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Lo spirito di Gregory Corso

Si dice che chi ama la poesia, non può non conoscere quelle scritte da questo romano d’adozione, nato a New York nel 1930, che riposa per sua stessa volontà nel cimitero acattolico della capitale: Gregory Corso

" Spirito
è vita
scorre attraverso
la mia morte
incessantemente
come un fiume
senza paura
di diventare
mare. "

Gregory Corso
Poeta
26. 3. 1930 – 17. 1. 2001

Spirito, una poesia, un posto speciale di Roma, l’ameno cimitero detto degli Inglesi. Qui è sepolto dal 2001, anche Mr Gregory Corso, poeta simbolo della Beat Generation.
Si dice che chi ama la poesia, non può non conoscere quelle scritte da questo romano d’adozione, nato a New York nel 1930 da madre pugliese e padre calabrese, scomparso nel 2001. Riposa per sua stessa volontà nel cimitero acattolico della città che aveva scelto come casa: Roma.

Abbandoni, orfanotrofi, carceri e di nuovo abbandoni, hanno segnato la sua vita e si sono trasformati nella rabbia e delicatezza che scorrevano dai suoi versi, i quali colpirono a New York nel 1950, in un bar del Greenwich Village, il poeta Allen Ginsberg. Sarà grazie a lui, che Corso pubblicherà la sua prima raccolta: The Vestal Lady Brattle and other poems (1955, La vestale di Brattle), con testi dedicati alla memoria di "Bird", ovvero il grande musicista Charlie Parker e a un altro folle poeta, Dylan Thomas. A questa, seguirà la più ampia raccolta del 1958, Gasoline (Benzina).
Un incontro, quello con Ginsberg, che gli salverà la vita da più punti di vista, poiché quest’ultimo si farà spesso carico delle conseguenze, anche economiche, derivanti dalla dissoluta esistenza di Corso, alcolizzato e tossicodipendente. Dipendenze, che non gli impediranno, tuttavia, di viaggiare e vivere a lungo a Parigi, all'Hotel Rachou, il "Beat Hotel" del Quartiere Latino, dove si potevano incontrare, anche Peter Orlovsky, Burroughs, oltre allo stesso Ginsberg. Da Parigi a Milano presso Fernanda Pivano, a Venezia e a Roma, dove sarà ospitato anche da Afro Basaldella su richiesta dell’amico De Kooning, che gli scriverà di questo giovane bisognoso d’aiuto, ma così talentuoso. Di talento ne aveva da vendere Corso, come dimostrò con la poesia che lo consacrò quale poeta eversivo e sperimentale, sempre nel 1958: Bomb (Bomba). I versi redatti in forma di fungo atomico, non sono solo una fine provocazione, ma con dissacrante ironia scoprono populismi e ignoranze, le “mode” e i fanatismi dell’epoca, pur restando fedeli a un reale pacifismo.

Corso era un vero poeta maledetto, sempre contro il conformismo, dalle sue parole solo apparentemente semplici, profezie e temi tutt'ora moderni, saranno insieme con altri scritti, fonte di profonda riflessione e ispirazione anche per un autore quale Fabrizio De Andrè. Lo dichiarerà lui stesso, durante il programma televisivo “Blitz”, condotto da Gianni Minà, in un incontro faccia a faccia con il poeta, in trasmissione alquanto alticcio, ma non meno sagace. Era dotato di spirito Corso, un cinico umorismo ancora attuale, ben interpretato dal recente docufilm indipendente "Bomb! Burning Fantasy" (Italia 2014, ScarFord Produzioni), regia di Matteo Scarfò con protagonista Nick Mancuso, che racconta certi momenti della  sua vita travagliata e buia, ma illuminata dalla forza della sua stessa poesia.

Alcuni, fortunati col senno di poi, l’hanno incontrato senza sapere neppure chi fosse, in sere afose proprio come queste, tra via del Governo Vecchio e Campo de’ Fiori o vicino a Piazza del Fico, ubriaco a elemosinare qualche spicciolo in cambio di un verso sdentato e fantasticherie sulle sue origini e su sua madre. Un poeta come lui non poteva che abitare ai margini della società, da cui traeva ispirazione per i suoi versi serrati, non poteva che vivere nella “grande bellezza” di Roma, dove sospendere il tempo, incantandosi in contemplazione. A volte se ne stava immobile, racconta chi l'ha conosciuto, con lo sguardo perso nel vuoto, forse meditando sui suoi eroi, Chatterton, Marlowe e Shelley, quest'ultimo insieme con l’altro inglese-romano, Keats, gli fa compagnia nel verde cimitero del Testaccio, sotto la Piramide Cestia, in questa strana, odiata, amata, bellissima città.

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