Gli antieroi della moda

[ph] Marco Barbaro

Ma allora, chi sono oggi gli antieroi della moda? D’istinto mi viene da pensare a quei designer, quegli artigiani che attuano strategie di resistenza e sopravvivenza, quelli che si propongono a vecchi e nuovi mercati cercando di opporsi al conformismo e alla omologazione dei grandi brand.

Antieroe. Che strano dover associare questa parola al mondo della moda. Risulta alquanto difficile farlo. Provo ad illuminarmi sul significato di questa parola leggendo sul dizionario di linguistica Garzanti: 1. personaggio letterario o cinematografico contrapposto all’eroe della vicenda 2. personaggio in cui si incarnano polemicamente i tratti opposti a quelli dell’eroe tradizionale Etimologia: ← comp. di anti­ ed eroe.

Il dizionario Garzanti non mi è di molto aiuto. Mi confonde ancora di più le idee. Mi trovo costretta così ad interpretare la parola «antieroe» a modo mio. Se penso al mondo della moda, il mio primo pensiero va a quei grandi nomi che dal 24 al 29 Febbraio vedremo sfilare sulle passerelle della Milano Fashion Week: Gucci, Roberto Cavalli, Max Mara, Fendi, Prada, Moschino, Etro, Versace, Bottega Veneta, Blumarine, Trussardi, Missoni, Dolce & Gabbana. Loro, per la maggior parte di noi, sono gli eroi: quelli che ce l’hanno fatta e che tutto il mondo applaude.

Ma allora, chi sono oggi gli antieroi della moda? D’istinto mi viene da pensare a quei designer, quegli artigiani che attuano strategie di resistenza e sopravvivenza, quelli che si propongono a vecchi e nuovi mercati cercando di opporsi al conformismo e alla omologazione dei grandi brand. Sono persone «normali» che conoscono i loro limiti e che sono caratterizzate da una forte personalità e da grandi competenze, amate e ricercate perché «diverse».

Si dice che a Roma non ci sia la moda. Nulla di più falso. Roma è la città degli «antieroi» della moda. Provate a perdervi nelle sue strade e scoprirete botteghe artigiane in cui potrete crearvi un guardaroba unico e lontano dalla omologazione. Roma come città del «su misura» e del «fatto a mano» per chi vuole distinguersi scegliendo la strada dell’individualità e dell’artigianalità. Vi basti pensare ai vestiti anni ‘50 di Tina Beth Sondergaard a Rione Monti, alla Sartoria Ripense di Andrea Luparelli in Via Ripetta, ai cappelli di Antica Manifattura a Prati, agli occhiali di DolceRoma a Corso Vittorio, alle borse di Badura in Via Mario de’ Fiori.

Addio Eroi, è il tempo degli anteroi. Quelli che pensano di non farcela e che alla fine fregano tutti. Motivo per il quale noi, gente normale, li amiamo.

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Nasce come antropologa urbana e organizzatrice di eventi quasi dieci anni fa. Inizialmente per gioco. Poi la vita, come sempre, ha saputo sorprenderla facendola diventare PR e DJ. Collabora per i contenuti moda, benessere e viaggi con diverse testate.