Il Signor Brass si mostra

La prima grande esposizione dedicata a Tinto Brass, un universo intero dall’Archivio privato del regista con la collaborazione di Istituto Luce-Cinecittà, Rai Teche e Acea, per raccontare la carriera di un uomo che non ha mai avuto paura della libertà.

Inaugurata e subito criticata, non per i suoi piccanti contenuti, non per il suo protagonista (oppure sì…?), ma per la scelta del luogo che la organizza e la ospita, scriviamo della mostra omaggio a Tinto Brass allestita al Complesso del Vittoriano a Roma.

Per la prima volta è lui, il maestro dell’erotismo italiano, L’uomo che guarda, suo film del 1994 liberamente ispirato al racconto dell’amico Moravia, a essere simbolicamente messo a nudo difronte all’occhio del pubblico. Un universo intero dall’Archivio privato del regista, con la collaborazione di Istituto Luce-Cinecittà, Rai Teche e Acea.

Influenzato dalla Nouvelle Vague, anarchico e trasgressivo sin dagli esordi, grottesco e provocatore, Brass è stato assistente di Rossellini, Alberto Cavalcanti e Joris Jvens, oltre che intimo amico di Michelangelo Antonioni. L’esposizione ne rievoca tutta la vicenda artistica e umana come in un set cinematografico con documenti inediti, filmati e interviste, sceneggiature, costumi, bozzetti di scenografie, tavole originali d’autore come lo storyboard di Guido Crepax per Col cuore in gola e ancora manifesti, fotografie tra le quali quelle di Gianfranco Salis, e lettere con alcuni dei grandi registi e protagonisti del cinema italiano e internazionale.

Il percorso, illustrando tutto il lavoro del regista, include il teatro mettendo in luce oltre ad aspetti meno noti, i suoi tratti distintivi quali il tributo all’Eros e alla Libertà insieme con la continua sperimentazione visiva, bandiere del cinema di Brass. Quanto alla polemica dovuta alla scelta del Vittoriano, è vero rispetto ai precedenti espositivi del luogo, questa mostra appare una bizzarria per un museo di norma votato all’arte moderna, del resto non sarebbe Tinto Brass se in un qualsiasi modo, la sua presenza non sollevasse un vespaio, è pur sempre il regista dai film, citando la censura dei suoi primi lavori, contrari alla morale, alla famiglia e alla patria!

Caligola, per molti il suo capolavoro e al quale è dedicato uno dei due focus presenti nella mostra, l’altro è per Salon Kitty, è ancora vietato in molti paesi.

Critiche e appunto censure, l’hanno pertanto accompagnato dal suo primo lungometraggio datato 1963, In capo al mondo fu oggetto di condanna al punto da ricevere l’imposizione di essere rigirato da capo, per tutta risposta Brass provvide semplicemente a cambiarne il titolo in Chi lavora è perduto. Un film che tracciava la poetica del suo autore, attento ai mutamenti storici della Società, e che dalle pellicole impegnate è passato attraverso i generi più diversi come la commedia, il western, il giallo, il noir, per giungere negli anni Ottanta, alla sensualità più esplicita e spinta de La Chiave, film simbolo della decisiva svolta erotica. Una logica continuazione della sua carriera, secondo il regista, oggi ottantatreenne e ancora acuto osservatore dei circoli viziosi, che si annidano tra il sesso, il denaro e il potere, analisi portante nella filmografia di Brass, e che emerge lungo tutto il percorso espositivo.

Nasce con il nome di Giovanni, a Milano nel 1933, preferirà più avanti il soprannome Tinto, idea del nonno pittore, dopo avere notato la passione del nipote per il disegno e dovuta al fatto che in famiglia possedessero un Tintoretto. Cresciuto a Venezia, città che insieme alla pittura figurativa lo influenzerà nella sua estetica, Brass, figlio di un padre vice podestà e avvocato, si laurea in Legge, nonostante il severo ambiente di formazione, riceve un’educazione libera, divenendo giovane assiduo frequentatore tanto dei Cinema quanto dei Casini. Fu presto cacciato da casa, fuggito a Parigi diventò archivista dell’importante Cinémathèque. Tinto, racconta nella sua biografia come una volta conosciuto il sesso, fosse stato inevitabile rifiutare la figura paterna e le imposizioni. La libertà è la sua ragione di vita e di arte, la scoperta dei piaceri per il regista, fu il raggiungimento quasi di un’estasi iniziatica che diede origine a un delirio di onnipotenza, per sua stessa ammissione, trasformatosi anche in ribellione. Identificare il concetto di assenza della libertà con la repressione sessuale e la riflessione psicologica e sociale che ne consegue con l’erotismo vero affermato come eversivo, è l’argomentazione alla base della sua opera, da lui stesso definita spesso autobiografica. Personale del resto, è il suo approccio al cinema, soggettista, sceneggiatore, regista e ovviamente, curatore del montaggio, ha costruito i suoi film tra le mura di casa, attingendo al suo privato e scrivendoli a quattro mani con quella che è stata la sua fidata compagna di vita e di lavoro, la moglie Carla Cipriani detta Tinta, scomparsa nel 2006, il cui soprannome ben identifica il loro lungo sodalizio.

La mostra al Vittoriano, definita da molti una sorta di risarcimento istituzionale per un artista sempre nei tribunali (ventisei film censurati su ventisette), è stata in verità preceduta da riconoscimenti internazionali. Nel 2002 la Cinémathèque française gli ha reso omaggio con una rassegna di dieci dei suoi film dal titolo «Eloge de la chair» (Elogio della carne). Nel 2009, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia gli ha dedicato un’ampia rassegna mettendo a confronto tutte le sue opere. Nella mostra odierna, inoltre, sono presenti estratti di Istintobrass, documentario realizzato nel 2013 dal regista Massimiliano Zanin e presentato sempre a Venezia nella selezione ufficiale alla 70° Mostra del Cinema, dove la carriera e la vita di Tinto Brass, sono raccontate in un’originale intervista, accompagnata dai contributi dei premi Oscar Helen Mirren e Ken Adam oltre a Gigi Proietti, Franco Nero, Adriana Asti, Marco Müller, Marco Giusti, Gianni Canova.

Tutto ciò che emerge dall’esposizione di Roma, non è solo la riscoperta di un autore della cinematografia italiana, ma è la realtà percepita da Brass, che poi da alcuni sia ancora reputato un folle erotomane e per i tanti estimatori sia un grande regista visionario, come recita il titolo della mostra, resta certamente «Uno sguardo libero».

La mostra chiuderà a breve, il 23 marzo, l’ingresso è gratuito.

Tinto Brass. Uno sguardo Libero. Complesso del Vittoriano, Roma. 23 febbraio – 23 marzo 2016

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