Cromorama, storie di colori

Un libro che è un vaso di Pandora di esperienze cromatiche e visive, una narrazione che usa il colore come chiave di lettura. È uscito «Cromorama» di Riccardo Falcinelli che parlandoci di letteratura, cinema, fumetti e soprattutto oggetti quotidiani racconta come è nato sguardo moderno

Cosa hanno in comune il latte, un uovo e Michelangelo? Tutto.

Non in valore, sia chiaro. Riccardo Falcinelli, uno dei piú apprezzati visual designer sulla scena della grafica italiana, ci tiene a precisarlo. Ma il suo libro, Cromorama. Come il colore ha cambiano il nostro sguardo, edito da Einaudi e in libreria da settembre, è la storia delle storie. Un vaso di Pandora che contiene le esperienze cromatiche e visive del nostro secolo. Falcinelli attinge a tutti i campi dell’immagine, spaziando dalla pittura all’architettura, dal cinema moderno agli oggetti quotidiani, spiegando come si è evoluto lo sguardo moderno. In un’ottica tutta umanistica, Cromorama si inserisce nella contemporaneità, aprendo gli occhi sul mondo delle merci, delle immagini e dell’arte, usando il colore come chiave di lettura.

Quindi, fatta questa premessa, riproponiamo la domanda: che cosa hanno in comune un brick di latte, un uovo e la Pietà di Michelangelo?

Noi vediamo cose precise. Ma il colore è un pretesto, non possiamo passare la vita a vedere le cose che ci circondano in maniera complessa. Io non potrei essere sempre nella piena consapevolezza. Impazzirei! 

ha raccontato l’autore durante la presentazione nella Libreria AltroQuando, in via del Governo Vecchio. Conta il colore ed è importante il contesto e lo stato d’animo con cui ci avviciniamo alle cose. Nessuna spiegazione scientifica. Un lunga carrellata di storie, scenari e racconti del passato e del presente che intrecciano le idee dell’uomo e del designer. Un tema che va in tutte le direzioni, sfondando le stesse pagine del libro.

Parlando del font della copertina, l’autore ha affermato: «I miei studenti hanno voluto una copertina autorevole. Così le immagini dentro le lettere, le più diverse possibili, sono i grandi temi trattati nel libro». All’interno, una prospettiva tutta personale dell’arte e della visione del mondo reale. E anche di quelli possibili.

Sono convinto che ciò che rimarrà tra 500 anni sono le orecchie di Topolino. Rimane quell’immaginario collettivo; più di quella che noi chiamiamo arte, perché quel che rimane è ciò che appartiene al mondo sociale.

Negli oggetti, le forme sono importanti, ma non abbastanza: è dimostrato che l’occhio vede prima il colore, poi la forma. La forma consegna significato all’oggetto e rende possibile la contestualizzazione, nel momento storico e nell’ambiente.

«Siamo schiavi di un modello estetico che associa la Bellezza alle cose importanti. Ma quel che era importante per una persona del Cinquecento, non lo è per un uomo contemporaneo». Si potrebbe, quindi, teorizzare una grande teoria del colore? No. Falcinelli ci tiene a non dare chiavi di lettura definitive. Il suo è un libro politico ma non ideologico, con lo scopo di mettere in luce aspetti e profili della società. E quando si arriva al momento di capire tutto, ecco che, di nuovo, bisogna smontare tutti i pezzi, lasciandoli di nuovo liberi di interagire.

«Perché è la concretezza a fare la differenza. La concretezza e tutta la banalità della vita concreta» ha precisato. «Si pensa ad un pennarello, poi a Michelangelo. In mezzo, il nulla. Il senso artistico lo diamo alle opere che valgono di più. Ma non è così». Partendo dalla confezione dello yogurt, riscoprire la Bellezza delle grandi opere d’arte, che ora sono infinitamente meno suggestive di un tv led. Roland Barthes diceva: «Le grandi cattedrali del Novecento sono le automobili». Tutta la comunicazione attuale contempla e riflette la società e tutto dipende dal momento storico in cui viviamo. Questo era il presupposto da cui partiva il libro precedente Critica portatile al visual design, edito nel 2014.

Il connubio tra letteratura e divulgazione scientifica fa di Cromorama un libro a tutto tondo, consultabile e stimolante per esperti e curiosi. Nel volume ci si perde anche a rispondere ai grandi dubbi filosofici: se chiudiamo gli occhi, il mondo intorno continua ad esistere? La fisica dice di sì, perché il mondo non ruota attorno all’uomo; ma il colore esiste solo se lo guardi. In realtà, afferma Falcinelli, il brevetto dei colori viene dato ai legami chimici, in cui qualcuno diventa proprietario della molecola di quel colore: «Si brevetta il “come si fa”. Il modo in cui è fatto un prodotto». E pensare che nei primi secoli della cristianità era difficile fare il blu. I colori più utilizzati erano i rossi, gli ocra, i rossicci, nella pittura rupestre. Poi, si scoprì il lapislazzulo, una pietra dura che, triturata, produceva pigmenti; costava quasi quanto l’oro ed era utilizzabile solo per dipingere. Per questo motivi, nei primi del Novecento, le bambine venivano vestite di celeste o di bianco, simbolo di purezza in omaggio alla Vergine; i bambini, invece, erano vestiti di rosa, il rosso addolcito, colore della guerra. Poi la prima bambola con forma di donna adulta, la Barbie, rivoluziona l’assetto cromatico delle famiglie. Con la società industriale, il colore riempie le nostre vite. La ricetta è guardare prima di giudicare, contestualizzare prima di osservare, capire prima di conoscere. L’obiettivo è imparare a dire “guarda che ti riguarda”. 

 

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Classe '92, leggermente iperattiva. Appassionata alla scrittura sin da piccola, redigevo, per pura pignoleria personale, schede e recensioni dei miei primi libri di lettura. La scrittura poi si è abbinata alla musica. Per comporre un pezzo o per prendere ispirazione. Appassionata amante del rock e prog anni '60 e '70 italiano e straniero, sono collezionista di vinili, unico supporto disponibile nella mia abitazione. Da sempre attiva su tematiche sociali e di pubblica utilità, ho vissuto una lunga esperienza lavorativa nel territorio di Corviale a Roma. Le idee e la creatività non mancano, anzi, corrono ogni giorno. La mia scrivania è sempre coperta di post it e memo. Ma nel cassetto c'è un romanzo (ancora) da completare.  

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