«Arianna», l’arcobaleno nel cielo di una trans

Arianna è una transessuale, è questo il suo “peccato originale” che le causa solo porte sbattute in faccia ai colloqui di lavoro. Un cortometraggio intelligente e potente (e pluripremiato) racconta la storia di un mondo avvolto nel pregiudizio

 Arianna urlalo, strillalo a tutti chi sei. Guardati indietro, chi sei diventata. Inizia tu a cambiare le cose. Arianna denuncialo!

Il piccolo specchio rotondo appoggiato sul comodino riflette la sua immagine mentre si trucca. Posa delicatamente il rossetto sulle labbra. Poi strofina con accortezza il polpastrello del dito medio sotto al labbro per eliminare ogni possibile sbavatura. Infine si osserva con attenzione, lo sguardo tradisce l’ansia che porta dentro mentre con la mano sposta delicatamente una ciocca dei lunghi capelli scuri e mossi. Ha paura Arianna Vesti. Sta per affrontare l’ennesimo colloquio di lavoro e la determinazione a ottenere dopo tanti anni un posto, il suo meritato posto di lavoro, da avvocato specializzato in cause internazionali, questa volta è più forte. Del resto il suo curriculum parla chiaro: ha conseguito la laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti, ha svolto esperienze e tirocini all’estero e parla correntemente tre lingue.

Arianna non era donna, lo è diventata

C’è una cosa però che tra le righe del suo curriculum non emerge. Ma che, a quanto pare, vale più di tutte le skills, le capacità professionali, che può vantare. Anzi, inspiegabilmente le nasconde tutte: la sua identità sessuale. Arianna non era donna, lo è diventata dopo aver effettuato la transizione MtF, male to female. Nella convenzionale griglia “arcobaleno” LGBTQI” (a cui alcuni aggiungono A e P per asessuali, poligami), Arianna è una transessuale. È questo il suo “peccato originale”, che le causa solo porte sbattute in faccia ai colloqui di lavoro. Come quello raccontato nel cortometraggio Arianna, prodotto dall’associazione La Strada, scritto dall’attore romano Andrea Garofalo (che ne è anche il protagonista) con Maria Stella Di Nardo e diretto dal regista David Ambrosini. Nel cast compaiono Giampiero Judica, Azzurra Rocchi, Giulia Achilli e Stella Egitto, uno dei volti dell’ultima serie del poliziotto più amato d’Italia, il commissario Montalbano.

Arianna Garofalo

Un corto pluripremiato

Il corto sta facendo incetta di premi internazionali. Vale la pena elencarli: unico short movie arrivato in finale al Chicago LGBT International Film Festival nel 2017 (prestigiosa manifestazione del cinema gender negli Usa); quinto posto nella Special Category al Cut The Gap -Vienna Gender Short Quality Film che si è tenuto il 10 marzo e prima ancora lo stesso Garofalo è volato a Hollywood dove, grazie alla sua Arianna, è stato incoronato best actor allo United International Film Festival. Ed è tra i 145 corti sezionati su circa 2400 all’International Festival of Short Films di Jaipur, in India. 

Tanto successo per un filmato che affronta una questione attuale e irrisolta: la garanzia e il rispetto dei diritti civili nella società. Tredici minuti che raccontano una storia vera, quella di un uomo, un ingegnere, che a 45 anni ha deciso di operarsi per cambiare sesso. Da uomo a donna. Diventando Francesca. Francesca Busdraghi per l’esattezza. E da allora è iniziato il suo calvario con una causa vinta per licenziamento ingiustificato e un rintegro durato meno di 24 ore perché l’azienda ha concordato con lei una lauta buona uscita per allontanarla definitivamente.

Ambrosini e Garofalo

Andre Garofalo incontra Francesca

Andrea Garofalo ci spiega che l’ha conosciuta tramite un’associazione romana riferimento per le persone omosessuali. 

«Abito a Testaccio e per arrivare in macchina a casa dei miei, a Ostia, percorro un tratto di viale Guglielmo Marconi e la lunga via Cristoforo Colombo, dove vedo sempre prostituzione, molti sono transessuali. Mi sono chiesto se tutti i trans scelgano di lavorare in quel modo e ho scoperto che non è così. La prostituzione riguarda solo una piccolissima percentuale, il 2% di loro».  Ed è questo dato - il restante 98% - che ha incuriosito Garofalo. 

«C’è una maggioranza invisibile e silenziosa che non si rivede nei tradizionali cliché del gender, delle drag queen o di chi lavora nei night club». Una ricerca condotta dall’American Foundation for Suicide Prevention e dall’Ucla School of Law, certifica inoltre che il 44% dei transessuali tenta il suicidio, il 53% dei quali dopo un colloquio di lavoro andato male. 

È nata così l’idea di girare Arianna. Andrea cercava una storia che potesse rappresentare quel 98%. Il Gay Center di Testaccio lo ha messo in contatto con Francesca che da subito ha sposato il progetto. «È stata lei stessa a convincermi che si poteva e si doveva fare. Ha visto nascere il soggetto e ha incoraggiato tutti noi ad andare avanti» racconta Garofalo. Non solo. Dopo essersi raccontata ad Andrea, lo ha accompagnato a calarsi nella sua realtà, per interpretare al meglio il personaggio ed entrare nella sua psiche. Garofalo, infatti, si è travestito da donna per due settimane. «Ho indossato un caschetto per capelli mori e quando la gente mi incrociava notavo sguardi un po’ perplessi»

Negli abiti di Arianna

L’impatto più forte è stato andare con Francesca alla gay street vicina al Colosseo, di notte. «Quando attraversavo la strada le macchine restavano ferme a osservarmi. Mi sono reso conto di cosa vuol dire per una donna uscire la sera ed essere squadrata da cima a fondo, solo per una gonna e un paio di tacchi. Qualcuno mi urlava “a bella!” Francesca mi ha presentato ai suoi amici come una donna in transizione e loro le hanno creduto».

