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[ph] Lurdes R. Basolì

Lurdes R. Basolì e il filo di Arianna

Una giovane fotografa decide di denunciare al mondo politico internazionale e all’opinione pubblica la situazione di una città che supera i limiti del dramma, grazie ad un lavoro rischioso e coraggioso.

Caracas, una delle città più violente del mondo, un labirinto quasi sconosciuto nella sua drammaticità umana, sociale e politica. Una città pericolosa. 

Una giovane fotografa si avvicina per caso a questa realtà, si ferma per raccontarne brevemente alcune vicende particolari e decide poi di denunciare al mondo politico internazionale e all’opinione pubblica una situazione che supera i limiti del dramma, grazie ad un lavoro rischioso e coraggioso.

Vincitrice nel 2010 del premio Inge Morath e Magnum Foundation, Lurdes R. Basolì, con la sua forza e crudezza espressive, ci porta direttamente al cuore del nostro argomento, i circoli viziosi, quelle vicende in cui cause ed effetti si confondono fino a compenetrarsi l’un l’altro, rendendo impossibile una qualsiasi via di uscita.

Il meccanismo inarrestabile di violenza cieca e barbara che nasce nell’ignoranza, nelle diseguaglianze sociali e nella povertà, cause e conseguenze di una vita disumanata, si ripete all'infinito: Caracas è un paradigma di tutte le situazioni simili che purtroppo infestano il nostro tempo, toccando anche realtà italiane raccontate da autori come Pasolini, Moravia e Saviano. 

La Sucursal del Cielo è un lavoro che non avrebbe quasi bisogno di essere commentato, l’autrice non si sofferma su una visione panoramica di questa situazione, ma con coraggio non comune e con straordinario talento, scava, indaga, sente, partecipa e cerca, tra le ombre, una speranza di luce.

È questa una testimonianza visiva del volto dei violentissimi barrios di Caracas, descritti così dal curatore Gerardo Zavarce: «una città che non si rende conto dei suoi morti, forse perché nessuno in realtà si sente vivo».

Colpiscono i volti sperduti nell’inconsapevolezza di uomini e donne privi dei più elementari diritti: la dignità di un lavoro, la mancanza totale di istruzione, la povertà endemica, la disuguaglianza e le ingiustizie, l’indifferenza delle istituzioni che provoca e alimenta una diffusissima corruzione, ognuno di questi aspetti concorre a creare il gorgo della violenza, che si esprime anche nello squallore degli ambienti in cui la gente è costretta a sopravvivere.

Appare evidente che la popolazione non è più in grado, né probabilmente sente la necessità di riscattarsi e liberarsi. 

Il vero dramma sta nel vivere la quotidianità di quell’inferno come anonima normalità, nell’incapacità di riconoscerne l’aspetto tragico e soprattutto di comprendere le cause degli eventi. Per questa ragione Lurdes R. Basolì, che non è una fotografa di conflitti e che non aveva mai precedentemente affrontato la violenza come problema, sceglie di proseguire questa sua indagine con un progetto personale e triennale.

In una recente intervista le ho chiesto se si sia mai sentita chiusa in una condizione apparentemente senza vie d’uscita. 

Mi ha risposto che nella vita, tutti corriamo il rischio di cadere in situazioni del genere: quanto a lei, la fotografia ha rappresentato il momento della conoscenza di se stessa e del mondo circostante, determinando domande e ricerche che sono strumento di difesa dalle cadute e di liberazione psicologica. 

Se volessi concludere, riconoscendo nel labirinto di Cnosso una rappresentazione  simbolica del circolo vizioso, direi che dobbiamo sperare ed agire come Arianna ci insegna, giovane donna che è simbolo di compassione e amore, perché ci si apra la via di uscita, unica e vera.

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Fotografa e curatrice, interpreta l’arte fotografica come un mezzo privilegiato di indagine sulla bellezza e sulle gravi minacce che la insidiano. Scorre nelle sue arterie spirito di giustizia mentre nelle vene il mare in risalita verso il cuore. Amante degli animali, nutre per i gatti un autentico culto.

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