Arch.i.m. la memoria in movimento

Il materiale documentario è il dono più prezioso che abbiamo ricevuto da chi ci ha preceduto. Gli Archivisti in movimento sono "professionisti della memoria in cerca di dignità", che chiedono alle Istituzioni un giusto riconoscimento della professione


Arch.i.m. – Archivisti In Movimento, con sede a Roma, è un'associazione professionale formata da persone provenienti da ogni parte d’Italia che, come leggiamo dal loro sito, si rivolgono ai «non strutturati, precari, borsisti, a progetto, partite IVA. Professionisti della memoria in cerca di dignità».
Oggi la figura dell'archivista richiede sempre più impegno per affermarsi come professionista specializzato. Per fare l’archivista serve una preparazione specifica universitaria o post laurea (scuole statali di Archivistica, Paleografica e Diplomatica; corsi di laurea specifici, scuole e master post laurea). Il materiale documentario è il dono più prezioso che abbiamo ricevuto da chi ci ha preceduto. Le carte, da quelle più antiche a quelle più recenti, sono un unicum. L’archivio nasce per finalità pratiche e può diventare un bene culturale, nella terza fase di vita, quando diventa storico, anzi lo è fin da subito per quanto riguarda gli archivi pubblici, mentre per gli archivi privati è riconosciuto tale in seguito all'emanazione del decreto di vincolo da parte della Soprintendenza archivistica competente per territorio.

Quando si parla di archivio si rimanda ad ogni supporto utilizzato per veicolare informazioni, dunque documenti cartacei, documenti informatici, documenti audiovisivi e fotografici ecc.. Non sempre le istituzioni riescono a far fronte alla grande mole di lavoro che richiedono tali archivi; di certo non mancano risorse umane specializzate, mancano risorse economiche e progetti ad hoc. In Italia assistiamo a una svalutazione dei lavori che si riferiscono alla cultura, ne consegue che i professionisti non riescono a trovare la loro giusta collocazione e retribuzione in questo settore, costretti come sono a destreggiarsi fra offerte di lavoro gratuito, livelli di retribuzione insufficienti, mancato riconoscimento della loro dignità e della loro funzione sociale. Proprio per far fronte a queste difficoltà si sono costituiti, nel loro settore di pertinenza, gli Arch.i.m.
Il Movimento Arch.i.m. originariamente si è sviluppato principalmente sui social network tra il 2013 e il 2014 per iniziativa di Angelo Restaino (Presidente dell’Associazione) e di Sara Vian (Tesoriera dell’Associazione) e molti altri. Il 25 gennaio 2015, presso l’Archivio Fotografico Riccardi in Roma, il Movimento si è formalmente costituito in associazione.

Dimenticate l'immagine fissa e statica dell'archivista, i soci Arch.i.m. sono attivi in vari fronti: conservazione e valorizzazione della memoria storica, gestione degli archivi in formazione (la nostra futura memoria storica) e supporto pratico ai giovani che vogliono formarsi in questo settore. 

Abbiamo incontrato Valentina Cioffi, associata Arch.i.m., che afferma:

