La casa della vita di Mario Praz, percorso nel suo ricordo

Le abitazioni conservano l’impronta vitale di chi le ha vissute. Nella casa di Praz vive la potenza dell’immaginazione. Viaggio nel mondo privato di un personaggio eccentrico, nato in fin de siècle.

Entriamo in un mondo antico e immaginario, che ancora si trova a Roma, alle spalle di piazza Navona: la residenza di Mario Praz (Roma, 1896-1982), museo stabile dal 1995, nell’alveo di Palazzo Primoli. 

Le abitazioni conservano l’impronta vitale di chi le ha vissute. Nella casa-museo di Praz alberga la potenza dell’immaginazione, mescolando opposti e ossimori come in un gioco in cui ci si immerge in un’etica dell’eccesso. Personaggio eccentrico, nato in fin de siècle, Praz risente di un’epoca di passaggio, pregna di correnti controverse che da una parte si volgono con nostalgia all’Ottocento concluso e dall’altra accolgono il nuovo incipit moderno novecentesco. Egli si colloca in questa battuta temporale quale eminente anglista, saggista, critico letterario e collezionista di pregio, dotato di un’originalità di pensiero che impreziosisce il suo lavoro dedito a una continua ricerca e volontà di approfondimento di tematiche letterarie e artistiche. Lo stilema abitativo richiama il registro ricco e allegorico delle sue opere, frutto di una fede nell’arte e nella bellezza intese in tutte le loro accezioni parossistiche. Un uomo infatuato del materiale come chiave di accesso al mondo immaginifico e allo stesso tempo come ancora di preservazione dalla pochezza del tempo in cui vive; come una consolazione indotta da una nostalgia di quel “in più” che caratterizza epoche passate. 

Nella sala Galleria il gusto neoclassico di tre busti femminili (Marchesa Maria Francesca d’Elci, Elisa Baciocchi e Madame de l’Horme de l’Isle) dialoga con il gusto neorinascimentale dei tendaggi e il bianco e oro, stile Impero della libreria, in cui sono incastonati alcuni preziosi diorama olandesi di fine XVIII secolo. Praz ama destrutturare e ricontestualizzare oggetti e ambienti, proponendo un particolare gusto antiretorico, a tratti kitsch e ridondante. Grotteschi i ritratti di cera che risiedono numerosi sulle pareti, amati da Praz poiché questo materiale “illividiva” come la pelle umana.

La stanza da letto della figlia Lucia serba l’amarezza di un rapporto caduco, monco e sublimato nella serenità apparente dell’arredo Biedermeier. Mentre la stanza da letto di Praz accoglie lo stile eclettico delle Wunderkammer, ovvero della “Camera delle meraviglie”, qui è posto il letto Jacob, appartenuto agli appartamenti di Fontainebleau di Napoleone Bonaparte,   e un tripode di foggia austriaca con un uovo di struzzo.

Noto il suo gusto per i ventagli appesi aperti, come collezioni di farfalle (“Ventagli come le farfalle sono cose morte appena si fissano alle pareti”). Il quadro esposto ritrae un interno della Reggia di Napoli ai tempi di Murat eseguito da Montagny nel 1881 e Praz vagheggia intorno a quel che c’è dietro la tela: “quelle stanze in miniatura in cui io non penetro che con la fantasia finiscono di essere non meno reali per me delle stanze vere e proprie”. Egli considera l’arte materia viva e mutabile. I mobili raccontano una esistenza, o meglio la consacrano, vista la sua concezione rituale dell’arredo (L’uomo passa il mobile rimane”-“Homo bulla”). Praz, un uomo che ha riscoperto il “senso della meraviglia”, battezzerà questa dimora “La casa della vita”, come l’omonimo romanzo, poiché la sua volontà sarà di stigmatizzare il flusso vitale che ne profonde, ricordando il potere e il dovere di immaginare.  

 

La Casa-museo Mario Praz è in via Zanardelli 2.

Orari per le visite accompagnate: giovedì e venerdì 14:30-18:30 e sabato 9-13.

Ingresso gratuito

La foto di copertina è di Silvio Scafoletti

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