Dalla crisi alla rinascita, Cinecittà torna pubblica. E il cinema ringrazia

Ecco come il luogo amato da Fellini e teatro di grandi produzioni riprende vita. Il maestro lo descriveva come «il posto ideale, il vuoto cosmico prima del big bang»

È stata definita la «Fabbrica dei sogni» ma ultimamente faceva sognare ben poco, complice una gestione fallimentare che l’ha portata sull’orlo della chiusura. Ora Cinecittà, luogo amato da Federico Fellini e set di film che hanno fatto la storia del cinema come Ben Hur e Quo Vadis, torna in mano pubblica dopo una delle privatizzazioni meno riuscite della storia d’Italia. La rinascita avviene proprio nell’anno dei festeggiamenti per gli 80 anni (fu inaugurata il 28 aprile 1937) ed è stata annunciata alla Mostra del Cinema di Venezia dal Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, e dal presidente dell’Istituto Luce, Roberto Cicutto

Lo stesso Franceschini ha ammesso il fallimento dell’esperienza mista pubblico-privato avviata nel 1997:

Due volte a settimana avevo sotto il ministero  - spiega il ministro - la protesta dei lavoratori degli studios. Probabilmente non ha mai funzionato quel misto di pubblico e privato e lo dico senza voler dare colpe a nessuno. Ora si parte con questo nuovo progetto, che non esclude comunque partnership con i privati.

Il rilancio della Hollywood sul Tevere prevede investimenti per 27 milioni di euro, la realizzazione entro 18 mesi di due nuovi grandi teatri di 2mila metri quadrati ognuno, attrezzati anche per la motion capture, e il laboratorio di realtà aumentata per portare nel tempio del cinema italiano il festival del videogioco. Ma al centro del progetto c’è la realizzazione del Museo italiano dell’audiovisivo e del cinema (Miac).

Cinecittà ha vissuto il suo momento d’oro negli anni della Dolce Vita, complice anche il genio di Federico Fellini che adorava questo luogo e qui ha girato tante scene dei suoi film, a cominciare proprio dalla Dolce Vita. «È un posto che dovrebbe essere guardato con rispetto – sosteneva Fellini -  perché al di là di quel recinto di mura ci sono artisti dotati e ispirati che sognano per noi. Per me è il posto ideale, il vuoto cosmico prima del big bang».

Il Teatro 5, intitolato proprio al maestro riminese, è ancora lì, mentre ad accogliere i visitatori resta l'enorme testa di statua utilizzata nella scenografia de Il Casanova. Anche in tempi più recenti Cinecittà ha continuato ad attrarre importanti produzioni: da Il padrino - Parte III di Francis Ford Coppola (1988) a Il paziente inglese di Anthony Minghella (1996), e ancora Gangs of New York (2002) di Martin Scorsese e La passione di Cristo (2004) di Mel Gibson. È solo negli ultimi anni che gli studios sono diventati più famosi per produzioni televisive, come il Grande Fratello, che per il cinema. Sulla storica struttura ha aleggiato per un periodo anche l’ipotesi della creazione di un complesso immobiliare dotato di alberghi, centri wellness, parcheggi. Un’eventualità duramente contestata dai lavoratori che non hanno mancato di far sentire la propria voce. 

Nel rilancio di Cinecittà  - spiega Roberto Cicutto, presidente dell’Istituto Luce - non ci sarà solo l'investimento per i teatri di posa, ma anche politiche di prezzi speciali per le opere prime e seconde e i film difficili, così da consentire anche ai giovani di girare negli studi. Si sperimenteranno le nuove tecnologie di riprese e gli effetti speciali. Riapriremo i laboratori di sviluppo e stampa dove faremo dei restauri partendo da negativi. 

«Il ritorno in mano pubblica di Cinecittà è fondamentale. Con Cinecittà il cinema italiano può trovare nuovo slancio» afferma a Roma Italia Lab la regista Donatella Baglivo, autrice di alcuni documentari su Cinecittà per Mixer, recentemente al Festival di Venezia per presentare il suo progetto Officina della Cultura.

Cinecittà – continua Baglivo - fa parte non solo della storia del cinema ma di tutto il Novecento. Negli ultimi anni, con produzioni televisive non sempre all’altezza, è stata poco valorizzata. Sono certa che in mano pubblica potrà avere il rilancio che merita.

L’ingente materiale raccolto da Donatella Baglivo nella sua carriera (locandine, pellicole, fotografie, dvd, moviole) è stato recentemente acquisito dall’Istituto Luce ed è probabile che possano entrare nella collezione del futuro Miac – Museo del cinema e dell’audiovisivo annunciato da Dario Franceschini. Un museo su cui il ministro sembra puntare molto:

Sarà un luogo – ha spiegato il titolare dei Beni Culturali - in cui a fianco della storia dell'Istituto Luce e delle Teche Rai si conserverà in maniera permanente la memoria della nostra grande cinematografia. Uno spazio tecnologico e multimediale, in grado di essere attrattivo per i giovani e al contempo utile per i docenti e gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia e dei corsi di laura in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo. Tutto questo sarà la nuova Cinecittà: passato, presente e futuro del nostro cinema. 

 

 

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Nato e cresciuto a Roma, sono giornalista professionista dal 2012. Da sempre appassionato di storia, perché non possiamo capire il presente se non conosciamo il passato.

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