«La situazione della politica culturale italiana punta al ribasso, al volontariato, relegando i beni culturali agli “appassionati” che dovrebbero quindi svolgere questa attività con passione, senza troppo chiedere in cambio, secondo la frase “… e ringrazia che ti facciamo lavorare”. Ultimamente abbiamo avuto dei tristi esempi come l’affermazione del Presidente del FAI (Fondo Ambiente Italiano), il prof. Andrea Carandini: “I volontari hanno una passione che alle guide professionali sovente manca”, scatenando l’ira delle guide italiane, oppure il polverone suscitato dal servizio intitolato Il dramma dei lavoratori fantasma del programma di attualità Nemo - Nessuno escluso, mandato in onda su Rai 2 questo mese, che ha smascherato ancora una volta l’esternalizzazione dei servizi pubblici in forme associative di volontariato, come ad esempio l’AVACA, (Associazione Volontari Attività Culturali ed Ambientali). Massimo Battaglia, del sindacato UNSA – CONFSAL BENI CULTURALI ha definito così la situazione: “Siamo davanti a una nuova forma, perversa, di sfruttamento (seppur a carattere volontario, ma dettato dallo stato di necessità), di cui lo Stato sembra essere complice”. La situazione dunque degli archivi qual è? Gli archivi spesso sono considerati la Cenerentola dei Beni Culturali. Ogni attività lavorativa, pubblica e privata, che si manifesta e allaccia contatti col mondo esterno, crea un archivio. L’archivio nasce come riflesso dell’attività e se la gestione della documentazione è corretta in tutte le sue fasi, l’archivio è la vera stanza dei bottoni, o meglio, il governo centrale e perno del lavoro, e conseguentemente lo facilita. Nonostante questo fatto reale, nonostante la preparazione universitaria e più specializzazioni in archivistica, il mondo del lavoro sembra non aver posto per noi, o meglio: pur avendo, di fatto, estremamente bisogno di professionisti d'archivio, spesso, per inconsapevolezza, li ignora. La maggior parte dei Comuni ed altre Istituzioni non comprendono nel funzionigramma od organigramma la figura dell’archivista; per le candidature di lavoro spesso non compare nel menù a tendina la mansione dell’archivista; l’archivio è visto comunemente come luogo punitivo in cui spedire persone che “danno fastidio”; si pensa che per fare l’archivista non bisogna avere una preparazione specifica “perché tanto sono solo carte da mettere apposto”. Per esperienza mia e di altri colleghi abbiamo trovato molta ignoranza nelle committenze ed abbiamo riscontrato molte lacune in questo senso. Personalmente ho riscontrato verso l’archivio quasi un blocco psicologico, permettimi il termine un po' estremo ma si potrebbe chiamare una “controdipendenza” all’archivio. Mi spiego meglio: si ha bisogno dell’archivio per svolgere l’attività ed è noto, ma allo stesso tempo si fa finta che l’archivio non esista e che l’attività lavorativa può svolgersi in modo corretto anche senza di esso e senza prendersene cura. Così le carte vengono ammassate in una stanza tradizionalmente chiamata Archivio: spesso ogni ufficio si sceglie il suo angoletto e crea il suo cumulo di faldoni, quando la situazione diventa di estrema confusione, tanto che per i dipendenti recarsi in archivio per cercare documenti diventa frustrante e fonte di ansia. Quando arriva finalmente l’archivista professionista i dipendenti solitamente lo ringraziano, ancor prima di iniziare il lavoro, soltanto per il coraggio che ti riconoscono per affrontare l’impresa. L’archivista rimane un personaggio misterioso “ma perché ha scelto questo lavoro?”, la sua figura è misteriosa come l’archivio, e proprio perché comunemente non si ha ben chiaro il ruolo dell’archivista, alla presentazione del preventivo vengono fatte sempre e comunque le pulci. Gli archivisti pagano sulla loro pelle un’ignoranza fatta di luoghi comuni ed impressioni altrui. Soltanto a lavoro terminato, quando le cose funzionano, quando si trova ciò che si cerca, viene riconosciuta una professionalità. Ho lavorato per un Istituto che aveva due scelte: o fallire e mandare tutto all’aria o chiamare un archivista che potesse ordinarne ed inventariarne le carte. Fortunatamente hanno scelto la seconda opzione. Nell’atmosfera di mistero e dell’ignoranza generale, soprattutto dei committenti con il disturbo della “controdipendenza”, troviamo chi ne può approfittare ed ecco che assistiamo alla fioritura di iniziative di nuove leggi che servono a regolare i flussi documentari, la gestione e la conservazione, o a certificare ciò che è già certificato. Ma le leggi sono chiare, tra le principali: il 445/2000, il CAD (Codice dell’amministrazione digitale, modificato nel 2010), la legge 110/2014 per il riconoscimento della figura dell’archivista, la circolare dell’AGID 65/2014 “Modalità per l’accreditamento e la vigilanza sui soggetti pubblici e privati che svolgono attività di conservazione dei documenti informatici di cui all'articolo 44-bis, comma 1, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82”. 

