Spiriti ansiosi

Una curiosa chiesetta sul Lungotevere Prati, ospita l'insolito museo Cristiano dell’Oltretomba, dedicato agli spirti in attesa del Paradiso

Pare che gli spiriti “ansiosi”, quelli tormentati nell’attesa di salire in Paradiso, vaghino in una dimensione parallela alla nostra e ogni tanto varchino il “confine” per chiedere l’aiuto di quei buoni cristiani in grado di ascoltarli. Domandano preghiere in loro suffragio affinché si possa velocizzare il trapasso a cui tanto anelano.

Le testimonianze di tali visite sono raccolte in una curiosa chiesetta sul Lungotevere Prati. Curiosa sia per l’insolito museo che ospita, il Museo Cristiano dell’Oltretomba, sia per l’inusuale architettura neo-gotica, molto rara a Roma.

Fu voluta dal padre missionario francese Vittore Jouët che intendeva consacrare una chiesa all’Associazione da lui fondata nel 1893 dedicata al Sacro Cuore del Suffragio delle anime del Purgatorio. Per tale motivo acquistò un piccolo terreno in zona Prati ed eresse una cappella provvisoria in attesa della costruzione definitiva, che fu affidata all’architetto Giuseppe Gualandi e terminò solo nel 1917. Durante un incendio nella piccola cappella si assistette a due eventi straordinari: non solo il quadro dell’altare fu risparmiato dalle fiamme ma su una parete annerita dal fuoco rimase impresso il volto di un uomo sofferente tuttora visibile sotto al trittico dell’Addolorata fra gli Angeli.

Di lì a poco il volto venne interpretato come un’anima a cui la chiesa sarebbe stata dedicata e padre Jouët decise di raccogliere per il mondo tutte le possibili testimonianze di tali presenze formando il primo nucleo del singolare museo. Padre Jouët non fece in tempo a vedere la chiesa ultimata poiché morì nel 1912, ma le sue richieste vennero rispettate sia nella dedica, sia nell’istituzione del museo, sia nella scelta dello stile.

Il neo-gotico, così come l’originale non ebbe fortuna a Roma, rarissimi gli esempi medievali come pure i revival ottocenteschi. Tale scelta per la “nostra” chiesa è dettata sia dalla predilezione del fondatore per uno stile, legato alla sua terra d’origine, sia dalla ristrettezza del perimetro ecclesiastico, cui solo un’architettura slanciata in altezza consentiva di ovviare. Innovativa anche la scelta di utilizzare nella sua costruzione moduli prefabbricati, primo esempio a livello europeo. Ma ciò che stupisce di più è la raccolta museale, ridotta ma da brivido. A partire dal volto mesto impresso sul muro d’accesso alla sacrestia, per continuare con impronte di mani o dita “infuocate” impresse su libri, abiti, cuscini, tavoli da lavoro o di preghiera. Sono testimonianze del passaggio di anime del Purgatorio che chiedono la preghiera dei vivi per poter accedere alla pace eterna.

Ma perché questo accesso bloccato, questo Purgatorio?

Padre Roberto, con cui ho parlato, mi dice che si tratta di anime buone - per quelle malvagie c’è la dannazione immediata - che però non sono così “immacolate” da poter vantare l’accesso diretto al Paradiso e per tale motivo sono in stand-by in una dimensione di progressiva purificazione. Si tratta però di uno stato di pena perché bramano il ricongiungimento a Dio e questa attesa li rende simili a fiamme ardenti, per questo il segno che lasciano brucia tutto ciò su cui si posa.

Una visita interessante. Per i cristiani perché prova viva di ciò a cui per Fede credono ciecamente, per gli altri perché offre molti spunti su cui indagare.

Una domanda su tutte: come mai i cimeli coprono un arco temporale che va dal 1600 alla fine della prima guerra mondiale? Si può giustificare il “buco” precedente e forse anche quello successivo, ma oggi non vi sono più testimonianze? Sarà che le anime ansiose sono così tante tra i vivi che quelle del Purgatorio nemmeno si fan più sentire?

 

 

 

 

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