Non è gioco, è Kinky

«Il mondo e gli esseri umani sono troppo interessanti per aggrapparsi ai pregiudizi nella speranza che si possano trovare «verità assolute», che saranno pure rassicuranti ma anche non realistiche, in quanto dogmatiche». Valentina Quintano

Il tema del sadomasochismo consensuale può sembrare un tabù, può apparire scomodo, può essere confuso con una forma di violenza reale, può invece prendere veramente la piega di una sudditanza psicologica, malgrado accordi consensuali, può diventare una moda, può disturbare profondamente le coscienze ma esiste e trovo interessante che una fotografa, Valentina Quintano, abbia voluto approfonditamente entrare in questo mondo e descriverlo con tanto acume, delicatezza, ironia, gentilezza, verità.

Lungi da me l’idea di poter affrontare in modo analitico questo argomento, mi preme suggerire come vedendo questo lavoro dal titolo Kinky, ad un primo sguardo, si possa pensare di trovarsi ad osservare rapporti legati all’anaffettività più pura e assoluta, oppure una innumerevole serie di giochi, «messi in pratica» da persone più o meno spiritose.

Credo che in entrambi i casi, saremmo in errore e ci troveremmo a valutare un fenomeno senza averne alcuno strumento.

Entrando poco a poco nel vivo del lavoro di Valentina Quintano, si può percepire la ricchezza di sfaccettature che questo mondo esprime, forse potremo imparare a valutarlo con altri mezzi o semplicemente tentare di accettarlo come esistente e lecito.

L’autrice ci aiuta, con le sue immagini senza pregiudizi, senza filtri, senza tabù, appunto, a capire come il mondo segreto che si nasconde nella sessualità di ciascun individuo sia un universo quasi impossibile da esplorare se non nel rapporto di confidenza assoluta che in qualche caso si crea con il proprio partner.

Personalmente, in riferimento al «gioco», la sensazione che ne traggo è che questo sia caratterizzato da regole spesso molto importanti e serie per gli attori, e che vengano messi in campo affetti e sentimenti forti e veri, malgrado possa non sembrare.

Ritengo molto interessante il mio colloquio con Valentina Quintano, non solo perché è una fotografa di grande talento, ma anche perché l’argomento che lei ha scelto in questo caso, tratta questioni raramente investigate, soprattutto sul piano della fotografia e quindi, credo, ancor più coinvolgenti.

 

Come è nato il tuo interesse a descrivere in modo così attento e approfondito un mondo, quello del sadomasochismo, in fondo così poco conosciuto nelle sue intime motivazioni? 

Quando ho cominciato la mia ricerca sul mondo del sadomasochismo la mia intenzione era quella di investigare la violenza, la sua costante presenza nel nostro quotidiano, come si esprima nelle camere da letto e, nella sua variante psicologica, all'interno delle nostre relazioni; a volte la violenza diventa il mezzo con cui le frustrazioni quotidiane vengono sfogate, mezzo con cui una persona domina un'altra perché l'altro è più fragile, debole o semplicemente solo, e l'altra persona permette questo, a volte per amore, per abitudine o per mancanza di alternative.

Mi interessava anche investigare la sessualità che è dominante nella società moderna almeno quanto la violenza.

Ho sempre avuto un'attitudine aperta nei riguardi del sesso, per me è una delle forme di comunicazioni meno mediate che esistano, nella quale diamo sfogo alla nostra vera essenza e mettiamo necessariamente a nudo parti di noi stessi, profonde più di quanto siamo coscienti e che sono chiaramente leggibili dall'altro, laddove si faccia uno sforzo di comprensione reale.

Mi interessava, quindi, indagare in quale punto sesso, dinamiche di potere e violenza sembravano incontrarsi in modo evidente, sperando di comprendere qualcosa sui meccanismi relazionali umani.

E così è stato, anche se in modi molto diversi da quelli che mi aspettavo di trovare.

La mia idea di sadomasochismo è adesso molto differente e più complessa rispetto a quella vaga da cui partivo, e le persone che ho incontrato non mi sembrano più così strane e perverse.

Ad essere onesta sono in qualche modo «strani e perversi» ma non necessariamente in un'accezione negativa, li percepisco differenti certamente da quello che è il mio modo di essere o quello che a me piace fare il sabato sera o nella mia camera da letto, ma ho imparato a comprendere che certe abitudini e modi di vita possono essere semplicemente una questione di gusti, o di necessità o un mezzo per dare sfogo a delle fantasie, laddove ci siano gli elementi della consapevolezza e del consenso reale ed informato.