Noi di Arch.i.m. siamo per la maggior parte liberi professionisti, siamo dei precari, ci siamo riconosciuti negli stessi problemi lavorativi di altre categorie lavorative, nei costi della partita iva, nella mancanza della garanzia dell’assistenza e il benessere dei cittadini liberi professionisti, facciamo i conti con il mondo attuale e con la realtà lavorativa e vogliamo migliorare il nostro lavoro e la nostra vita, perché abbiamo passione per il nostro lavoro e perché, essendo un lavoro, questo deve garantirci una qualità di vita adeguata in modo da poterlo svolgere nel migliore dei modi. È un circolo che non definisco vizioso, ma normale, sano e sacrosanto, che deve essere raggiunto».

Quali sono le idee e le iniziative che state portando avanti per far fronte a questa situazione stagnante? 

«Innanzitutto vogliamo rivolgerci a più archivisti possibili, vogliamo che sappiano che Arch.i.m. è l’archivista tra gli archivisti. La debolezza del singolo diventa forza nell’unione. Vediamo l'Associazione come un luogo di mutuo sostegno fra pari. Per realizzare questa forza però bisogna partecipare, ognuno che ama questo lavoro per cui tanto si è speso non ha finito, deve rimboccarsi ancora le maniche ed associarsi. I fronti ed i temi da affrontare sono tanti, ed ognuno di noi può fare la sua parte che sarà sempre preziosissima per l’armonia dell’insieme. Per questo motivo facciamo delle campagne di tesseramento dove spieghiamo i nostri intenti ai soci. Il cambiamento deve avvenire ed è quanto mai necessario, perché questo modo di lavorare non permette un dignitoso vivere. Noi abbiamo il dovere di difendere e rilanciare la nostra professione perché è fondamentale per assicurare trasparenza e democrazia, per i diritti del cittadino, per la comunità e per il Paese. Insomma, gli archivisti sono “i professionisti della Memoria, individuale e collettiva!”. Ovviamente nulla può avvenire senza comunicazione, abbiamo il nostro sito, ma siamo presenti anche su Instagram, su Twitter, su Facebook in cui abbiamo un gruppo pubblico “Archivisti in Movimento” ad oggi composto da 2433 membri (se si associassero tutti sarebbe un sogno!) ed una pagina “Arch.i.m. – Archivisti in movimento” che piace a 2784 persone (e non ripeto il concetto) – (risate). I social ci hanno permesso di scavalcare i limiti della categoria professionale, come è successo l’anno scorso con la frase d’effetto lanciata per la festa di San Valentino ad opera della socia Arch.i.m. Martina Macinelli “L’amore dura il tempo di un sospiro, ma il vincolo archivistico è per sempre”.

Per svolgere al meglio quanto detto sopra, Arch.i.m. sta creando dei gruppi operativi regionali, mancano ancora alcune regioni ma presto suppliremo questa mancanza. Inoltre si sta formando una macroarea di lavoro per il nord, centro e sud Italia. Sia i gruppi regionali che le macroaree raccoglieranno le istanze, le proposte, le contraddizioni ed i problemi e si valuterà come procedere per la migliore soluzione da adottare. Alcuni soci si stanno occupando dei gadget che nella comunicazione e, con una battuta, anche nell’educazione (delle istituzioni, dei committenti, dei decisori...). Qualcosa che si fa circolare quotidianamente con la scritta ARCHIVISTA o ARCHIM fornisce informazioni a chi prima non l’aveva, crea visibilità per la professione, le dà cittadinanza nella società, la rende quotidiana, reale e naturale come le altre professioni. Altri soci si stanno occupando del problema dei fitti passivi delle sedi di Archivi di Stato; dei Fondi Europei, Fondi Nazionali e Regionali, e del modo in cui gli archivisti e gli archivi possano farvi ricorso; dello studio attento della legislazione archivistica per far fronte a situazioni in cui la professione viene messa a rischio in bandi o selezioni. Si auspicano corsi ed aggiornamenti gratuiti per i soci, ed è in corso l’organizzazione della II edizione dell’Arch.i.m. Summer School 2017».

Puoi brevemente parlarci di alcuni progetti che avete realizzato in questi anni di attività?

