Un giorno di luce in India

Luigia Giovannini ha esplorato con pazienza l'India cercando di coglierne l'esistenza illuminata da una luce unica. «Scatti dall’alba al tramonto per trasmettere il tempo del ritmo della vita» spiega la fotografa

Il continente della sacralità indù si mostra a Roma. Una mostra, esposta nella suggestiva Galleria Esedra nell’attesa della bella stagione, racconta il tempo e la vita oltre il mondo a noi più familiare, oltre i confini del nostro ambiente. Luigia Giovannini, classe ’53, è marchigiana ma abita e vive a Roma «da troppi anni», a Rione Monti per la precisione, ed è un’amante della fotografia da sempre. Con gli anni e meno impegni familiari si è dedicata all’arte dello scatto con più assiduità.

Luigia Giovannini da Roma all'India

«Sono andata in India nell’ottobre 2016 con un workshop di Fausto Podavini, fotografo che ha vinto il Word Press Photo. Sono arrivata pochi giorni prima e sono rimasta per altri dodici giorni ed è stato un impatto fortissimo e sconvolgente» afferma la fotografa. Tra le didascalie in esposizione, ricorre il nome di Varanasi, la vecchia Benares, città sacra per gli Indù: «Una città veramente unica al mondo. Una città molto legata alla religione ma anche inquinatissima, affollatissima, puzzolente il primo impatto è veramente scioccante». L’India è altrove, è tutto ciò che non vediamo in Italia, in Europa, in Occidente.

 

Le luci, i colori e il cielo sono diversi. «Passati i primi due giorni, entri un pochino nelle dinamiche della loro vita.  Mi ha preso moltissimo perché sono entrata in contatto, in modo più intimo, con tante situazioni che da turista non avrei avuto modo di conoscere». Il viaggio si addensa di dettagli, di nuove strade da seguire e le ore di lavoro con il gruppo di fotografia sono lunghe e dure per tutti: «Ci si alzava alle cinque di mattina e si andava a vedere i riti sul Gange, il fiume sacro, chi per purificarsi, chi per fare le proprie preghiere. Io sono andata via con il desiderio di tornarci. Tre mesi dopo con un’amica ho fatto un altro giro, ho visitato altre città». Luigia visita città religiose, nell’entroterra, nel cuore del continente della spiritualità: da Varanasi, nello nell’Uttar Pradesh a Maheshwar, passando per Omkareshwar, Mandu con le vecchie rovine del Hindola Mahal e Orchaa nello stato indiano del Madhya Pradesh. La Giovannini  racconta delle passeggiate nelle campagne, «una luce sempre vivida illumina la vita nelle varie fasi del giorno», dell’incontro con le persone nei sentieri, poi nelle città.

Una lenta e paziente esplorazione

«Dentro Varanasi siamo andati a vedere il Luna Park, l’aspetto del divertimento, c’è sempre un motivo per festeggiare, per stare insieme». C’è la ruota e tanti banchi, tanto rumore, musica, balli e vengono allestiti dei set fotografici coloratissimi dove gli indiani amano farsi fotografare. Ci sono collane di fiori e tigri di peluche, scenografie costruite. Al ritorno dal secondo viaggio, nel gennaio 2017 Luigia è ancora più determinata a partire, l’attesa, l'impazienza e di nuovo l'India: «Non contenta, quest’anno sono tornata per la terza volta, ho preferito stare negli stessi posti ma starci più a lungo. Per capire meglio le dinamiche. Certo, in India ti colpisce tutto, perché è tutto diverso, tutto colorato, completamente diverso da quello che puoi vivere in Italia. Durante il terzo viaggio, a Varanasi, ho fotografato molto iniziavo a distinguere quello che per un indiano è ordinario e quello che non lo è»

Chiediamo alla fotografa cosa ha imparato in questo lungo e paziente osservare fatto di attese e ritorni, come per mettere meglio a fuoco ciò che in un primo momento ti emoziona e ti colpisce troppo.

«I viaggi sono sempre un’esperienza che ti arricchisce, l’India ti fa riflettere perché il modo di vita degli indiani è così semplice e così essenziale e però loro hanno una serenità e un modo di rapportarsi sempre sorridente, sempre gentile. Questo ritorno dell’idea in cui si può vivere in modo più essenziale e senza nevrotizzarsi. Un regalo che l’India ti fa e poi è importante viaggiare e sempre con la testa aperta, mai con l’atteggiamento del giudizio o pensare che sei superiore. Avvicinarsi alle persone cercando di capire e non di giudicare e questo l’ho messo a fuoco bene».

Luigia è partita tre volte per l’India, senza mai pensare ad un progetto, ad un tema o con l’idea di seguire delle tracce: «Ho preferito lasciarmi andare al quotidiano e al ritmo degli indiani e cercare di contattare persone nelle campagne, fare delle lunghe passeggiate, senza sapere neanche dove stessimo andando. Sempre in campagna, incontravi queste persone meravigliose, accoglienti e gentili che si sono sempre fatte fotografare», afferma la Giovannini.

La luce dell'India negli scatti di Giovannini

«Quando sono tornata ho messo insieme queste foto. Alessandro Natalizia, fotografo, le ha viste, gli sono piaciute e mi ha offerto l’idea di fare una mostra. Insieme abbiamo fatto un editing con lo spirito di rappresentare una giornata intera in India, dall’alba al tramonto. Io volevo trasmettere proprio il tempo del ritmo della vita lì» racconta la fotografa. Sono scatti di un reportage che porta al cuore della vita, alla semplicità di ogni gesto e racconta, con la trasparenza di un popolo accogliente, la vita e le necessità, l’essenza delle cose e la religiosità, il lavoro e la povertà, l’acqua e la sua sacralità.  

 

 

Abluzioni e tuffi nel Gange

«In questa foto c’è un racconto usuale. Molto quotidiano. L’ho scattata a Maheshwar, che si distende lungo un fiume sacro che si chiama Narmada mentre Varanasi si distende lungo il Gange ed è più grande, Maheshwar è piccola, pulita, con una luce meravigliosa sul fiume dall’alba al tramonto. Era mattina, quando le persone fanno le abluzioni nel fiume, usano l’acqua per lavarsi ma anche per le preghiere e questi ragazzi erano lì per tuffarsi. Un luogo dove potrei pensare di rimanere più a lungo», conclude. Sono racconti quelli di Luigia che lasciano suggestioni speziate e il messaggio chiaro che vivere diversamente ed esplorare, è possibile. 

 

 

Informazioni

In India un giorno

fotografia di Luigia Giovannini

fino all'8 giugno

Foto Express

via Torino 95, 00184 Roma

 

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Classe '92, leggermente iperattiva. Appassionata alla scrittura sin da piccola, redigevo, per pura pignoleria personale, schede e recensioni dei miei primi libri di lettura. La scrittura poi si è abbinata alla musica. Per comporre un pezzo o per prendere ispirazione. Appassionata amante del rock e prog anni '60 e '70 italiano e straniero, sono collezionista di vinili, unico supporto disponibile nella mia abitazione. Da sempre attiva su tematiche sociali e di pubblica utilità, ho vissuto una lunga esperienza lavorativa nel territorio di Corviale a Roma. Le idee e la creatività non mancano, anzi, corrono ogni giorno. La mia scrivania è sempre coperta di post it e memo. Ma nel cassetto c'è un romanzo (ancora) da completare.  

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