MAAM: Quando l'arte è in connessione con il mondo

Un museo, un luogo libero in continua evoluzione, in connessione con lo spazio e le persone e di valore culturale e sociale inestimabile.

Nella periferia est di Roma - zona Tor Sapienza - al civico 913 di via Prenestina, si trova Metropoliz_città meticcia. Una vecchia fabbrica di salumi dismessa e abbandonata che è occupata ormai da sette anni da circa duecento persone. Famiglie intere con bambini, persone sole di varie etnie trovano qui il loro spazio abitativo, non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto psicologico e sociale. Nasce così una “comunità colorata” meticcia nei suoni, profumi, linguaggi… disconnessa dal resto della città, ma che trova un punto di forza nella condivisione e convivenza.

Metropoliz è un grande esempio di recupero, valorizzazione, integrazione e sperimentazione di una nuova convivenza urbana, che restituisce alla città uno spazio pubblico.

 

Alcuni movimenti associativi a sostegno dell’occupazione di Metropoliz, hanno presentato una petizione per riqualificare lo stabile rendendo gli spazi residenziali in armonia con le necessità culturali e sociali della zona, per la realizzazione di uno spazio eco-compatibile.

Questa proposta viene accolta da due antropologi e film-makerGiorgio De Finis e Fabrizio Boni, i quali decidono di girare un film sulla realtà di Metropoliz; il progetto, chiamato Space Metropoliz, utilizza il cinema come strumento di aggregazione, progettazione e trasformazione del territorio con lo scopo di contribuire alla rigenerazione socio-ambientale del Metropoliz, e come dispositivo per entrare nella città meticcia e raccontare le storie, i sogni e le ambizioni. L’idea è quella di progettare e realizzare insieme agli abitanti e il quartiere un nuovo spazio di convivenza e connessione tra la città meticcia e la città di Roma.

 

 

Di fronte a questa “utopia” viene utilizzata la metafora della Luna, dove nei trattati internazionali la definiscono come patrimonio comune dell’umanità e dove sono bandite, oltre alle armi, qualunque forma di appropriazione nazionale o rivendicazione di sovranità, nonché l’esercizio della proprietà privata.

Metropoliz è la Luna sulla Terra, dove una navicella è stata costruita pronta a partire proprio sulla Luna, ovvero Metropoliz. Per alcuni mesi lo staff cinematografico e gli abitanti della città meticcia lavorano a stretto contatto allestendo degli spazi per la realizzazione del film; molti artisti sono stati coinvolti in questo progetto per decorare quei luoghi: Gian Maria Tosatti, tra i primi artisti intervenuti, realizza con dei bidoni di petrolio, un telescopio che irrompe nell’alto della torre della fabbrica segnalando ai passanti che qualcosa all’interno di quello strano posto stava accadendo. Ancora una volta l’Arte è quel mezzo che unisce realtà diverse seppur disconnesse tra loro, ad avviare un processo di connessione ed unicità. Giorno dopo giorno la Street Art diventa protagonista di quelle pareti ormai anonime e, con la conclusione delle riprese, inizia una nuova storia per Metropoliz che è quella del MAAM - Museo dell’Altro e dell’Altrove. Gli abitanti ormai coinvolti e ascoltati, chiedono ai due antropologi, Giorgio e Fabrizio, di restare lì; la loro presenza è stata importante, li hanno resi protagonisti di una storia astrologica non troppo lontana da Metropoliz, che cambia decisamente aspetto.

 

 

Ad oggi più di trecento artisti contemporanei hanno realizzato qualcosa per il MAAM e per gli abitanti; le opere sono integrate alla perfezione sia con gli spazi della ex fabbrica, ma soprattutto con le vite e storie degli abitanti, la cucina comune, i cortili dove i bambini giocano, la ludoteca, tutto è sposato, connesso alla perfezione con quella realtà. L’Arte ha dato a Metropoliz un senso di protezione, a difesa dell’occupazione, sgomberarla significherebbe perdere una ricchezza per la città intera. Il MAAM ha un valore culturale e sociale inestimabile, nulla di meno di un Museo istituzionalmente riconosciuto, ed è così che immagino un Museo, un luogo libero, in continua evoluzione, in connessione con lo spazio e le persone, che racconti delle storie, pronto ad assorbirne delle nuove al momento della semplice fruibilità. L’Arte nasce dalle persone e dalla vita reale, spesso nei Musei istituzionali la percezione è quella del distacco, della disconnessione tra noi e l’opera d’arte creando così una barriera. Il MAAM è apertura, accoglienza, è varcare la porta senza sentirsi ospite

Sul concetto dell’abitare l’artista Iginio De Luca realizza ExPATRiE, un progetto eseguito dentro Metropoliz, dove si concentra sulla realtà abitativa cogliendone un aspetto poetico; De Luca, infatti, ha incontrato gli abitanti e le famiglie, è entrato nelle loro case instaurando con loro un rapporto speciale. Lo stesso artista dichiara:

«Penso a quanto sia cruciale il tema dell’abitare e quante metafore sviluppi: lo spazio domestico è anche una questione politica oltre che privata, di responsabilità nazionale perché parla di rifugi, di asili contro la fame, di viaggi, di perdita di certezze e di avventure verso l’ignoto […] La storia soggettiva si intreccia alla storia collettiva, storia di confini, contesti di transito in perenne sospensione in un cortocircuito simbolico tra privato e pubblico, tra casa e nazione».

Qui il video che racconta il suo progetto. 

https://vimeo.com/173776071

«Metropoliz non ha rubato nulla a nessuno, Metropoliz ha restituito qualcosa al territorio di Tor Sapienza, ha restituito qualcosa alla città di Roma…». 

 

Il MAAM è aperto tutti i sabati.

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