l’Outdoor è oltre

[ph] Ema Dila

L’Outdoor Festival ospitato per la seconda volta nella ex caserma di Via Guido Reni, un viaggio surreale in un luogo la cui funzione originale ha lasciato il posto ai nuovi messaggi dell’arte contemporanea internazionale non solo di strada.

Passeggiare per l’Outdoor, Festival internazionale dell’arte e cultura metropolitana, è come un viaggio psichedelico che sconfina sul set cinematografico di un futuro distopico.

Ormai hanno scoperto tutti, o quasi, le vie in abbandono di questo piccolo mondo segreto, immobilizzato nel tempo. Appaiono in questo modo i larghi viali cementati difronte al MAXXI, che abbracciano hangar, sorte di serre fatiscenti e capannoni della ex caserma di via Guido Reni (Ex Smepp).

Un luogo – non luogo, la cui funzione originale ha lasciato il posto a messaggi di pace, contro, alcuni romantici altri semi-anarchici, al volto giovane dell’arte contemporanea internazionale e non solo di strada.

Una dicotomia in essere, che va dalla storia del luogo con la sua stessa fisionomia architettonica alle opere che ospita, in occasione di questa settima edizione del festival, completata dalla diversa popolazione degli avventori. Un’evoluzione dell’ambiente che appare logica conseguenza del suo vero scopo, dove la natura si riappropria dello spazio materializzando lo slogan anni Sessanta: «Mettete dei fiori nei vostri cannoni».

C’è posto per tutti all’Outdoor, studenti appassionati, famiglie, ragazze intente in shooting, armate di supersoniche macchine fotografiche per condividere l’immagine migliore sui diversi social. La tentazione allo scatto, onestamente, è irrinunciabile.

Se pure la scorsa edizione sembrava l’assolo di batteria del finale del film Whiplash, qualcosa insomma che ti lasciava senza fiato, non è da meno la forza del significato intrinseco in alcune delle installazioni odierne.

Tutto si svolge all’ombra dalla gigantesca medusa molle e viola, così identificata da alcuni bambini che giocano fra tavoli di pallet e Apette dedicate allo street food, che altro non è se non l’opera dell’artista di Bristol, Filthy Luker. In uno dei primi padiglioni difronte a questa, le belle anche perché crude, fotografie di Alex Fakso, portano a Honet (in collaborazione con l’Institut Français Italia), il quale ci narra fiabe pop distorte per accompagnarci nella metafora optical dell’italiano Joys. Una visione, che pare reinterpretata dai cubi tridimensionali della stanza successiva, creata da Felipe Pantone. C’è spazio per la surrealtà di Virgilio Villoresi e per l’immersione sonora e di luce grazie alla creazione del collettivo artistico Tundra con la crew di Kuril Chto.

Al di là della medusa, ci attende il negativo tipografico di Mobstr. Poco più avanti si entra nella labirintica installazione di Vlady (in collaborazione con Farm Cultural Park), con tanto di attraversamento fisico della bandiera UE. D’Effetto l’installazione Floating Waves and Oceano Mare a cura dello Ied, Istituto Europeo di Design in collaborazione con il collettivo Quiet Ensemble. Tellas (curato e prodotto da Wunderkammer Gallery), ci esprime i suoi Punti di Vista, titolo della esplosione di bianco e di azzurro che tutto annulla e ricopre nella nostra asettica realtà, rotta successivamente dall’irrompere della cascata di vernice, dipinta, di Craig Costello. Fuori da questi maestosi spazi, Sebas Velasco + Xabier Anunzibai, divengono il ponte tra tutti i padiglioni, permettendoci di spiare il loro artistico messaggio da un vero buco della serratura. Il cardio-circuito politico con il grande stencil del noto artista norvegese Afk, attende infine chi sa scovarlo, idealmente inizio e conclusione del percorso.

Non è necessario seguire un ordine logico, che anzi non esiste. L’iter allestitivo dipanato in quindici padiglioni, è pensato per attraversare fisicamente le creazioni artistiche senza particolari suddivisioni di nazioni o barriere, dove al contrario lasciarsi trasportare dalla stessa contaminazione e dialogo esistente tra gli artisti partecipanti.

Non a caso il titolo della presente edizione è Beyond, da intendersi nel senso più ampio possibile. È lo spirito che anima il festival quest’anno, che si svolge con il contributo di Ambasciate e Istituti di cultura stranieri, oltre alle partnership del Nuart festival di Stavanger, Street Art Museum di San Pietroburgo, Festival Asalto di Saragozza, insieme con quelle italiane già consolidate nelle precedenti edizioni.

Una capacità di fare network per evolversi culturalmente, per innalzare l’attitudine delle persone alla percezione di un’arte pubblica, sociale. Una reale condivisione, certamente parola di questa era, che è la forza e la natura stessa dell’Outdoor come ci ha spiegato Francesco Dobrovich, la mente creativa che insieme alla sua agenzia Nufactory e a una fitta rete di collaborazioni, ha ideato e curato questo festival negli anni. Un processo lungo, che necessita di una visione comune, concretizzatasi nel successo dell’iniziativa, testimoniato dalla possibilità di replicare il festival in questi luoghi, oltre ad aggiungere sorte di spin-off come l’Outdoor Extra dello scorso Maggio. Iniziative rese possibili, ci racconta Dobrovich, da quella visione appunto condivisa di valorizzazione della città e apertura nei confronti del pubblico, in questo caso incontrata anche nella proprietà dietro la ex caserma, la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp).

Un festival, inoltre, che non prevede solo installazioni site-specific, ma presenta un fitto calendario di eventi, anche Off come la retrospettiva di Ozmo a Palazzo Velli o serate, concerti, mostre che si avvicendano per rendere il luogo estinto della ex caserma ancora più vivo e pulsante. Tutto consultabile sui canali sociali molto attivi e seguiti dell’Outdoor e sul loro sito.

La sensazione globale perciò è quella di respirare innovazione, perché di stantio qui c’è solo l’odore di alcuni angoli non artisticamente contaminati dal festival, dove sopravvive il ricordo di quello che fu. Tanto più se si pensa all’opposizione tangibile di questi ambienti dediti a ben altro, rispetto alle espressioni artistiche ospitate. Nel piccolo bookshop allestito al centro dello spazio, si ritrovano alcuni degli oggetti scampati allo sgombero della caserma, ora elevati ad arredo vintage e modernariato, vecchie pile, caschi da lavoro, almanacchi militari, calendari sexy anni Ottanta…
…Curioso pensare alla seconda e terza vita di questi luoghi, il cui futuro, legato all’idea di una Città della Scienza e riqualificazione urbana dell’area (Progetto Flaminio), è ancora in divenire, ma che si auspica beneficerà e farà tesoro di tali interventi.

Per il momento godiamoci l’Outdoor finché dura. Termina il 31 ottobre.

Outdoor Festival
7a Edizione
Ex Caserma
Via Guido Reni 7 – Roma
1 – 31 Ottobre 2016

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