“Chiudo gli occhi e riesco a ricordarla com’era”

«La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni, ovvero quella funzione psichica o mentale volta all’assimilazione, alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di ricordo, di informazioni apprese durante l’esperienza o per via sensoriale». Questa è una delle tante definizioni di memoria che si può trovare nella rete.



Io credo che si deve cominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi per capire che in essa consiste la nostra vita. La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, il nostro agire. Senza di essa non siamo nulla…

Tutti abbiamo bisogno di ricordi.

Quante vite viviamo, quante volte si muore…



Per me i ricordi sono flash, lampi improvvisi che squarciano la mente facendo affiorare immagini che provengono dal nostro passato ma che possono appartenere al nostro futuro. Sono talmente tanto nascosti nella nostra mente che possono essere una premonizione che anticipa il nostro futuro. Cosa siamo stati nel nostro passato? Siamo così inconsapevoli che quelle stesse immagini possono appartenere al nostro sconosciuto futuro.

Chiudo gli occhi e riesco a ricordarla com’era, frammenti che si fanno sentire anche se non vorresti, li metti insieme e ritrovi il sapore di una persona e capisci quanto ti mancano. Cos’è questa una visione che appartiene al nostro passato o è il desiderio di quello che vorremmo ci accadesse?



Quando siamo svegli usiamo solo una parte del nostro cervello, quando dormiamo e liberiamo la nostra anima dal corpo la nostra mente è capace di fare quasi ogni cosa. Quando sogniamo creiamo e percepiamo un mondo nello stesso momento e la nostra mente lo fa così bene che non ce ne accorgiamo. Ecco cosa sono i nostri ricordi.

Sia che i ricordi si affaccino in modo sporadico, sia che si ripresentino di continuo, per prima cosa non dobbiamo tentare di scacciarli. Se sono dolorosi e arrivano come una fitta, percepiamo il dolore, lo dobbiamo accogliere, lasciarlo espandere per qualche secondo. Così gli permettiamo di svolgere la sua funzione, che è sempre trasformativa, mai punitiva.



Sintetizziamo il ricordo in poche immagini significative, che si possono isolare e far crescere nella mente. Percepiamo quello che sentiamo, riattiviamo le stesse emozioni e gli stessi sentimenti, avvertiamo l’energia di quel momento. Anche se negativa essa contiene elementi preziosi ma che non abbiamo ancora digerito, altrimenti non tornerebbero, perché ancora troppo grezzi, dobbiamo metabolizzarli fino a renderli parte di noi.

E soprattutto la cosa più importante è che «non riesco a ricordarmi di dimenticare».

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Francesco Rotondo nasce a Roma neI 1961. Fin da ragazzo ha sempre avuto una passione per la fotografia e il cinema tanto da intraprendere una carriera in una casa di produzione cinematografica che dura ancora oggi. Dopo un primo periodo giovanile molto produttivo con ore passate in camera oscura per sviluppare principalmente ritratti Francesco ha ripreso a fotografare recentemente dopo molti anni di pausa. Oggi con le nuove tecnologie a disposizione ha potuto realizzare scatti che non erano neanche lontanamente possibili anni fa. Ma anche i suoi interessi e i suoi soggetti sono oggi diversi: spaziano dalla street art come rappresentazione di un luogo ben preciso ad opere monumentali come il Cimitero di Genova o particolari di opere d’arte di grandi città. Il suo tema preferito è e rimane i luoghi abbandonati e le persone che li possano rappresentare. Luoghi della memoria, abbandonati, testimoni e custodi di una vita che fu; luoghi che devono essere ripresi e fissati in immagini che li rendano immortali e che parlino a chi questi luoghi non li ha mai visti e di cui non conosce l’esistenza.