare l’essere umano lì, come se questo luogo  possa essere ancora accogliente, da vivere ancora.

Tra i suoi ultimi progetti fotografici c’è persino una casa che sembra appartenere ad un’altro pianeta e che invece è stata progettata dall’Architetto Perugini, a Fregene, negli anni ‘60. E ancora il manicomio della Marcigliana, i magazzini generali o la Vela di Calatrava costata ben 250 milioni di euro e ora dismessa.

«Chissà se un giorno riuscirò ad avere tanto materiale per una mostra-evento. L’ideale sarebbe se il mio progetto potesse diventare una memoria storica quando questi luoghi "moriranno per sempre"» ci svela. E nel frattempo ha già in mente che l’area alle spalle di Porta Portese possa essere il prossimo luogo dismesso da fotografare prima che questo venga riadattato ad un progetto di riqualifica che si sta attuando, si spera.

Ma contro i luoghi dell’abbandono ci sono anche quelli affollati nella quotidianità urbana.

E allora ecco che arrivano in soccorso delle «menti» con l’intenzione di far morire questi luoghi, almeno per qualche ora. Un maleficio? No, piuttosto un progetto di comunicazione mirato e in linea con i tempi.

I soggetti sono i musei, i teatri, le redazioni dei quotidiani  più autorevoli e persino gli stadi. Luoghi che diventano «nudi», vuoti, per fascino, per esibizionismo.

È il fenomeno #Empty nato a New York nel 2013.

«Iniziò tutto al Metropolitan Museum of Art (MET), poi fu la volta del MOMA di New York, poi Londra con la Royal Opera House...» -  si racconta in rete.

Roma ha risposto con la Galleria Nazionale di Arte Moderna poi più recentemente con i Musei Capitolini, i Musei Vaticani, grazie ad un progetto strutturato ideato da Erica Firpo, l’#emptymuseo, per arrivare all’Auditorium Parco della Musica. Gli instagramers – il popolo che usa instagram – sono sempre gli unici abitanti ammessi a questi appuntamenti. Partecipare è un privilegio. L’invito è in alcuni casi obbligatorio e allora l’empty diventa qualcosa di esclusivo.

Matteo Acitelli, @matteoacitelli e fondatore di @igersroma, è uno di questi. «Spesso frequentiamo i luoghi di Roma per un altro scopo: un concerto, una mostra, una partita e perdiamo la visione generale del luogo, la bellezza del «contenitore» come quello architettonico per esempio. Riuscire poi a fare una bella foto diventa impossibile se c’è troppa gente».  Gli #empty diventano così un un mezzo di comunicazione efficace di forte impatto promozionale per il luogo da immortalare: 100, 200, 300... foto su instagram.  Il social network di proprietà di Mark Zuckerberg acquista credibilità.

«L’altro giorno ero all’Oasi di Ninfa dove @igerslatina ha organizzato #emptyninfa. Eravamo 150 instagramers provenienti da tutto il Lazio, la bellezza di quel luogo era solo per noi. Matteo prima ancora è stato ai Musei Vaticani per #emptyvatican. «Non capita tutti i giorni di avere un museo tra i più importanti al mondo completamente vuoto». Erano 6 instragramers che muniti di smartphone e con un pizzico di creatività in testa, che fa parte del «gioco di instagram», hanno potuto vivere questa magica esperienza e scattare a raffica. E parlando di desideri... «chissà che un giorno al Colosseo non possa esserci il prossimo #empty e allora i nuovi gladiatori saranno gli instagramers» – conclude Matteo con il sorriso.

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Ufficio stampa e account nella vita di tutti giorni, nel tempo libero si abbandona a: viaggiare, cucinare, scoprire “il nuovo del mondo”. Insieme a lui porta sempre il suo smartphone per scattare senza sosta e postare sui social. La macchina fotografica? Ce l’ha, è pure bella, ma è nel cassetto (almeno per il momento).

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