Si sente parlare di SM solo quando c'è qualche personaggio pubblico del quale si vuole danneggiare l'immagine o quando qualche incidente accade, o quando l'industria della moda ne utilizza il vocabolario stereotipato per incrementare le vendite.

La mia idea di partenza non era diversa da quella che ha l'uomo comune, credo, e cioè che esistono «queste persone» alle quale piace picchiarsi selvaggiamente per chissà quale ragione e che fanno le cose più strane nella loro vita privata. E «fanno le cose più strane» era un concetto così generico che mi mancava qualunque referenza visiva per poterle immaginare, perché utilizzare come referenza il porno fetish, per avere un'idea di cosa sia, sarebbe come pensare che si possa fare educazione sessuale con i film porno. Sentivo che questo mio stereotipo grossolano nascondeva domande e tematiche interessanti... perciò mi incuriosiva mettermi in discussione attraverso la ricerca.

Tengo a precisare che il mio lavoro non va assolutamente letto come una esaltazione del SM, né ha la pretesa di dare una comprensione totale di questa vastissima sottocultura. Vuole porre domande attraverso la testimonianza di chi “queste cose” davvero le fa.

Va detto anche che non è un lavoro sul mondo del SM ma piuttosto è un lavoro fatto dando spazio a specifiche storie individuali, in un momento preciso nel tempo, in una determinata area geografica, e che le persone con cui ho lavorato praticano un SM completamente consensuale. Non sono le storie di chi abusa del proprio partner né sono esaustive su tutto il mondo SM preso in assoluto. La mia speranza è che questo mio lavoro crei interesse, perché la diversità è qualcosa che dovremmo celebrare e che non ci dovrebbe invece spaventare, quando nessuno (al di là delle apparenze) ne viene danneggiato.

 

Qual è stata la reazione dei soggetti coinvolti alla realizzazione di questo lavoro alla tua richiesta di fotografarli? Quali sono stati i loro commenti dopo essersi visti nelle proprie immagini? Quali i loro commenti  dopo aver visto il tuo intero lavoro?

Avere accesso a questa «subcultura» non è stato facile e purtroppo il nodo del problema è nei mass media e nell'uso che spesso viene fatto della fotografia.

Gran parte delle persone che ho incontrato non si vergognano affatto di quello che fanno, ma la loro reticenza è più che giustificata dalla paura che esporsi pubblicamente possa diventare uno strumento di ricatto o danneggiare la loro vita lavorativa o personale. Se lavori con lo Stato, se lavori nell'educazione, se hai dei figli, se vivi in un piccolo paese... beh, l'ultima cosa che vuoi è che per difendere il tuo stile di vita ti licenzino o ti tolgano la custodia dei tuoi figli. E si ritorna alla questione dello stereotipo sociale e all'attitudine scandalistica della stampa. Il mostro sbattuto in prima pagina, tristemente, vende molto di più che andare a leggere cosa venga davvero fatto e come. Fare SM consensuale è completamente slegato dall'essere o no un cattivo genitore, e molte delle persone con cui ho avuto a che fare, tengono i figli a debita distanza dalle loro pratiche; essere un 'Dominante' con il consenso del partner non ti rende necessariamente un poliziotto sadico, perché, per esempio, a te piace essere sadico solo di fronte ad un masochista e non fare del male e fare soffrire gli altri indiscriminatamente... (solo per fare qualche esempio).

Questo, di fatto, ha creato una prima scrematura, iniziale.

Nel tempo, e costruendo contatti, ho creato però una rete di persone che hanno voluto lavorare con me, vedendo non solo la mia costanza ma anche il mio rispettoso interesse reale e non voyeuristico. Queste persone hanno capito che non ero là perché avrei facilmente venduto un servizio ma perché mi interessava provare a capire davvero quel mondo.

In alcuni casi, naturalmente, ho dovuto fare ricorso ad accorgimenti pratici per alcune persone, per esempio, su come non renderli riconoscibili.

Ho vissuto una grande soddisfazione quando ho ricevuto una email a seguito della pubblicazione sul Sunday Times Magazine nella quale venivo ringraziata di aver riportato in modo così onesto la loro realtà. Si trattava di una persona molto toccata dall'essersi riconosciuta, non fisicamente ma mentalmente, nello spirito del lavoro.

Al di là della sensibilità che mostri avvicinandoti ad una sfera tanto intima e personale come lo è quella della sessualità, nel tuo lavoro pare evidente uno sguardo partecipe, attento, rispettoso, ma anche ironico su questo tema.

