“Che disastro di commedia”, l'arte dell'imprevisto è un nuovo genere teatrale


A tutti sarà capitato almeno una volta di andare a vedere uno spettacolo teatrale, magari messo in scena da qualche compagnia amatoriale, dove quasi niente va per il verso giusto. Oggetti che non si trovano, movimenti sbagliati, battute saltate, scenografie arrangiate e pericolanti. Dopo una iniziale delusione, la reazione è quasi sempre una sana risata, un moto di ilarità che nasce spesso dalla goffaggine dei poveri teatranti impegnati nella difficile missione di portare a termine lo spettacolo. Nasce da questa intuizione Che disastro di commedia, in scena al Teatro Greco di Roma fino al 22 gennaio per la regia dell’inglese Mark Bell. La commedia è reduce dall’incredibile successo che ha avuto e ha tuttora a Londra, dove è in scena da quattro anni, successo che ora si sta replicando contemporaneamente in altre tre capitali europee: Roma, Atene e Budapest.

La trama è semplice: una compagnia di attori è impegnata in un dramma noir che parte da un delitto. Ma i continui imprevisti che capitano in scena renderanno una vera impresa portare a termine lo spettacolo. Il Times non a caso ha definito la commedia “il capolavoro del malfunzionamento”, perché in effetti lo sforzo degli attori è quello di sembrare i più goffi, impacciati e maldestri possibile: la conclusione è che serve talento per rendere "disastrosa" una commedia.

Gli attori (Viviana Colais, Yaser Mohamed, Luca Basile, Marco Zordan, Stefania Autori, Gianluca Ramazzotti, Gabriele Pignotta, Alessandro Marverti) sono chiamati a fronteggiare imprevisti di ogni genere: porte che non si aprono, effetti sonori sbagliati, quadri che cadono, oggetti che non si trovano, spade che si spezzano, fino al climax finale quando cade gran parte della scenografia: loro stoicamente vanno avanti, il pubblico applaude perché le disgrazie (altrui) scatenano sempre l’ilarità. Per gli attori il grande sforzo di studiare battute senza senso e un numero incredibile di movimenti in un vortice ordinato di malfunzionamenti che danno ritmo allo spettacolo e tengono il pubblico con gli occhi incollati alla scena in attesa del prossimo inconveniente da superare.

«Abbiamo provato sette ore al giorno per cinque settimane. È stata dura perché la formazione degli attori della compagnia non era quella della clownerie» - spiega Luca Basile, che nella commedia veste i panni di ben due personaggi. «Quando ho fatto il provino – continua Basile – il regista Bell mi ha chiesto di sfondare una porta "immaginaria", guardare il pubblico e innamorarmi. I protagonisti della commedia sono in realtà degli eroi perché qualsiasi cosa succede in scena devono portare avanti lo spettacolo».

La commedia nasce nel 2012 dalla felice intuizione di Henry Lewis, Jonathan Sayer e Henry Shields, tre ragazzi che avevano studiato recitazione diventando esperti di clownerie. All’inizio allestiscono la commedia al pub londinese Red Lion, per poi portarla in altri locali della capitale britannica. L’hanno così adattata alle reazioni del pubblico fino alla versione definitiva, poi andata al Fringe Festival di Edimburgo. Oggi da questa tipologia di commedia ne sta nascendo quasi un genere, perché ogni capolavoro del teatro può essere trasformato in un “disastro” di commedia. Ora sono in scena a Londra Peter Pan goes wrong e The comedy about a bank robbery, sulla falsariga della capostipite. Per Che disastro di commedia il futuro sembra radioso perché uno dei produttori di Star Wars ha comprato i diritti e ha intenzione di portarla a Broadway nel tempio del teatro.

Teatro Greco
Via Ruggero Leoncavallo 10
Che disastro di Commedia

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Nato e cresciuto a Roma, sono giornalista professionista dal 2012. Da sempre appassionato di storia, perché non possiamo capire il presente se non conosciamo il passato.

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