Fotoleggendo/ Posner, frammenti da San Pietroburgo

Past Perfect continuous è una delle esposizioni di Fotoleggendo 2018: Igor Posner torna nella sua città dopo 14 anni di assenza e ci riporta scatti che sono "scintille", istantanee come intensificatori di vita

Come fantasmi discreti i ricordi popolano la nostra mente rannicchiandosi negli angoli di essa più remoti, se ne stanno lì, quieti, sospesi su un confine sottile che separa l’immaterialità del passato dalla consistenza del fatto accaduto. La mostra fotografica di Igor Posner, Past Perfect Continuous, allestita in occasione di FotoLeggendo nelle sale delle Officine Fotografiche di Roma e visitabile fino al 28 giugno 2018, sembra proprio esser popolata da queste presenze silenti, spettrali nella loro sfuggevolezza ma assolutamente, imprevedibilmente, reali.

Igor Posner per Fotoleggendo

Nel 2006 Posner torna a San Pietroburgo, sua città natale, dopo 14 anni di assenza e lo scenario che trova, seppur sovrapponibile dal punto di vista fisico a quello che ha lasciato tempo prima, non può che aver acquisito nuovi tratti, di una qualità più personalmente emotiva. Come spiega la curatrice Lina Pallotta l’artista rientra nella città per  «esplorare una condizione esistenziale e temporale che va al di là delle stesse radici», quando si torna in un luogo dopo molti anni è infatti impossibile ritrovarlo effettivamente come lo si è lasciato: sono cambiate le persone, sono cambiate le abitudini, sono cambiati gli occhi che guardano. Seppur a volte impercepibile, il passato pare non volerci abbandonare neanche nella quotidianità del presente: «da ciò deriva la volontà dell’artista di conferire alle sue foto una dimensione di assoluta impossibilità ed atemporalità».

I diversi piani del tempo e della città

Da questa continua risonanza che pone sui due piatti della bilancia da un lato il luogo e dall’altro la memoria personale, scaturiscono delle foto che sembrano anch’esse il risultato di una vibrazione di piani: brani in bianco e nero che suscitano la sensazione che l’immagine mentale emersa dal ricordo dell’artista sia imperfettamente sovrapposta a quella reale dell’hic et nunc dell’occhio fotografico. Sono immagini fortemente impressionistiche, che affiorano alla vista come dei lampi il cui bagliore riporta alla luce, anche solo per un istante, un piccolo pezzo di realtà. Ciò che una volta era familiare ora non lo è più, o meglio lo è ma è sentito come estraneo allo stesso tempo. È un dualismo affettivo cagione di un senso di spaesamento e perturbanza che Freud avrebbe tradotto con il termine Unheimlich.

La fotografia di Posner sembra trasformarsi in un vero intensificatore di vita, pronto ad afferrare narrazioni colte nel loro malinconico farsi, dei frammenti di un discorso iniziato tempo fa e non ancora del tutto concluso. Nel suo atteggiamento rivive quello spirito attento a cogliere i mutamenti di una città accompagnati dall’esplorazione del proprio inconscio, che informa una straordinaria serie come Paris de nuit dell’eterno Brassaï. 

C’è un signore di una certa età seduto ad un tavolo con la mano appoggiata al viso che pare reggere tutto il peso del corpo, soldati in fila sotto la neve, un uomo ed una donna davanti ad un bicchiere di birra che fanno pensare per un attimo ai Bevitori di assenzio di Edgar Degas, tutti che sembrano aspettare qualcosa, andare incontro a qualcosa, ma di questo qualcosa non si sa bene quale sia la specificità.

La foto come una scintilla

Dopo aver visto questa splendida mostra, di cui consiglio assolutamente la visione, riesco a scambiare due parole con l’artista stesso, che conferma quelle che sono state le mie sensazioni. Il forte senso d’ambiguità che affiora dal contatto con tali immagini è infatti programmatico, per Posner: «la fotografia deve saper dire tutto, ma nello stesso tempo anche niente». E mentre si poggia una sigaretta in bocca prende il suo accendino, mi guarda e dice: «vedi, per me la fotografia è proprio come la scintilla che proviene da tale oggetto, c’è bisogno soltanto di questa per accendere l’immaginazione».

 

 

Informazioni

Officine Fotografiche, via Libetta 1

Dall' 11 al 28 giugno 2018, dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30, sabato 15.30 alle 19.30

domenica chiuso  

 

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Alla continua ricerca di quello che deve ancora accadere. La mia curiosità mi porta spesso ad interrogarmi sul senso della vita, mentre attendo impaziente di trovare una risposta mi dedico intanto allo studio ed alla ricerca nel vasto campo dell’arte contemporanea e delle problematiche estetiche ad esso legate. Mi basta chiudere gli occhi per risvegliarmi lì dove tutto è lusso, calma e voluttà.

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