Piccoli uomini

Cosa hanno in comune i Puffi e i Lego? L’altezza! Risposta scontata
Piuttosto dei progetti fotografici ideati da “eterni bambini”che girano il mondo con lo smartphone in mano e le tasche piene di giochi.


Quando ero bambino avevo il sorriso facile e mi piaceva tanto giocare. C’erano i giocattoli sì, di quelli che vai e compri – il Piccolo chimico, il Dolce forno Harbert, Pac-Man, le figurine,  il Crystal Ball, il  Grillo Parlante… – e poi c’erano quelle situazioni di finzione che ti appassionano così tanto come giocare a «papà, mamma e figlio»,  costruire una casa fatta con le coperte o ancora trasformarsi in agente di viaggio per poi chiedere alle persone «dove vuoi andare?».

Insomma la mia infanzia è stata in mezzo ai giochi, ci sono stati sempre anche quando ero a casa di Italo. Mi piaceva tanto andare da lui. Due anni più grande di me, la casa un piano sotto la mia e nell’armadio della sua camera un tesoro, blu. Italo era un mio amico ma anche l’amico dei Puffi.

Ne aveva uno, dieci, cento o più, chissà.  I Puffi animavano i nostri pomeriggi, distesi su quel pavimento ricoperto da un tappeto. Loro uscivano come magia da un cestino, di quelli che si usavano per andare all’asilo, ormai trenta anni fa. Ricordo persino l’odore.

Se i Puffi sono nati in Belgio come un fumetto, poi diventarono famosi per davvero, erano ovunque: cartoni animati, film, gadget, maschere di carnevale, miniature.

Oggi i Puffi certo non sono più il pretesto per giocare come tanti anni fa. Il «play» piuttosto è nelle consolle e nelle infinite App, eppure la simpatia per quei gnomi blu dal cappello bianco è ancora viva. Affetto direi.
Uno sguardo su Instagram e «il gioco è fatto» per rintracciare coloro che proprio con i  puffi hanno ideato un progetto fotografico ben delineato. Il viaggio inizia da @senzanickel conosciuto anche come «il fotografo dei puffi». Dietro di lui si cela un eterno ragazzo, Claudio Tallone, di Genova, 37 anni e 200 puffi blu, dal marinaio all’esploratore passando per Grande Puffo. «Mia moglie è disperata – sorride – e mi ha obbligato a rinchiuderli nell’armadio per non lasciarli in giro per casa».
I Puffi però non sono mai giù di morale perché Claudio li porta sempre con sé, nelle sue tasche, – non tutti insieme –  per essere poi al centro delle proprie fotografie, dei suoi viaggi.
«Tutto è iniziato con la coppia dei Puffi sposi al nostro matrimonio e da lì non mi sono più fermato. I miei puffi sono stati ovunque… Atene, Instanbul, New York, Santorini… per giungere anche a  Roma». Claudio per l’occasione ha scelto Puffetta, il corteggiatore, cupido, la banda, il soldato, per fargli vivere l’emozione di ammirare da vicino il Colosseo e Piazza di Spagna sotto l’occhio assai curioso dei turisti. Claudio spera di riuscire ad organizzare un giorno un flashmob nel centro della città dove tutti possano accedere portando con sé un puffo per un set fotografico gigantesco.

Matteo Cerilli è un altro puffodipendente. Le sue foto sono tutte racchiuse nei profili instagram @quellodeipuffi e @mistermettiu; 27 anni e 80 puffi tra quelli ricevuti in dono, vecchi possedimenti, acquisti più recenti nei mercatini e un indelebile ricordo: uno zaino dell’asilo pieno di Puffi, proprio come quello che c’era a casa di Italo.

Matteo porta avanti questo progetto da un anno . «Nei miei scatti riesco a dare ad ogni Puffo la giusta collocazione partendo proprio dalla personalità, dal soggetto che rappresenta».

Il Puffo Pizzaiolo si ritrova così a lavorare con Matteo, il Puffo Re con la corona sale la scalinata dei Borgia a Roma, Quattrocchi diventa guida turistica al Colosseo e c’è persino spazio per l’attualità con i Puffi che guardano il nuovo canale Tv8, promuovono le unioni civili, si schierano affianco alle donne.  Il risultato che ne esce fuori  sono foto capaci di «dare una visione più leggera della realtà e perché no capaci di rispolverare il vero valore del gioco».

Instagram è una fucina d’idee e continuando il nostro viaggio alla ricerca dei «piccoli uomini» non potevano non esserci i Lego con @legoprojectphoto, ideato da un lego-boy e lego-girl, due ventenni studenti universitari di Ancona (la loro identità è volutamente nascosta).

Tutto nasce in un pomeriggio di gennaio, un anno fa. «Stavamo navigando su internet quando l’occhio ci è caduto su un servizio fotografico per un matrimonio. Scorrendo tra gli scatti abbiamo visto che a portare le fedi nuziali all’altare erano due minifigures Lego: un Lego-sposo ed una Lego-sposa! Subito abbiamo pensato che l’idea era veramente originale. La sera stessa cercammo in casa tra i giochi della nostra infanzia e ritrovammo alcune minifigures, la mattina dopo, all’alba, scattammo la prima foto di @legoprojectphoto». – ci raccontano.

L’obiettivo è quello di valorizzare, attraverso un nuovo punto di vista, panorami, monumenti, scene di vita quotidiana, per dare al tutto una chiave di lettura meno monotona e già vista. Gli omini gialli fanno il loro ingresso. Ecco Bart Simpson, Harry Potter, i personaggi di Starwars ma anche Lego più tradizionali come il meccanico, la sposa, la coppia di reali, il contadino. I Lego hanno abitato Venezia,  Bologna, Bruxelles, Bratislava, i luoghi più disparati delle Marche. «Usiamo i Lego di quando eravamo bambini ma anche molti altri grazie al negozio  “Dadi e Mattoncini” di Ancona che ci ha permesso di usare la propria collezione privata» – continuano.
E foto di Roma? – viene spontaneo domandarlo vista anche la mostra The Art of Bricks. «Ci manca ma verremo presto nella Città Eterna – assicurano.  La mostra a Roma poi ce la siamo persa per impegni universitari, ma in molti ci hanno inviato le loro foto scattate lì o le hanno condivise con noi attraverso l’hashtag #legoprojectphoto, e allora è stato un po’ come essere presenti».

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Ufficio stampa e account nella vita di tutti giorni, nel tempo libero si abbandona a: viaggiare, cucinare, scoprire “il nuovo del mondo”. Insieme a lui porta sempre il suo smartphone per scattare senza sosta e postare sui social. La macchina fotografica? Ce l’ha, è pure bella, ma è nel cassetto (almeno per il momento).