Tevereterno e il dopo Kentridge

Piazza Tevere_Maggio 2016
[ph] Giacomo Nicita Piazza Tevere_Maggio 2016

Il dopo Kentridge e le prospettive per continuare nella riqualificazione e promozione culturale di Piazza Tevere, del fiume e quindi della città stessa con un’intervista alla Vice Presidente di Tevereterno, Valeria Sassanelli

Più che “giallo” era detto “biondo”, ma di certo non lo è più e da tempo, indolente come la città da cui è distante, soffocato dai suoi stessi muraglioni, è il Tevere, il fiume di Roma.

In questi giorni pare temperato da mestizia, dopo i clamori dovuti al fregio di Kentridge, mentre osserva i buffi funghi bianchi, che spuntano sulle sue banchine. Sono i gazebi previsti per il periodo estivo e già in allestimento, che resteranno per i prossimi tre mesi. A rischio pure il tratto da Ponte Mazzini a Ponte Sisto, dove il suo letto «E’ un tappeto che arreda, accogliendole, le due sponde» come l’ha definito Kristin Jones, artista visiva e tra i fondatori, nel 2004, di Tevereterno Onlus.
Deve avere pensato che fosse una incredibile risorsa per la città e per l’arte, la Jones, quando si è resa conto dell’opportunità che offrivano queste sponde, un incontro tra la storicità a volte ingombrante di Roma e la contemporaneità più viva, il tutto lungo un fiume troppo spesso ignorato dalla città. Piazza Tevere, appunto, come oggi la conosciamo.
Qui, è dove sorge, grazie all’attività di Tevereterno, l’opera Triumphs and Laments di William Kentridge.

Dinanzi lo strano rapporto con questa area della città, non stupisce che Kentridge per presentare la sua opera, lo scorso Natale di Roma, abbia interpretato l’ombra, spesso gettata anche sul fiume, con una sorta di allegoria proprio come in uno dei suoi noti spettacoli teatrali, tramutata in una performance tra oscurità e luce. Ora spenti i riflettori, potrebbe ripiombare il buio, che proprio nell’opera di Kentridge spesso coincide con quello della mente e in questo caso, con il rischio di poca capacità di visione da parte delle realtà istituzionali preposte alla gestione di questa area, sotto l’egida della Regione.

La domanda insita in questi processi romani riguarda tutti, ci siamo abituati al degrado?

No, forse non ci stiamo affatto abituando, forse vogliamo farci sentire, anche alla luce dell’imminente elezione del prossimo Sindaco. Solo per fare un esempio di ciò che sta avvenendo, è di questi giorni la petizione su change.org, perché almeno il tratto che ospita l’opera sia lasciato libero dalle bancarelle. Notizia dell’ultima ora, è la volontà di una soluzione condivisa da Comune, Soprintendenze e commercianti, perché nessuno stand sia davanti all’opera dell’artista.

Se questa intenzione sarà resa fatto, dimostra che abbiamo imparato qualcosa dal nostro passato di “Trionfi e Lamenti”, che ci stiamo riappropiando del nostro rapporto con il fiume e con Roma stessa.

Di fare rete, di proposte e di prospettive presenti e future per il Tevere e per tutta la città dunque, abbiamo parlato con Valeria Sassanelli, architetto tra l’altro figlia d’arte, sua madre era l’artista Virginia Fagini, e soprattutto Vice presidente di Tevereterno Onlus, da anni impegnata in un lavoro di riqualificazione e di promozione culturale, ma anche di ricontatto tra i cittadini e il loro fiume.

Non trovi che faccia riflettere, il fatto che siete nati grazie alla volontà di un’artista straniera, tra gli altri, e per associazione d’idee penso anche a un’altra valida realtà, ReTake Roma, con Rebecca Spitzmiller?

E’ vero e non credo sia un caso, ma una questione di cultura diversa, tra l’altro insieme a Retake organizziamo un evento l’anno, “Tevere Pulito”. La nostra associazione è caratterizzata dalla presenza di molti stranieri, soprattutto americani. Già dal 1983, Kristin Jones ha individuato questo tratto centrale del Tevere, l’unico in cui i muraglioni sono rettilinei e creano un rettangolo perfetto, con le stesse misure del Circo Massimo, ideale per interventi e installazioni d’arte. Da allora in dodici anni si sono avvicendati molti eventi, che devono poi tenere conto delle dimensioni di questo spazio gigantesco di cinquecento metri di lunghezza. Per realizzarli il 90% dei nostri finanziamenti arrivano dagli Stati Uniti con donazioni private molto consistenti, anche sponsorizzazioni, ma soprattutto mecenatismo, ed è appunto proprio a livello culturale che esiste un altro approccio oltre oceano. 