L'ironia è per me approccio fondamentale all'esistenza, non solo alla fotografia. Cerco lo humor in tutto, sempre, e riesco a prendere sempre tutto molto seriamente senza mai prendere niente troppo sul serio. Di conseguenza il mio occhio, a prescindere da quale sia il tema su cui lavoro, è sempre attratto dal surreale e dall'ironico, e noto sempre come la realtà sia piena di surrealtà! E mi viene da pensare: meno male!

Non è stata quindi una scelta specifica ma un'attitudine personale, credo, anche se nel SM di surreale ed ironico ce n'è veramente tanto. L'elemento del gioco, del dare sfogo alla fantasia, dell’incarnare personaggi, del giocare con un'estetica estrema, è molto importante. Tutto ciò è stato visivamente molto stimolante e divertente.

Quanta parte di gioco pensi esista nelle relazioni che hanno alla base una forte componente sadomasochistica?

Sadomasochismo significa cose diverse a seconda della persona con cui si sta parlando. Tra l'altro non è un concetto statico ma che si evolve nel tempo per ciascun individuo. Per alcuni è un vero e proprio stile di vita, per altri è parte della propria vita sessuale, per altri rappresenta l'intera vita sessuale, per altri è legata ad una specifica relazione, per altri è una forma di gioco, per altri ancora una natura. Ciò che tutte queste sfaccettature hanno in comune (per le persone con le quali io ho lavorato) sono gli elementi del consenso: due adulti, cioè, che sanno quello che stanno facendo e sono coscienti di ciò che questo comporta. Alla base di questi rapporti c’è fiducia, rispetto, comunicazione e molta molta fantasia, surrealismo e humor. L'SM è dinamico e soggettivo, non ha protocolli o manuali di istruzioni e regole, e non ha limiti altri che la fantasia e il divertimento reciproco.

Molte persone con le quali ho lavorato hanno quindi diversi livelli di gioco. Ho lavorato con coppie che vivono 24 ore al giorno, sette giorni su sette, come padrone-schiavo e si prendono magari un pò più seriamente nei ruoli che si sono scelti e autoimposti. Le responsabilità sono quindi più nette e definite (ad esempio, come Padrone sono responsabile del tuo sostentamento, della tua igiene e della tua salute fisica e psicologica, tu come schiavo sei responsabile delle pulizie di casa, di preparare il cibo e di soddisfare le mie necessità e desideri sessuali) o con altri che giocano ad essere padrone e schiavo in certi momenti come da piccoli si poteva giocare al dottore e per i quali termini e regole non significano niente e il SM è solo una 'spezia' nello loro magari normalissima vita di coppia. Un elemento di evasione dalla realtà è di fatto sempre presente in tutto ciò che crea realtà parallele che non valgono nella società reale ma magari sono estremamente formalizzate e ritualizzate all'interno della comunità SM. Per esempio esiste un 'Registro degli schiavi' che è una specie di anagrafe dove puoi “immatricolare” i tuoi possessi, che magari sono marcati da un collare, e così via… Quindi c'è un grande livello di gioco di ruoli, ma il grado in cui questo viene preso seriamente e formalizzato varia in modi notevoli. Il divertimento ed il benessere del dare sfogo alle proprie fantasie, non necessariamente legate al sesso, immagino però possa essere messo in generale sotto l'etichetta di gioco.

Almeno io la vedo così.

Quale pensi sia la chiave che permette di comprendere il senso profondo di questo tuo lavoro e di conseguenza, forse, di tutto il mondo che descrivi?

Chiavi di interpretazione non ne ho.

Con la fotografia, mi interessa porre domande, mettere in discussione tutto, mettere in discussione il concetto di normalità, proporre dubbi tanto in me quanto negli altri.

Il mondo e gli esseri umani sono troppo interessanti per aggrapparsi ai pregiudizi nella speranza che si possano trovare «verità assolute», che saranno pure rassicuranti ma anche non realistiche, in quanto dogmatiche.

Posso solo sperare che le mie immagini spingano alla curiosità, ma questo vale per ogni lavoro, e che diano sempre ispirazione all’approfondimento di qualsiasi argomento.

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Fotografa e curatrice, interpreta l’arte fotografica come un mezzo privilegiato di indagine sulla bellezza e sulle gravi minacce che la insidiano. Scorre nelle sue arterie spirito di giustizia mentre nelle vene il mare in risalita verso il cuore. Amante degli animali, nutre per i gatti un autentico culto.

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