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The Human Cloud © NONE collective

NONE collective: connessione e disconnessione dei sensi

Le opere interattive del collettivo NONE stimolano la sensorialità dei visitatori – o meglio il doppio processo di connessione e disconnessione dei sensi – durante l’esperienza della fruizione

«Architetture virtuali e dispositivi digitali sono divenuti protesi del nostro corpo, un’estensione della nostra mente». Sono queste le parole iniziali del manifesto di NONE, un collettivo artistico con base a Roma, fondato da Gregorio de Luca Comandini, Mauro Pace e Saverio Villirillo. Attraverso l’ideazione di opere artistiche, installazioni interattive, architetture innovative, dispositivi digitali e ambienti immersivi, NONE interseca l’arte con il design e la ricerca tecnologica, proponendo percorsi esperienziali che esplorano la dimensione umana, lo spazio fisico, l’inconscio. Nello stesso studio artisti, architetti, designer, grafici, fotografi, sound designer, visualartist lavorano insieme, ognuno con le proprie professionalità e competenze, alla realizzazione di idee e progetti.  

Le opere del collettivo NONE stimolano i meccanismi percettivi umani attraverso l’utilizzo di mezzi tecnologici innovativi,  che attivano e “giocano” con la sensorialità dei visitatori – o meglio con il doppio processo di connessione e disconnessione dei sensi –  durante l’esperienza della fruizione. Sensorialità, interattività, immersione negli ambienti ideati sono alcuni dei tratti distintivi dei lavori di questo gruppo artistico.

Sin dai primi studi sui meccanismi della visione e sui fenomeni ottici e della luce nell’ambito dei movimenti storici dell’Avanguardia (Futurismo, Dadaismo, Costruttivismo, etc.) fino alle indagini corali delle varie tendenze dell’Arte cinetica e programmata negli anni Sessanta, gli artisti, individualmente o uniti in gruppi di ricerca, hanno  indagato la relazione tra arte e tecnologia, partendo dalla volontà di superare l’idea tradizionale di “arte come espressione”, e puntando al coinvolgimento dello spettatore sul piano percettivo, fisico e psicologico. Lo spettatore, ormai parte attiva dell’opera, entrava in connessione con essa, con lo spazio circostante o con il proprio mondo interiore.

Nell’epoca del digitale, i medium sono diventati ancora più sofisticati, coinvolgenti e fortemente allusivi. Nel filone della Digital art possiamo inserire la proposta artistica del collettivo NONE che, come affermano, «naviga un flusso di immaginazione in una miscela di linguaggi, evadendo la cattura dell’industria creativa ed esplorando il nonsenso dell’esistenza».

La maggior parte delle opere di NONE trovano origine da un processo ideativo dicotomico, come i temi che affrontano: uomo-macchina, natura-tecnologia, macrocosmo-microcosmo, ambiente naturale-contesto artificiale. Alcune opere pongono lo spettatore da solo in contatto con i propri sensi, in altre la relazione gioca un ruolo importante e il visitatore si ritrova in connessione con altri “mondi interiori”, quelli di altri spettatori come lui inseriti in un dato tempo e spazio all’interno di ambienti immersivi che rimandano ad altri luoghi fuori dalla dimensione spazio-temporale percepibile.

Nell’installazione multimediale Deep Dream Act II, presentata all’ultima edizione di Digitalife a La Pelanda – Macro Testaccio di Roma, il collettivo NONE si è soffermato sul rapporto uomo-macchina prendendo spunto dal concetto di intelligenza artificiale. Deep Dream, infatti, è il nome di un algoritmo matematico scoperto involontariamente da Google che procede per associazioni visive catturando immagini e video dal database Google; è una sorta di creatività autonoma generata dagli utenti del web, «una rete neurale che interpreta la realtà attraverso un immaginario condiviso» e in costante evoluzione. Deep Dream_Act II, quindi, voleva essere il secondo atto di questa ricerca, lo step successivo che rendeva l’inconsapevole utente del web consapevole del processo voyeuristico dei social network. Secondo le teorie del cyberspazio, lo spettatore si ritrovava all'interno di uno spazio concettuale, un “ipercubo”, composto da centocinquanta metri quadrati di specchi, dove veniva “rapito” da un flusso continuo di dati, lo streaming di informazioni che egli stesso produce, condivide e “inconsapevolmente” subisce ogni giorno. Prima di iniziare ogni spettatore veniva invitato a entrare nel proprio profilo Facebook da mobile per consentire agli artisti di accedere alle proprie immagini, video e gif solamente per il tempo dell’esperienza. All'interno dell'“ipercubo”, attraverso il bombardamento visivo e sonoro che il dispositivo generava, il fruitore “riviveva” il riflesso della sua quotidiana attività sul web, e come lui anche altri fruitori navigavano in questa sorta di viaggio virtuale e presa di coscienza collettiva.

