Nella Rete di Anna Cesarini

…E ritorna la rete, non più quella virtuale ma quella nodosa d’intrecci, che intrappola e filtra immagini e sensazioni da preservare.

Il tema di questo numero mi ha fatto pensare al lavoro di Anna Cesarini sia per il modo in cui agisce sia per ciò che sta alla base del suo creare.

Il suo modo di lavorare rimanda a quello dell’operatore in rete che difronte al suo desktop clicca sull'icona o digita il link che vuole utilizzare mantenendo il resto inoperoso ma sempre disponibile.

Anche in Anna si avverte un modo simile di procedere. Secondo il momento, il messaggio e l'interesse che la muovono, decide a quale tecnica e stile ricorrere mentre gli altri, quelli già sperimentati, rimangono comunque memorizzati per essere “richiamati” al momento opportuno. Dagli esordi a oggi, infatti, l’artista ha mutato iconografie, materiali, supporti, non perché donna volubile e capricciosa, ma per smania di sperimentazione, curiosità e confronto.

Capita così di ritrovarla di nuovo all'opera con il tubo di colore dopo averla vista plasmare metalli o averla guardata soccombere al fascino rischioso della resina. Difficile seguire il suo continuo cambiamento poiché i suoi “viaggi” non seguono tappe lineari, a volte inverte la marcia, altre procedono per nuove rotte, in ogni caso qualsiasi approdo reca i segni dei precedenti. Si può tuttavia tentare, per necessità esplicative, una mappatura delle sue principali tappe. Nella fase iniziale il dripping e la “pennellata” materica rimandano a una genealogia di stampo informale mentre la cromia e il “raffreddamento” progettuale ne marcano la distanza in termini di temi e messaggi. Nella tappa successiva il supporto tende a un’espansione quasi scultorea e il metallo diviene il media prediletto, sia a livello cromatico (predominano i bronzi, l'oro, l'argento), sia nell'utilizzo di materiali extrapittorici. Nella terza fase “arretra” di nuovo alla bidimensionalità ma introduce un universo di segni/simboli misteriosi che invitano ad un incontro più ravvicinato con il fruitore. Ed infine la tappa attuale, in cui iniziano quelle sperimentazioni con la resina che spingono l’opera oltre la tela e il senso nella sottile soglia che separa la durezza superficiale dalla fluidità dei materiali sottostanti.

Nonostante il suo eclettismo, che non è cinico esercizio stilistico (lo insegna bene Picasso senza nulla togliere a Morandi!), esiste alla base del suo creare una motivazione fondamentale che lega tutte le sue opere.

...E ritorna la rete, non più quella virtuale ma quella nodosa d’intrecci, che intrappola e filtra immagini e sensazioni da preservare.

Anna mi ha parlato di come nascono i suoi lavori: vi sono un processo simile alla meditazione, una sorta di estraniazione e concentrazione, dove gli stimoli esterni vengono filtrati per portare a galla l'immagine che non si vuole “perdere”. Si tratta di un “gettare le reti” nel flusso continuo di suoni e visioni del vivere quotidiano, che tutto fagocita e nulla trattiene, per salvare quei frammenti di vita che danno forma alla memoria.

Nella frenesia di un vivere sempre all'ultimo respiro, dove tutto fluttua senza ancore e radici, Anna oppone la resistenza lieve ma ostinata delle sue opere. Come una pratica antica e nuova insieme dove la sfera intima e personale si apre alla dimensione pubblica per una condivisione che sia anche partecipazione attiva.

 

 

 

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Passaporto ormai logoro e laurea in storia dell’arte confermano il pallino per i differenti “volti” del mondo e gli artisti contemporanei, suo ambito anche professionale. Ipercritica con discrezione ama la tenacia e la passione capace di “rivoluzioni”.

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