Brevettare un’applicazione mobile: ecco come fare (e perché)

Brevettare un’applicazione mobile: ecco come fare (e perché)

Oggi un grande business è quello legato allo sviluppo delle app per i dispositivi mobile. Qualunque servizio o attività è accessibile da smartphone; anzi spesso esiste la versione mobile ma non quella desktop. Questo perché nel corso degli ultimi anni l’utilizzo dello smartphone e delle applicazioni ha avuto un così rapido successo che è quasi impensabile che si possa fare qualcosa senza farlo dallo schermo del proprio telefonino.

C’è quindi un mondo di professionisti, ma anche amatori, che si dilettano e investono nello sviluppo delle app, tanto che è diventata un’esigenza sempre più diffusa quella di brevettare un’applicazione mobile. La materia è molto delicata e importante ed è fondamentale fare chiarezza spiegando quando e come è possibile brevettare un software di questo tipo.

Come brevettare un’applicazione mobile: cosa rientra nel brevetto

Una prima precisazione va fatta su cosa è possibile brevettare di un’applicazione mobile e cosa no. La legge in materia (sia italiana che comunitaria), come spiega lo Studio Legale Carriero, riconosce la tutela del diritto d’autore ai software purché abbia precise caratteristiche. Non tutti i software, quindi non tutte le applicazioni mobile, sono brevettabili, a solo quelle che risolvono un problema tecnico risolvendo un problema che, altrimenti, non sarebbe stato possibile risolvere.

Cosa rientra nel brevetto di un’applicazione mobile

La Legge sul Diritto d’Autore riconosce il diritto d’autore ai “i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore”. Restano quindi esclusi da queste tutelele idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso

Le tutele previste

Chi brevetta un’applicazione mobile o qualsiasi altro software ha accesso a tre diversi tipi di diritti: quelli di riproduzione, modificazione e distribuzione. Il diritto di riproduzione può essere permanente o temporaneo, parziale o totale, e riguarda la riproduzione dell’applicazione in qualsiasi forma e attraverso qualsiasi mezzo. Il diritto di modificazione tutela l’autore in modo che egli sia l’unico che possa trasformare, tradurre o adattare il programma realizzato. Infine il diritto di distribuzione è quello che autorizza solamente l’autore dell’app a distribuire la versione originale o la copia dell’applicazione mobile che ha brevettato.

L’autore dell’applicazione detiene anche i diritti morali, ovvero quelli per i quali egli è riconosciuto come il creatore dell’opera, e quelli patrimoniali, che riguardano la possibilità di ottenere vantaggi economici dall’utilizzo, dalla cessione e dalla distribuzione dell’applicazione.

Il principio generale è che l’autore dell’applicazione è colui che l’ha effettivamente creata, ma nel caso in cui essa venga sviluppata da un dipendente di un’azienda dietro specifico incarico, la legge non riconosce esplicitamente chi sia il titolare dei diritti patrimoniali. In questi casi è quindi sempre preferibile tutelarsi redigendo un accordo contrattuale che entrambe le parti devono sottoscrivere.

Brevetto e diritto d’autore

Nonostante spesso vengano utilizzati come sinonimi, gli istituti giuridici del brevetto e quello del diritto d’autore sono diversi tra loro. La tutela migliore è indubbiamente quella del brevetto, ma come abbiamo visto non è sempre una soluzione accessibile (l’applicazione mobile che si vuole sviluppare deve risolvere un problema tecnico). Cosa fare qualora l’app non avesse questo requisito? Esistono altre forme di tutela? C’è quella più generale del diritto d’autore che riconosce le tutele morali (che sono inalienabili) e quelle patrimoniali. È importante conoscere le differenze e capire anche qual è, in base al tipo di app sviluppata, la tutela migliore. È infatti possibile presentare sia una domanda di brevetto che una per il riconoscimento del diritto d’autore, ma è necessario farsi guidare da un professionista del settore che conosca i termini di legge e sappia offrire una consulenza specializzata per evitare problemi e domande redatte o presentate in maniera scorretta o incompleta e che quindi non costituiscano la base per il riconoscimento dei diritti e delle tutele previste.