MURo: storie e fantasie di un quartiere

Maupal,
Maupal, "Esodati", Via dei Quintili [ph] Cecilia Cicci

Una passeggiata “storica” e “fantastica” tra i murales del MURo, un museo a cielo aperto al Quadraro

Il MURoMuseo di Urban Art di Roma è un progetto site-specific di museo a cielo aperto, pubblico e gratuito, concepito dall’artista David “Diavù” Vecchiato nel quartiere del Quadraro.  Fondato nel 2010, il MURo è una concreta testimonianza di come la street art, con il suo linguaggio diretto e spontaneo, sia una forma d’arte in grado di entrare nel tessuto urbano e sociale della città, arricchendola e valorizzandola anche grazie alla relazione che gli ideatori delle opere sono riusciti a instaurare con la storia e gli abitanti del quartiere.

Raro esempio di community-specific, il MURo presenta una collezione di opere di street art, principalmente murales, che appartengono all’intera comunità; la realizzazione del progetto, diretta dall’ideatore “Diavù”, seguito dai responsabili Giorgio Silvestrelli, Sergio Santangelo e Alessandro Bentivegna ed amministrata dall’art agency Mondopop, ha visto la diretta partecipazione dei cittadini che, nello “spirito dei luoghi” delle aree interessate, hanno contribuito con proposte, storie e iniziative all’evoluzione di questo museo all’aperto. Oltre ai primi murales realizzati nell’area storica del Quadraro, attualmente il MURo ha opere visibili anche nei quartieri Ville Alessandrine e Torpignattara. Si tratta di una piacevole passeggiata; dal sito web si può scaricare la mappa con le varie indicazioni e scegliere il proprio percorso, procedendo come in una sorta di caccia al tesoro alla scoperta dei contemporanei murales e dei diversi reperti storici che si “celano” nel quartiere. Passato e presente convivono armoniosamente, i murales dialogano con gli antichi monumenti: gli Acquedotti Felice, Claudio e Alessandrino, la Torre Fiscale, il Parco delle Tombe Latine e il Mausoleo di S. Elena.

Le opere di “Diavù” – Art Pollinates Quadraro in Via dei Lentuli e Totòbolik in Via dei Quintili – creano in maniera giocosa una connessione tra il linguaggio moderno della street art e le storie del quartiere, dove vivevano i nonni dell’artista. Negli anni Cinquanta e Sessanta il Quadraro era frequentato da Pier Paolo Pasolini, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Monica Vitti e tanti altri divi di Cinecittà.  In Totòbolik, lo street artist si è ispirato ai racconti del barbiere Gino Scarano, che per gioco a sette anni nel negozio del padre ha tagliato la barba a Totò e successivamente ha continuato a farlo per mestiere ricevendo il Principe e tanti altri volti noti del cinema italiano.

Sempre su Via dei Quintili, il newyorkese Buff Montser ha realizzato un fantasioso e coloratissimo murale, caratterizzato da forme pop, soprattutto piramidali o sferiche, che rievocano i dolci gommosi prediletti dai bambini. Supereroi, giocattoli e animali fantastici sono presenti nell’opera di Ron English su Via dei Pisoni; nei suoi murales primeggiano i simboli della cultura consumistica con un chiaro riferimento alle opere pop di Andy Warhol, di cui è considerato un erede. Infantili e ironici anche i personaggi raffigurati su Via dei Lentuli da Omino 71, artista che dalla fine degli anni Novanta porta avanti la concezione di un’arte pop(olare), rappresentando supereroi, santi, giocattoli e bambini. 

Scenografico il tunnel che collega Via dei Lentuli con Via Decio Mure: da un lato è arricchito dai fantastici personaggi realizzati da Gio Pistone, uno dei quali tiene la chiave che apre una sorta di “passaggio segreto”, indicato sull’arco dalla scritta «Ai pensieri liberi, alle paure, agli amori volanti nel passaggio tra due tempi…»; dall’altro lato compare il personaggio mostruoso di Mr. Thoms, intitolato Il RisucchiAttore, che vi “inghiottisce” all’interno del tunnel della sua gola insieme a svariati oggetti (segnali stradali, bicchieri, lampadine, etc.).

