Joe Helman e Enzo Cucchi, fotografia di Milton Gendel, Roma 1991

Lo sguardo su Roma di Milton Gendel

Il fotografo, prossimo ai 100 anni, ha immortalato una città che non c'è più, popolata da grandi personaggi che si lasciavano ritrarre nel quotidiano, oltre la posa. In mostra a Musia fino al 23 giugno

I "pioneri" che hanno raccontato Roma trovano casa a Musia - nome scelto perchè fosse un «termine che ricordasse musica, musa, museo, ma al femminile, che fosse una parola evocativa» - la galleria multipiano più intrigante della Capitale che ospita fino al 31 luglio il secondo appuntamento della rassegna estiva. Quattro sguardi su Roma è infatti un’esposizione multipla che vede ospitate le fotografie di Milton Gendel, celebre fotografo e critico classe '19, dopo il successo della prima esposizione con gli scatti sul set di Elisabetta Catalano.

 

               Milton Gendel ritratto da Jonathan Becker 

Roma attraverso i grandi fotografi

Quattro sguardi su Roma intende confrontare in un’esplorazione completa dell’opera e del contesto che l’ha permessa, una Roma che non c’è più. Squarci di statue, cortili assolati, stanze illuminate, musei. Un patrimonio artistico e culturale che oltre ad essere un omaggio a quattro artisti di fama internazionale, documenta la storia culturale della Capitale. L’esposizione è curata da Barbara Drudi e Giulia Tulino che ha raccontato a noi di Roma Italia Lab i dettagli dell’iniziativa. Le abbiamo chiesto che tipo di legame c’è tra questi personaggi protagonisti dei quattro appuntamenti espositivi.

«La selezione è stata fatta pensando al loro approccio con Roma, da un punto di vista storico e artistico. Piersanti, per esempio, era un fotografo che documentava, quindi delle foto più grezze dal punto di vista formale ma assolutamente interessanti. Per quanto riguarda De Antonis le sue foto ritraggono la prima romana, nel ’68, di Odissea dello Spazio organizzata in una galleria artistica con delle modelle che vestite a tema Odissea nello spazio rendevano uno scatto di moda anche di cinema. Sono le angolature completamente diverse che testimoniano la Roma degli anni ’50 e ‘60» ci spiega una della due curatrici.

Gendel e i suoi grandi

La mostra, visibile fino al 23 giugno, mette in luce le opere straordinarie di gente straordinaria. Dal mondo del cinema a quello dell’arte, di cui era un appassionato amante, Gendel ha ritratto Toti Scialoja e con lui Alberto Burri con la moglie Minsa Craig. E ancora la mecenate romana Mimì Pecci Blunt e Enzo Cucchi. Ma anche Peggy Guggenheim, collezionista americana e l’artista Michele Mochetti e la scrittrice Iris Origo. Pare fossero i modi gentili e l'innata discrezione a permettere al fotografo questo avvicinamento alle star - ritrasse anche la regina Elisabetta mentre dava da mangiare ai suoi cani, per dire - e la possibilità di scattare in momenti quotidiani, oltre la staticità di una posa.

Sono scatti veloci, colpi d’occhio improvvisi di una lucidità precisa. Luci morbide in definiti bianchi e neri. Sbarcato a Roma nel dicembre del 1949, Milton Gendal proveniva dagli Stati Uniti e fu, nelle sue molteplici attività, testimone di fertili scambi culturali tra i due continenti. Con la grazia e le buone maniere dimostrate e la sincera professionalità, conquistò amicizie e conoscenze di alta fama internazionale, conobbe personaggi dell’arte e della cultura e furono le chiacchierate e le giornata passate in quell’ambiente a diventare l’ispirazione dei più bei ritratti della contemporaneità. Per questa selezione, Roma fa da protagonista, con luci e cliché di un benessere diffuso, tra le pieghe di un’urbanità in pieno fervore.   

 

Milton Gendel ritratto da Giacomo Marcucci

Musia e la fotografia

Musia è anche documentazione. La galleria ospiterà prossimamente gli scatti di Massimo Piersanti, dal 26 giugno e Pasquale De Antonis dal 18 luglio. Una «missione» quella operata da Ovidio Jacorossi, ideatore di Musia, pronta a valorizzare e promuovere l’arte contemporanea in tutti i suoi campi integrando alle tradizionali discipline artistiche le nuove forme d’arte, tra cui proprio la fotografia. Le fotografie, selezionate dall’archivio Elisabetta Catalano, Milton Gendel, Massimo Piersanti, Archivio Pasquale De Antonis, sono il frutto di un’esperienza pluridecennale del Gruppo Jacorossi: «Sono importanti sia da un punto di vista autoriale sia perché documentano l’ambiente» ha concluso la Tulino. Le fotografie di Gendel invadono la galleria di Musia con una classe, davvero, d’altri tempi. 

 

Informazioni

Fino al 23 giugno 2018

Musia - Via dei Chiavari 7/9

 

Per approfondire

Milton Gendel. Uno scatto lungo un secolo. Gli anni tra New York e Roma. 1940-1962 di Barbara Drudi, edito da Quodlibet.

Il libro:  Nato a New York nel 1918, ma cittadino romano sin dal 1949, Milton Gendel affianca alla professione di critico d’arte un’intensa attività di fotografo. In questo libro si racconta una parte della sua lunga vita, tracciandone una prima biografia intellettuale e professionale, limitatamente al periodo 1940-1962. Partendo dalla formazione accademica newyorkese sotto la guida dello storico dell’arte Meyer Schapiro, la narrazione si snoda attraverso il rapporto di Gendel con André Breton e i surrealisti, passando per l’esperienza con l’US Army in Cina – dove, tra il 1945 e il ’46, comincia a scattare le sue prime fotografie con una Leica presa in prestito –, e prosegue fino all’arrivo a Roma. È qui che Gendel stabilisce una fitta rete di relazioni e amicizie personali, sia con gli artisti locali che con il jet-set internazionale, divenendo ben presto – anche grazie alla sua collaborazione con la prestigiosa rivista americana «ArtNews» – una figura chiave nei rapporti politico-culturali (nella cogente cornice della Guerra Fredda) tra New York e Roma. Da fotografo e da amico, ritrarrà, cogliendoli nella loro semplice dimensione quotidiana, molti personaggi noti: la grande collezionista d’arte contemporanea Peggy Guggenheim e la contessa Mimì Pecci Blunt, la principessa Margaret d’Inghilterra e la regina Elisabetta II.

 

 

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Classe '92, leggermente iperattiva. Appassionata alla scrittura sin da piccola, redigevo, per pura pignoleria personale, schede e recensioni dei miei primi libri di lettura. La scrittura poi si è abbinata alla musica. Per comporre un pezzo o per prendere ispirazione. Appassionata amante del rock e prog anni '60 e '70 italiano e straniero, sono collezionista di vinili, unico supporto disponibile nella mia abitazione. Da sempre attiva su tematiche sociali e di pubblica utilità, ho vissuto una lunga esperienza lavorativa nel territorio di Corviale a Roma. Le idee e la creatività non mancano, anzi, corrono ogni giorno. La mia scrivania è sempre coperta di post it e memo. Ma nel cassetto c'è un romanzo (ancora) da completare.  

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