Voi siete particolarmente attenti al contemporaneo, ma esiste una sofferenza tipica europea nella difficoltà di dialogo tra questo e la storicità della città, come vi ponete in questo senso?

Non è un caso che l’associazione sia stata fondata oltre che da Kristin Jones da tre architetti, due dei quali urbanisti, Carlo Gasparrini, Rosario Pavia e Luca Zevi, attuale Presidente. Ne fanno parte anche molti altri, perché la sensibilità che ha l’architetto per l’uso dello spazio pubblico, può passare anche attraverso riflessioni che non necessariamente prevedono grandi modificazioni fisiche, ma indagano su quale può essere l’utilizzo di questo spazio pubblico, anche senza cambiamenti fisici permanenti. Molto spesso, in Italia l’idea di tutela del patrimonio, non passa per un’idea di uso di quel bene e di coinvolgimento delle espressione artistiche contemporanee, ma per una sorta di isolamento del bene da tutelare, anche se esiste e a tutti i livelli un dibattito con posizioni diversificate e sono in atto delle riforme.

Parigi, Londra, sono solo alcune delle città che sfruttano le sponde dei propri fiumi dalla cultura a una maggiore accessibilità urbana come stabilimenti, giardini, potenzialità che se sviluppate, promuovono le economie di una città, cosa ne pensate?

Ne siamo convinti e siamo molto attivi anche in questa direzione, la missione di Tevereterno è stata recepita nel piano di Gestione del Sito Unesco di Roma come progetto pilota di riferimento ed è riconosciuta come strategica per il rinnovamento dinamico del Tevere. Piazza Tevere è presente come zona buffer, ovvero la zona di contatto tra la città e l’area Unesco, che ha una grande influenza sul modo di usare l’area delimitata dal perimetro Unesco.
Gli interventi urbani che necessitano modifiche consistenti dello spazio fisico, invece, sono progetti pubblici gestiti innanzitutto dalle istituzioni presenti sul territorio. Noi come associazione che opera nello spazio pubblico collaboriamo sempre con le amministrazioni deputate. Siamo, inoltre, inseriti in uno dei progetti di attuazione del piano regolatore di Roma sul Tevere che comprende proprio Piazza Tevere, denominato Trasversale Gianicolo-Moretta. Ovvero una rete di interventi che mirano a una percorrenza pedonale trasversale al Tevere, e che comprendono una piccola funicolare di connessione con il Gianicolo. A Piazza Tevere, questo progetto preliminare prevede una serie di sedute già approvate, e una modifica del parapetto dei muraglioni con piccoli terrazzamenti che rendono più visibile il fiume dalla città e la città dal fiume: un primo passo concreto per riappropriarci anche visivamente del nostro fiume.

L’operazione di Kentridge vi ha aiutato a rendere visibile oltre che la zona stessa, alcune di queste problematiche e proposte, quali sono progetti e obiettivi futuri?

Piazza Tevere ora è conosciuta e apprezzata da tutti, è vero. Kentridge, sposando in pieno l’idea di riqualificazione che Tevereterno porta avanti da anni, ci ha aiutati a rendere visibile la nostra missione e un luogo pubblico prima poco frequentato. Dal 2005 abbiamo realizzato molti progetti artistici, diverse attività correlate e ne abbiamo molte altre in programma. Abbiamo tra l’altro previsto per il prossimo Natale di Roma un nuovo intervento artistico, ma ciò che conta adesso, alla luce di questa rinnovata attenzione sul fiume, è soprattutto fare rete con tutte le associazioni che hanno sensibilità analoghe. Il nostro obiettivo principale poi, che inseguiamo da anni e mai raggiunto completamente a causa anche dei cambi di amministrazione e dell’interruzione del dialogo che ogni volta e senza motivo, ne consegue, è che Piazza Tevere diventi istituzionalmente uno spazio pubblico per le arti contemporanee magari con un protocollo d’intesa insieme a tutti i soggetti istituzionali che la gestiscono. Piazza Tevere ora esiste nell’immaginario collettivo, è il momento di farla esistere anche formalmente.

Cosa chiedete al futuro Sindaco di Roma?

Cose semplici e concrete che i romani vorrebbero vedere realizzate, che si riesca a ridurre il degrado di questa città, visibile ormai a tutti in qualsiasi luogo ci si trovi, dal centro alla periferia. Il degrado è cresciuto negli anni, Roma non lo merita e neppure il Tevere. Un Tevere pulito, decoroso e sicuro, rappresenterebbe già un rovesciamento di quello che è adesso, si tratta di azioni semplici e concrete, che avvicinerebbero le persone a questi luoghi. Roma, ha bisogno di competenza e non di improvvisazione perché è una città tra le più complesse, ingrate e difficili nel mondo. Il fregio di Kentridge sta portando una ventata di cambiamento anche in questo senso.

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