Universo Elegante è il titolo del progetto dell’Italian Pavilion ideato da NONE per la sessantanovesima edizione del Cannes Film Festival, coordinato da Luce-Cinecittà, in collaborazione con Anica e con il contributo della Direzione Generale Cinema, Ministero dello Sviluppo Economico ed Ice. L’opera è stata concepita come un omaggio alle icone e alle scene più famose del cinema italiano, un autentico tributo a questo “universo elegante” in continuo movimento. Per questa opera interattiva, il collettivo NONE ha preso ispirazione dalla “Teoria delle Stringhe”, secondo la quale l’Universo non sarebbe composto semplicemente da atomi bensì da filamenti di energia simili a nastri. Metaforicamente i nastri delle pellicole del microcosmo-Padiglione evocavano i filamenti energetici del macrocosmo-Universo. Lo spettatore si trovava all’interno di questa installazione cinetica: al centro un cuore pulsante dalla forma di una grande pellicola e intorno i nastri su cui si alternavano le immagini più emozionanti della storia del cinema italiano, come il volto di  Anna Magnani in Roma città aperta o quello di Sofia Loren in Una giornata particolare. L’opera regalava allo spettatore un’esperienza immersiva suggestiva, avvolgendolo all’interno di questo organismo pulsante, che si muoveva al ritmo del suo respiro.

In altri lavori di NONE, invece, l’uso della tecnologia e l’interattività delle opere assumono un più profondo valore sociale e relazionale, come nel caso di Sensitive Spheres, realizzata in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi, Superegg srl e con il contributo di Toyota Motor Italia. Si tratta di dispositivi sferici innovativi in grado di offrire uno show multimediale tramite il principio neurologico della sinestesia. Attraverso stimoli tattili e visivi, queste sfere riescono a innescare equivalenze sensoriali stimolanti e coinvolgenti, tanto da permettere ai non udenti di vivere un’esperienza totalizzante della musica al di là della loro disfunzione uditiva.

The Human Cloud, l’ultima opera ideata da NONE, presentata il 21 dicembre 2016, è un’installazione immersiva site-specific che apre la nuova Area Imbarco Internazionale E dell’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino ad opera di Adr Aeroporti di Roma, uno dei Terminal aeroportuali più grandi d’Europa. L’opera è stata concepita come uno storytelling esperienziale sviluppato su una scenografia multimediale immersiva, sospesa come una nuvola luminosa, composta da settecento metri quadrati di tessuto bianco, videoproiezioni ambientali, immagini fuori scala fluttuanti su cinquantotto metri quadrati di ledwall e riflesse su pareti specchianti, otto lightbox interattivi con le immagini dell’archivio storico di Adr. Nel giorno dell’inaugurazione, i visitatori hanno visualizzato questo racconto immersivo della storia dell’aeroporto: le informazioni dei voli, lo scambio merci, i volti e le mani delle migliaia di persone che oggi lavorano e formano il microcosmo dell’aeroporto. Nell’epoca digitale, l’uomo è sempre più propenso a creare connessioni, a fare “sistema”. Come spiegano gli stessi artisti, «la rete umana si sviluppa sempre più attraverso un reticolo infrastrutturale macchinifico che intreccia telecomunicazioni, velocità, virtualità, mobilità. Connessioni dirette da una parte all’altra del globo, da Roma a New York, a Dubai, a Honk Kong, a Sao Paulo. Dalla “città diffusa” nasce così “l’uomo diffuso”, in cui la natura e l’artificio si compenetrano in un sistema di radici e connessioni globali. Il viaggio di pensieri, dati, memorie, informazioni diviene il punto di contatto, il luogo si smaterializza in una rete di luoghi distanti ma sempre più vicini».

Nelle vostre opere affrontate temi differenti, a volte individuali legati alla percezione, a volte sociali come in Sensitive Spheres, in altre ancora temi universali. Seppur in questa diversità tematica, i vostri lavori presentano dei punti di contatto oppure ogni volta procedete con intenti e modalità differenti?

Siamo un collettivo, è quindi molto stimolante affrontare temi sempre differenti, ma quello che accomuna tutte le nostre opere è sicuramente creare un’esperienza totalizzante di cui il fruitore è un elemento fondamentale.

L'interazione, insieme alla percezione e alla sinestesia, è uno degli elementi che più qualificano le vostre opere. L'arte diventa esperienza, attiva i sensi dello spettatore, singolarmente o in maniera collettiva. Come definireste con poche parole le connessioni e le disconnessioni che si attivano durante questi percorsi sensoriali?

A seconda dell’opera e dell’intento creiamo connessioni tra l’opera e il fruitore o tra i fruitori stessi, ma è una condizione molto personale, a seconda del livello di empatia dello spettatore con l’opera.

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