«Brevemente? Allora faccio un semplice elenco partendo dalle origini:
Arch.i.m. si unisce all’ANA - Associazione Nazionale Archeologi e ad altre associazioni professionali del settore culturale contro la selezione dei 500 giovani per la cultura e partecipa alla manifestazione nazionale dei Professionisti dei Beni Culturali del 29 novembre 2014 con slogan “La cultura è lavoro. Il lavoro si paga. Basta gratis”;
Arch.i.m. partecipa alla mobilitazione promossa da MGA (Mobilitazione Generale Avvocati) del 27 febbraio 2015 per l’equità fiscale e previdenziale;
Arch.i.m. e la coalizione 27 febbraio scrivono lo statuto del lavoro autonomo e indipendente (la cosiddetta Libera Carta);
Il Presidente Angelo Restaino, nell’ambito della partecipazione alle iniziative della Coalizione 27 Febbraio, partecipa alla trasmissione televisiva Ballarò, su Rai 3, denunciando i problemi dei professionisti del nostro settore in materia previdenziale;
Arch.i.m. attiva la convenzione Regesta.exe, riguardante l’utilizzo della piattaforma di descrizione multimediale open source xDams nell’esercizio della professione archivistica nei confronti di committenti terzi (2016);
Arch.i.m. Summer School, I edizione 2016 (18 al 24 luglio 2016) fasi di riordino dell’archivio di progetto, realizzazione e gestione dell’area pubblica dell’ex Villaggio ENI, concepito dall’architetto Edorardo Gellner a Borca di Cadore (BL). A dicembre 2016 viene presentato L’e-book - Elenco di consistenza dell'Archivio “Progetto Borca”. Da gennaio 2017 l’elenco di consistenza è on line sulla piattaforma X-Dams di Regeta.exe;
Arch.i.m. partecipa a Napoli il 24 novembre 2016 con la Coalizione 27 Febbraio, per presentare all'amministrazione comunale la proposta dei soci relativa ai contratti per gli archivisti autonomi, alla presenza del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris;
Convenzione tra Arch.i.m. ed Acta (2017).

Chi vuole diventare archivista, secondo te quali requisiti deve avere?

«Se per diventare archivista si intende lavorare come archivista, oltre al titolo di studio ed una buona preparazione, oltre alle doti personali che valgono per qualunque altro lavoro come la curiosità, la determinazione e la passione, per lavorare oggi, come archivista, consiglio di associarsi ad Arch.i.m. E' una battuta, ma fino a un certo punto. Le cose devono cambiare. Già la nascita di Arch.i.m. è stato il primo vagito del Cambiamento e di una nuova presa di coscienza nel mondo archivistico, ora bisogna far crescere “la creatura” (risate), dobbiamo farlo tutti insiemeDi una cosa siamo convinti: una componente essenziale della nostra formazione di ogni professionista deve consistere, orma come non mai, nell'imparare ad andare a prendere i finanziamenti lì dove ci sono, a tutti i livelli, senza fermarsi alla semplice denuncia della mancanza di fondi. Proporre soluzioni, sempre, questa è la nostra filosofia!».

Concludiamo con una citazione di Eugenio Casanova, uno dei padri dell'archivistica italiana: «Rari sono, in Italia e altrove, coloro i quali sappiano che cosa sia un archivio: rarissimi, coloro i quali discernano a cosa veramente serva. Ma quantunque scarsi di numero, questi eletti costituiscono una forza».
Speriamo che Arch.i.m. possa contribuire a tutto questo.

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Storico dell’arte, archivista e curatore. 

Cresciuta in una tranquilla città di mare, ho sempre mirato lo sguardo verso orizzonti indefiniti. Poi è arrivata la frenetica e caotica Roma e qui adoro perdermi tra i vicoli e le storie di quartiere. Non riesco a stare ferma, ho bisogno di fare più cose contemporaneamente, sempre credendoci! Sognatrice e idealista, amo mixare le mie passioni: arte, fotografia, poesia, cinema e teatro... altrimenti mi annoio. 

Come un cannibale di notte divoro libri e serie tv, oppure scrivo tutto quello che mi passa per la testa e che non farò mai leggere a nessuno. Raccolgo oggetti trovati per strada, sono sempre alla ricerca di nuovi amuleti.   

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