Camminando su Via dei Quintili, si possono trovare altre interessanti opere: le grandi rane di Veks Van Hillik; Il Codice di Daniele Tozzi (Pepsy), una bomboletta spray che origina una cascata grafica di parole che sintetizzano il linguaggio dell’urban art; la lupa capitolina che non allatta più e si morde la coda nell’opera Esodati di Mauro Pallotta, in arte Maupal, che affronta una tematica attuale, quella della “fuga dei cervelli” dal nostro paese, ritratti nelle vesti di Romolo e Remo muniti di trolley. Come ha dichiarato l’artista «è lo Stato l’unico che può cambiare il corso della storia, sta a Roma arrestare questo circolo vizioso e mantenere le proprie promesse». Seguendo le parole di Maupal, sfruttando la luce del momento e la mia ombra di passaggio, ho deciso di fermarmi un attimo e prendere ancora il latte di “Mamma Roma”, diventando magicamente parte dell’opera. Il successo della street art è legato anche a questo aspetto di relazione e dialogo che si può instaurare tra l’opera, l’osservatore e il contesto urbano circondante.

Su Via del Monte del Grano, colpiscono la mia attenzioni i grandi “insetti sociali” realizzati da Lucamaleonte. Il titolo dell’opera è Nido di Vespe, come venne definito in maniera dispregiativa il Quadraro dal comandante Kappler durante l’Operazione “Balena” del 17 aprile 1944, feroce rallestramento ad opera della Gestapo e della polizia fascista per eliminare i gruppi della Resistenza attivi nella zona. Circa mille uomini dai sedici ai cinquantacinque anni vennero condotti nei campi di lavoro nazisti o venduti come schiavi a industriali tedeschi. Nel quartiere, l’appellativo di “vespe” e il concetto di “nido” sono stati orgogliosamente conservati a simboleggiare la profonda e positiva coesione degli abitanti, che negli anni successivi hanno continuato a cooperare per risollevare le sorti del Quadraro, anche lavorando come comparse nei kolossal americani e nei film italiani del secondo dopoguerra, aprendo osterie, diventando artigiani dei set, scenografi e tecnici del settore, quindi alimentando con il loro “miele” la proficua espansione della vicina Cinecittà.

Su Via Antinori, da cui si possono ammirare le mura dell’Acquedotto Alessandrino, primeggia la lunga opera It’s a New Day della street artist e pittrice romana Alice Pasquini, caratterizzata da una delicata e vitale vena narrativa, in grado di farci fantasticare senza allontanarci troppo dalla realtà quotidiana. Passa Asso, un cane del quartiere, e diventa in un attimo il prolungamento reale dell’opera.

Di questa passeggiata “storica” e “fantastica”, pubblichiamo l’interpretazione fotografica di Cecilia Cicci, che mi ha accompagnato tra le opere e le storie del quartiere. Il Museo di Urban Art di Roma (MURo) si può comodamente visitare iniziando il percorso dalla fermata della metro A Porta Furba Quadraro.

Il Museo di Urban Art di Roma (MURo)
Inizio percorso: metro A Porta Furba Quadraro (a 20 min circa dalla fermata metro Spagna e a 15 min da Termini, in direzione Anagnina)

© Riproduzione riservata
Per approfondire

MURo


Il luogo di questo articolo


Condividi questo contenuto
Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Pin on PinterestTweet about this on Twitter

982 visualizzazioni

Storico dell’arte, archivista e curatore. Iperattiva, sognatrice, ama scrivere e scattare fotografie. Il cambiamento è una costante della sua vita. Raccoglie oggetti per strada, è sempre alla ricerca di nuovi amuleti.