Seppur siano “solo” 13 minuti, non è stato facile girare il corto, prodotto quasi interamente dall’associazione La Strada di cui Garofalo è presidente. D’altronde ci vuole arte anche nel sapersi produrre. L’attore ha pubblicato il bando su Facebook, tra le tante candidature ha risposto la sceneggiatrice Maria Stella Di Nardo e poi il resto del cast. Il regista, David Ambrosini, per esempio lo aveva stupito. 

«Aveva già realizzato un corto capolavoro per il concorso internazionale 48 hours film project – precisa Andrea – che richiede di scrivere, dirigere e consegnare il lavoro in sole 48 ore appunto». Dare alla luce questo film gli è costato circa 4 mila euro. 

«Tutti soldi miei, guadagnati facendo altri lavori part-time - sottolinea l’attore - in più ho avuto il supporto della mia famiglia. Mia nonna e mia madre mi hanno aiutato molto. Se aspettavo un bando ministeriale o regionale probabilmente non lo avrei girato mai. In Italia nessuno rischia con i propri soldi, non ci sono produttori, né privati né pubblici. Si ha paura di investire in questo campo. Mentre nei Paesi anglosassoni, dove ho lavorato, se un’idea piace, si parte». 

Roma sullo sfondo

Le telecamere di Arianna hanno girato per le vie di Roma. La casa della protagonista si trova nei pressi della Piramide Cestia e le altre scene tra via Prenestina, San Lorenzo e la zona nord di Prati. Arianna Vesti abita con la sua coinquilina Beatrice (Stella Egitto) che la sostiene e la incoraggia come una sorella. Il caffè è appena uscito dalla moka, la colazione è pronta in cucina e le due si siedono una di fronte all’altra. «Arianna stai tranquilla, andrà una bomba. Sei intelligente, preparata, sei pure bona!» dice, spronandola, l’amica. Spontanea e sorridente, ma consapevole dello stato d’animo della sua compagna di appartamento. E insiste: «Ormai è il quinto colloquio che fai, sei pronta!»

«Speriamo siano pronti loro» risponde lapidaria l’aspirante avvocata.

Paradossalmente, però, da professionista della difesa dei diritti altrui, Arianna diventa lei stessa vittima della discriminazione. Sessuale per giunta. E il colloquio nel rinomato studio legale finisce con una presa di distanza del titolare: «Lei ha tutte le carte in regola, ma sa… noi vogliamo il meglio per i nostri clienti». Con un gioco di montaggio ed effetti speciali, la povera discriminata si ritrova nel corridoio di casa sua, che diventa un tunnel lungo dal quale sembra davvero non vedere l’uscita. Il finale non lo sveliamo, ma sono tredici minuti di forte denuncia sociale sui diritti negati e sul lavoro. Che non c’è anche quando potrebbe esserci. E che è, o dovrebbe essere, un diritto a sua volta. 

Garofalo è laureato in Scienze Politiche all’Università di Roma Tre, ha partecipato all’esperienza del Teatro Valle, il pallino del palcoscenico lo ha da quando era adolescente. Anche il suo CV parla chiaro. Ha iniziato seguendo lezioni di recitazione in Nuova Zelanda durante un anno di scambio culturale da studente del Liceo Democrito di Casal Palocco. Altre esperienze con Giuseppe Sorgi, comico e autore televisive, con l’americano Michael Margotta e via negli Usa con una borsa di studio alla New York Film Academy di Los Angeles, dove si è cimentato come stand-up comedian. In seguito 19 corti in due mesi «che in Italia sarebbe inconcepibile» ribadisce Garofalo. In Tv anche un ruolo nella seconda stagione della serie Netflix I Medici girata lo scorso anno.

Adesso, però, è il momento di Arianna. Che riscuote tanto successo tra critica e pubblico. Per questo non poteva restare racchiuso in 13 minuti: Andrea e il suo equipaggio («tutti under 35» sottolinea) hanno già scritto un lungometraggio che aspetta solo una casa di produzione per vedere la luce. Intanto il 18 aprile alla Casa del Cinema potrebbe arrivare un nuovo premio. Il filmato è tra i 50 corti finalisti per il Nastro d’Argento, il più importante riconoscimento conferito dal Sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici (Sngci). 

Forse, dopo tutto questo successo Arianna riuscirà farà riapparire il sole nel cielo di Francesca. E magari anche l’arcobaleno.

 

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Sono nato nel lontano 1987 a Cosenza, nella Calabria nowhere land, per rubare alcuni versi di John Lennon. Mi sono laureato in Scienze Politiche tra l'Unical, Valencia e Roma Tre. E sono tra quei matti che considerano il giornalismo la professione più bella del mondo. Ma dato che «la realtà è una merda», come canta Dario Brunori, se la raccontiamo forse «può essere migliore di così».

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